Comunicato Stampa: "Aspettando l’arrivo del vento": un racconto di malattia e speranza che diventa lezione di vita

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Ci sono libri che si presentano come semplici racconti personali e finiscono invece per assumere la forza di un testamento emotivo e universale."Aspettando l’arrivo del vento" diMartina Samaja, pubblicato dalGruppo Albatros Il Filoappartiene a questa categoria rara e preziosa. È un’opera che nasce dall’urgenza di raccontare, ma che non si limita a fissare sulla pagina una vicenda individuale: diventa un canto corale sulla fragilità, la speranza e la capacità dell’essere umano di reinventarsi continuamente di fronte alle prove più dure. L’autrice mette in scena una storia che affonda le sue radici nell’esperienza concreta dellamalattiae del rapporto quotidiano con i limiti del corpo, ma che si eleva ben oltre il dato biografico per trasformarsi in un percorso di crescita, di amore. Fin dalle prime pagine si percepisce che non si tratta di una narrazione tradizionale, ma a una sorta di lettera lunga e appassionata, rivolta non solo a un cane amatissimo, ma anche a tutti coloro che si troveranno a specchiarsi nelle sue parole.
Il prologo del libro segna immediatamente il tono emotivo della narrazione: un tono che alterna immagini di perdita e di smarrimento a momenti di intensa lucidità. L’addio a Breath, il cane-compagno che diventa emblema di un amore puro e incondizionato, non è soltanto un episodio commovente, ma il simbolo di undistacco necessarioche la vita impone. Questo passaggio introduce uno dei temi centrali dell’opera: la difficoltà di lasciar andare, che non significa soltanto separarsi da chi si ama, ma anche imparare a convivere con la distanza, con l’assenza e con quella sensazione di ineluttabile precarietà che la malattia porta con sé. L’autrice, con una scrittura intima e avvolgente, riesce a far percepire al lettore l’intensità del dolore senza mai scivolare nella retorica o nel compiacimento.
Procedendo nella lettura, si comprende che "Aspettando l’arrivo del vento" non è una cronaca lineare ma un mosaico di esperienze, ricordi e riflessioni che si ricompongono in un quadro più ampio. L’infanzia segnata dalla diagnosi di fibrosi cistica viene raccontata con un equilibrio sorprendente: da un lato la consapevolezza precoce dellafragilità fisica, dall’altro la capacità di coltivare immaginazione, sogni e piccoli universi di bellezza. L’autrice ricostruisce la propria storia con un linguaggio capace di restituire la concretezza dei dettagli quotidiani, ma sempre filtrata da uno sguardo poetico che permette di leggere anche le prove più dure come parte di un cammino verso la conoscenza di sé. È in queste pagine che emerge la lezione più forte: imparare ad ascoltare il proprio corpo, riconoscere i segnali,conoscersi in profonditàper riuscire a sopravvivere.
Particolarmente intenso è il modo in cui l’autrice intreccia la propria vicenda personale con la dimensione familiare. La narrazione si sofferma a lungo sulle figure dei genitori e dei nonni, restituendo un affresco complesso fatto di affetto, distanza, dedizione e incomprensioni. Si percepisce il peso di una madre forte, razionale e spesso incapace di mostrare la sua fragilità, e al tempo stesso la figura del padre, rigoroso e dedito al lavoro, che trova però spazi di intimità attraverso piccoli riti condivisi. In questo contesto emerge il ruolo fondamentale dei nonni e della tata, figure che sanno offrire alla bambina una dimensione più morbida e accogliente, fatta dinarrazioni, rituali e protezione. L’autrice ricorda con affetto questi legami e li eleva a simboli di radici, di memoria e di continuità, fondamentali per affrontare le difficoltà della crescita.
Ma "Aspettando l’arrivo del vento" non si limita a essere un memoir familiare: è soprattutto il racconto di un lungo confronto con la malattia e con ciò che comporta in termini di autonomia, di limiti e di desideri. Il lettore viene accompagnato all’interno di un percorso fatto di ricoveri, terapie, attese, paure, ma anche di momenti di scoperta, di viaggi e di aperture alla vita. La scrittura di Samaja ha la capacità di trasformare la sofferenza in parola, di tradurre il dolore in immagini che non respingono, ma che invitano a restare. È qui che il libro si fa universale: la malattia non è soltanto una c Gondizione individuale, ma una metafora della lotta quotidianache ognuno, in forme diverse, si trova ad affrontare.
La presenza costante del cane, Breath, diventa il filo conduttore che unisce le pagine: non soltanto un animale domestico, ma un vero compagno di vita, capace di rappresentare quell’amore incondizionato che spesso le relazioni umane non riescono a garantire. L’autrice gli affida pensieri, paure e speranze, come se fosse un interlocutore privilegiato, un testimone silenzioso eppure sempre presente. Un legame autentico, che restituisce alla protagonista la forza di resistere e di continuare a sperare.
Il libro trova uno dei suoi punti più di forza nella capacità di alternare registri diversi: da un lato la precisione con cui vengono descritti i  momenti di difficoltà fisica, dall’altro la leggerezza delle immagini poetiche, i ricordi di viaggio, le atmosfere di mare e montagna, gli affetti familiari. Questo equilibrio tra durezza e dolcezza, trarealismo e lirismo, permette alla narrazione di non schiacciare mai il lettore sotto il peso della sofferenza, ma di coinvolgerlo in un movimento più ampio, che è quello della vita stessa.
Con l’avanzare delle pagine, "Aspettando l’arrivo del vento" assume la forma di un vero e proprio viaggio interiore. Ogni episodio, ogni ricordo, ogni incontro si trasforma in occasione per riflettere sul senso della vita e sulla necessità didare valore al presente, anche quando sembra mancare il respiro. La scrittura diventa così una pratica di sopravvivenza: raccontare non è soltanto ricordare, ma soprattutto trovare una direzione, dare un senso al dolore e trasformarlo in qualcosa che possa rimanere. L’autrice lo dichiara apertamente: scrivere è un modo per non sentirsi abbandonata, per tenere vivo il filo che la lega a Breath, ma anche per lasciare una traccia che possa essere utile a chi leggerà.
L’autrice racconta anche di come il ruolo della natura: le montagne, il mare, gli alberi, diventano scenari fondamentali, non solo cornici di vita familiare, ma veri e propri protagonisti. Sono luoghi che respirano insieme all’autrice, che le offrono consolazione e forza, che diventanorifugi dell’animain cui ritrovare se stessa. La descrizione dei colori, degli odori, delle sensazioni fisiche legate ai paesaggi restituisce al lettore l’esperienza viva del contatto con il mondo. È come se la natura diventasse un’altra forma di respiro, un modo per continuare a sentirsi parte di un tutto più grande, anche quando il corpo sembra tradire.
Alla fine, ciò che resta di "Aspettando l’arrivo del vento" non è soltanto la commozione per una storia difficile, ma la consapevolezza di aver attraversato insieme all’autrice un percorso di resilienza. Le sue parole invitano a non arrendersi, acercare sempre la fiducia anche quando ogni certezza sembra franare. È un libro che parla di dolore ma anche di amore, di perdita ma anche di rinascita, di limiti ma anche di possibilità. Un libro che insegna a guardare la vita con occhi nuovi, a riconoscere la bellezza nei dettagli, a non smettere mai di attendere quel vento capace di portare sollievo e speranza.
Con la sua voce sincera e vibrante, Martina Samaja consegna al lettore non solo una testimonianza personale, ma un dono universale: la prova che, anche quando il respiro è corto e la strada appare incerta, esiste sempre una forza invisibile pronta a sostenerci. "Aspettando l’arrivo del vento" è quindi un’opera che merita di essere letta e riletta, non solo per ciò che racconta, ma per ciò che lascia dentro: un invito avivere intensamente, a riconoscere l’amore in tutte le sue forme, e a non smettere mai di credere che ogni attesa, per quanto dolorosa, può trasformarsi in un nuovo inizio.
 

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