Comunicato Stampa: "Foglie di vita", una poesia di immagini e segni, un atlante intimo di stagioni e memorie

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L’inizio non è solo parola: è un segno che si posa, un gesto che lascia traccia, un’immagine che chiede di essere contemplata."Foglie di vita"nasce in questo spazio di attenzione: la silloge diFaye Miravite, pubblicata per ilGruppo Albatros il Filo, costruisce un’esperienza che combina poesia e soluzioni grafiche in un organismo vivo. Il lettore entra pagina dopo pagina in un montaggio di testi e visioni che sollecita i sensi e, insieme, orienta la memoria. 
Il titolo indica una mappa: le foglie sono materia fragile e insieme architettura naturale. Ogni foglia assorbe luce, vento, pioggia, tempo, ogni vita registra incontri, attese, trasformazioni. La scelta lessicale di Miravite unisce queste due dimensioni e le porta su un terreno in cui il verso costruisce la scena e l’immagine fissa l’istante. “Foglie di vita” non è un contenitore di testi isolati,funziona come un organismoche relaziona i pezzi e li fa dialogare. All’interno scorrono motivi ricorrenti: il corpo che ascolta, la casa come rifugio poroso, il paesaggio quotidiano che si lascia guardare e diventa segnale, la memoria che riemerge in forma di dettaglio concreto. La silloge avanza per piccole rivelazioni, quindi la lettura diventa attraversamento.
La voce di Faye Miravite rimanenitida, sorvegliata, attenta alle risonanze. La prima persona quando appare evita ogni ridondanza, preferisce una prossimità composta. La terza persona osserva senza alzare i toni, registra e lascia spazio all’eco. Questo sguardo rilassato non rinuncia all’intensità. L’intensità arriva dalla selezione dei nuclei e dalla messa a fuoco dei movimenti minimi: un bicchiere sul tavolo, una finestra che incornicia il cielo, una mano che resta nel margine dell’inquadratura, una foglia che vira di colore e diventa indizio di passaggio.
La pagina non è supporto neutro, diventa spazio di relazione tra bianco, segni, fotografie, disegni a matita o a inchiostro: l’inserimento dei materiali visivi costruisce un controcanto. La fotografia mette in evidenza superfici e texture, il disegno raccoglie i contorni, la parola infiltra senso tra le due dimensioni. Il libro si offre allora cometaccuino di viaggioin cui scrittura e visivo si scambiano sostegno e profondità. 
I temi affiorano con chiarezza e si dispongono in costellazioni. Un odore, un suono, un colore cadenzano i rientri nel passato, l’amorenon viene esposto come totalità granitica, entra con la concretezza dei gesti, con il peso delle assenze, con la lucidità degli spigoli. Iltemposi presenta come ciclo che alterna germinazioni e cadute, con uno sguardo che riconosce l’inizio dentro la fine e la fine dentro l’inizio. Ilcorporimane presenza abitata: mani, nuca, spalle, passi, mentre la natura agisce come interlocutore. Il vento, la pioggia, la luce spostano gli umori e modificano il discorso. La città compare come trama di traiettorie, la casa come luogo poroso in cui fuori e dentro si guardano e si riconoscono.
Lametaforaemerge per necessità e non per ornamento. La scelta lessicale valorizza sostantivi e verbi concreti, con aggettivi che intervengono quando l’immagine richiede una temperatura. Le ripetizioni lavorano come ritorni di marea e producono coesione. L’andamento complessivo conserva un’umiltà di tono che permette alla densità di trovare strada. La voce tratta il silenzio come materiale compositivo, quindi le sospensioni non sono vuoti ma luoghi generativi.
Dentro la silloge si riconosconotesti-cardine che orientano la lettura. Un nucleo lavora sull’immagine della fogliacome microcosmo: venature, cromie, trasparenze diventano linguaggio. Il lettore trova qui una misura botanica della poesia, con un’attenzione quasi scientifica al dettaglio e una vibrazione affettiva che non arretra di fronte alla precisione. Un secondo nucleo concentra l’energia sultema della soglia: porte, finestre, pianerottoli, binari. La soglia diventa scena in cui avviene l’attraversamento. Il movimento non serve a collezionare luoghi, serve a ridefinire lo sguardo. Un terzo nucleo raccoglie testi dedicati alla voce e all’ascolto: il respiro condiviso, la parola sussurrata, l’ascolto che ripara. Questi tre insiemi si intersecano e distribuiscono risonanze nel resto del libro, con incastri che rendono la struttura memorabile.
Ildialogo con le immagini merita un’attenzione autonoma. La fotografia sceglie tagli stretti e profondità contenute, quindi invita a vedere meglio. Il disegno lavora sui profili, con linee che fissano l’essenza. La composizione grafica allinea questi elementi e ci consegna una specie di atlante intimo. La pagina apre una geografia domestica e insieme un paesaggio mentale. Il lettore riconosce oggetti e luoghi e, nello stesso tempo, entra in corridoi di memoria. Questo è il contributo specifico dell’intreccio di arti: il pensiero non corre su un solo binario, si muove in diagonale.
La scelta di posare lo sguardo suazioni minimeproduce unaforza di reazione. La poesia registra una tazza che fuma, un vetro che si appanna, una camicia appesa alla sedia, una lampada nel tardo pomeriggio. Questi dettagli diventano indizi: ciascuno di essi orienta, quindi la vita quotidiana smette di apparire ripetitiva e assume la forma di un’educazione sentimentale continua. La cura non viene nominata invano, si mette in scena come pratica: pulire un piano di lavoro, piegare un lenzuolo, passare un panno su una cornice. I gesti riparano e, nello stesso tempo, rivelano. Questo riguarda la casa e riguarda il corpo. La poesia scorre lungo superfici, poi entra in profondità, senza urti e senza proclami, con una coerenza che persuade.
Lo stile di Faye Miravitesi riconosce da alcuni tratti costanti: scelta calibrata dei sostantivi, verbi che non gonfiano, aggettivi usati con parsimonia, costruzione metrica che alterna misura e allungo. Il discorso non cerca il colpo di teatro, preferisce la progressione. Il tono resta contenuto in superficie e trova intensità nelle profondità. La voce pratica una fiducia nel lettore che stimola partecipazione attiva. Questa fiducia si traduce in pagine che non schiacciano un significato, offrono possibilità di relazione. La poesia allora smette di essere monologo e conquista la forma di undialogo paziente.
Alcune pagine tengono insieme la dimensione individuale e una trama civile. La città entra con i suoi rumori, con la vita condominiale, con i mezzi pubblici che acuiscono distanze. Il paesaggio urbano non appare in blocco, si presenta per dettagli: un cartello inclinato, una panchina rovinata, una saracinesca colorata a metà. Questi segni registrano usura e vitalità. L’attenzione al piccolo non elude la storia, la storicizza in gesti. La poesia diventa strumento per riconoscere comunità e per rammendare strappi. L’atto del guardare assume un peso etico senza trasformarsi in predica. Il libro chiede lettori vigili e, in cambio, concede orizzonti.
Il finale cerca una scintilla pulita. Non serve un colpo di scena, serve un’immagine che rimane. L’immagine arriva con semplicità: una foglia aderisce al vetro sotto la pioggia, traccia una mappa minuscola, lascia un disegno effimero che orienta. Il lettore respira e capisce. Il tempo passa e lascia materia da tenere. La poesia fa questo: registra, connette, salva. "Foglie di vita" consegnaun atlante di segni che chiedono cura. La pagina continua a vibrare anche quando si chiude. Le dita tengono memoria della carta. L’occhio serba la luce di una fotografia. La voce interiore ripete un verso e apre uno spazio. Dentro quello spazio la vita riprende ritmo. E la foglia, anche quando cade, indica la stagione che viene.

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