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Fotovoltaico, splende il sole degli incentivi

Nel 2026 privati, famiglie e aziende possono beneficiare di detrazioni o contributi che permettono di realizzare l’impianto su misura
L'impianto trova spazio non solo sui tetti delle case
L'impianto trova spazio non solo sui tetti delle case
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Con l’espressione “bonus fotovoltaico 2026” si indicano tutte le agevolazioni che riducono il costo di installazione di un impianto per produrre energia elettrica dal sole e, in molti casi, anche di un sistema di accumulo domestico o aziendale. Rientrano in questo ambito le detrazioni Irpef per le ristrutturazioni, i crediti d’imposta per investimenti produttivi, i contributi a fondo perduto e le tariffe incentivanti per l’energia condivisa nelle Comunità Energetiche Rinnovabili.

La tecnologia fotovoltaica ha fatto notevoli passi avanti
La tecnologia fotovoltaica ha fatto notevoli passi avanti

Famiglie e privati

Per le famiglie, la misura cardine resta la detrazione Irpef collegata al bonus ristrutturazioni, applicabile anche all’installazione di impianti fotovoltaici su abitazioni e relative pertinenze. L’agevolazione si concretizza in una detrazione percentuale della spesa sostenuta, ripartita in quote annuali per un periodo lungo (tipicamente dieci anni), con limiti di spesa massimi per unità immobiliare.

La legge di Bilancio ha confermato le detrazioni fiscali
La legge di Bilancio ha confermato le detrazioni fiscali

La legge di Bilancio conferma l’estensione del bonus casa per tutto il 2026, permettendo a chi installa il fotovoltaico di beneficiare della detrazione sui costi di fornitura e posa in opera dell’impianto, inclusi inverter e opere accessorie. In molti casi è possibile includere anche il sistema di accumulo, se strettamente connesso all’impianto fotovoltaico, a condizione che la documentazione tecnica e le fatture siano correttamente intestate e dettagliate.

Accanto alla detrazione, alcune regioni e comuni prevedono ulteriori contributi a fondo perduto o riduzioni di oneri locali, pensati per accelerare la diffusione degli impianti domestici, specie nei territori con maggiori criticità sociali. In parallelo, le regole per lo scambio con la rete (scambio sul posto dove ancora previsto, ritiro dedicato e autoconsumo) restano un tassello importante per ottimizzare il rientro dell’investimento, sebbene con una tendenza a privilegiare l’autoconsumo diretto.

Reddito energetico e misure sociali

Una componente rilevante del quadro 2026 è il Reddito Energetico, un programma che finanzia impianti fotovoltaici per famiglie con specifici requisiti economici, riducendo o azzerando la spesa iniziale. Il meccanismo prevede contributi in conto capitale, spesso accompagnati da regole precise sulla potenza installabile, sulle modalità di gestione dell’impianto e sui vincoli di residenza.

La gestione operativa di questi interventi è affidata al gestore dei sistemi energetici e agli enti locali, che pubblicano bandi con finestre temporali, graduatorie e plafond di risorse disponibili.

Imprese e partite IVA

Nel 2026 le imprese possono contare su un ventaglio di misure che vanno oltre la semplice detrazione, con strumenti di natura principalmente fiscale e contributiva. Tra questi spiccano i crediti d’imposta per gli investimenti in beni strumentali e in tecnologie che migliorano l’efficienza energetica, inquadrati nei programmi di transizione digitale ed ecologica della produzione.

Una soluzione ideale anche per le aziende agricole
Una soluzione ideale anche per le aziende agricole

L’installazione di impianti fotovoltaici sui capannoni o sulle strutture aziendali, specie se abbinata a sistemi di monitoraggio e gestione intelligente dei carichi, può rientrare tra gli interventi agevolati da questi incentivi, con percentuali di recupero significative del costo. Inoltre, bandi nazionali e regionali cofinanziati da fondi europei (come alcuni assi dei programmi Fesr o delle linee Pn Ric) sostengono con contributi a fondo perduto l’adozione di fotovoltaico e accumulo per l’autoconsumo nelle Pmi e nelle realtà energivore.

Le imprese che aderiscono a schemi di autoconsumo collettivo o partecipano a comunità energetiche possono beneficiare di ulteriori entrate tramite tariffe incentivanti sull’energia condivisa, migliorando il payback degli investimenti. In cambio, devono rispettare stringenti requisiti tecnici e amministrativi, con obblighi di misurazione, rendicontazione e registrazione presso gli organismi regolatori.

Comunità energetiche rinnovabili

Le Comunità Energetiche Rinnovabili rimangono uno degli strumenti più innovativi del 2026 per favorire la diffusione del fotovoltaico su tetti di condomìni, edifici pubblici e strutture aziendali. Il modello si basa sulla condivisione locale dell’energia prodotta da impianti rinnovabili, con benefici economici per i partecipanti e una riduzione delle perdite di rete grazie alla produzione di prossimità.

Per gli impianti che alimentano una Cer sono previste due linee di sostegno principali: un contributo in conto capitale, particolarmente interessante per gli impianti realizzati in comuni di dimensioni medio piccole, e una tariffa incentivante sull’energia prodotta e condivisa tra i membri.

Gli specialisti

Tra gli specialisti c’è In.St.El, attiva da anni nel settore della progettazione, della realizzazione e dell’installazione di impianti elettrici civili e industriali e si occupa anche di impianti fotovoltaici. Per l’esecuzione di qualsiasi tipologia di lavoro in ambito elettrico si avvale di uno staff di tecnici specializzati e di materiali certificati e sicuri, per garantire a ogni cliente la massima efficienza dell’impianto e il rispetto dei più elevati standard di sicurezza e risparmio energetico.

Oltre al fotovoltaico di cui parliamo in questo spazio, In.St.El è specializzata in impianti elettrici di qualsiasi tipo: dagli apparati antintrusione e antifurto alle automazioni per cancelli, dagli impianti citofonici e videocitofonici ai sistemi di rilevazione dei fumi, il tutto sempre con la garanzia di sicurezza e qualità offerta dall’utilizzo dei migliori materiali.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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