Transizione 5.0: c’è l’emendamento che semplifica il piano

Porta la firma di Matteo Gelmetti, parlamentare di FdI, l’emendamento al Decreto Fiscale (Decreto-legge n. 155 del 19 ottobre 2024) presentato in Commissione Bilancio al Senato e che riscriverà i destini del piano Transizione 5.0. Ricordiamo che un emendamento è solo una proposta di modifica a un disegno di legge, che per diventare effettiva deve essere approvata dalla Commissione e poi dai due rami del Parlamento.
Le modifiche
Le modifiche saranno retroattive e si applicheranno alle pratiche avviate. Su tutti spicca l’innalzamento delle aliquote determinate dalla classe di efficienza energetica, passano dal 45% al 50% e della soglia dello scaglione da 2,5 a 10 milioni, portando al 50% (anziché 25%) l’aliquota massima anche per investimenti superiori a 2,5 mln. Ad anticiparne i contenuti è stato il presidente della Camera di Commercio Roberto Saccone nel corso dell’incontro in Sala Libretti «Transizione 5.0, quello che le Pmi devono sapere», introdotto dalla direttrice del GdB, Nunzia Vallini, e moderato dal giornalista Roberto Ragazzi.
Cambiano anche le maggiorazioni per il fotovoltaico: rispettivamente al 30% per quelli di tipo a), al 40% per quelli di tipo b) e al 50% per quelli di tipo c). Rispetto alle attese manca la proroga di 4 mesi delle scadenze, attualmente fissate al 31 dicembre 2025 e la possibilità di presentare più progetti sulla stessa struttura produttiva.
«Sono noti a tutti – rileva Saccone: – i benefici in termini di capacità competitiva per le imprese con Industria 4.0. Ora stiamo affrontando una congiuntura economica non certo brillante, specie per Brescia dove filiere come metallurgia, meccanica e automotive soffrono in maniera particolare, e credo che la connessione fra avanzamento tecnologico e transizione green sia importante per far ripartire il ciclo di investimenti». Il presidente non sottace la complessità del piano 5.0: «I temi posti hanno generato molte Faq: il suggerimento è rileggere il decreto alla luce delle risposte fornite dal Ministero, perché le procedure potrebbero risultare meno complicate di quanto non sembri ad una prima lettura».
Gli artigiani e il 5.0
La questione investe da vicino categorie, come gli artigiani, ritenuti per tradizione più ancorati ad un’idea del «saper fare» manuale e meno propensi verso le nuove sfide tecnologiche. «In realtà – precisa il presidente di Associazione Artigiani, Mauro Marenda –, l’artigianato ha trovato un equilibrio tra innovazione e concretezza: un mix di “testa e mani” che ha portato al successo le nostre micro imprese, pur senza intaccare i nostri valori. Digitalizzazione e sostenibilità sono pilastri su cui dobbiamo focalizzarci e l’impegno dell’associazione consiste nel creare percorsi formativi. Del resto, siamo soci fondatori di InnexHub e collaboriamo con Aqm e Csmt».
Gli ingegneri
Hanno avuto un ruolo di primo piano già sette anni fa, col piano Industria 4.0, gli ingegneri in quanto certificatori per l’accesso alle agevolazioni. Compito riconfermato col 5.0. «Avvertiamo un grande senso di responsabilità – osserva Laura Boldi, presidente Ordine Ingegneri di Brescia – e stiamo compiendo un grande lavoro affinché le nostre commissioni siano al servizio delle aziende e dei cittadini. Purtroppo, il sistema dell’istruzione non sempre è all’altezza: si è verificato un cambio di paradigma culturale, sfociato in una preparazione di tipo specialistico, mentre nel nostro ambito eravamo abituati ad una figura più eclettica. Ciò su cui dobbiamo puntare – conclude la presidente – è la formazione continua, non solo per cumulare crediti, ma per essere veramente in grado di rispondere alle necessità del mondo del lavoro e della società».
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