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Comfort climatico per il benessere abitativo

Come progettare sistemi di condizionamento favorendo il dialogo fra involucro e impiantistica
Luca Vittuari, direttore generale Rbm Spa
Luca Vittuari, direttore generale Rbm Spa
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Approfondiamo il tema del benessere abitativo con l’ingegnere Luca Vittuari, direttore generale Rbm Spa, società bresciana che progetta e produce componenti e sistemi idrotermosanitari innovativi nei settori del comfort climatico, dell’efficienza energetica e della distribuzione idrotermica.

La divisione Rbm More, in particolare, realizza sistemi integrati che minimizzano le correnti d’aria e permettono il completo controllo di temperatura, umidità e qualità dell’aria attraverso un'unica intelligenza.

Ingegner Vittuari, con l’intensificarsi di fenomeni legati al cambiamento climatico e al riscaldamento globale, quali sono, a suo avviso, le ricadute che si possono riscontrare oggi nel comportamento dell’uomo quando parliamo di comfort o benessere abitativo?

Il cambiamento climatico legato al riscaldamento globale si ripercuote su tutti noi soprattutto dal punto di vista normativo e sulla limitata visione che viene fornita per la risoluzione del problema, con particolare riferimento agli edifici esistenti. Mi spiego meglio: per limitare il riscaldamento globale si è portati sempre più a inseguire il concetto di efficienza energetica con il massiccio ricorso all’isolamento termico dell’edificio, al fine di ridurne i consumi energetici per il riscaldamento. Questo avviene, nella maggior parte dei casi, con l’applicazione di un mero cappotto esterno e la sostituzione dei serramenti, soluzione praticata anche perché incentivata dal legislatore. Tale intervento modifica sensibilmente l’equilibrio termoigrometrico, sia dell’edificio sia delle persone che vi abitano. Per fare un esempio, in assenza di Vmc (Ventilazione meccanica controllata), la mancata traspirazione dell’involucro e la perfetta tenuta dei serramenti, non consente il rinnovo dell’aria, favorisce la stagnazione dell’umidità, generata all’interno dell’ambiente, nonché degli agenti patogeni introdotti dalle persone.

Un calorifero in inverno
Un calorifero in inverno

In che modo questi cambiamenti influenzano la vita dell’uomo? Lo portano a fare scelte diverse rispetto al passato?

Purtroppo, questa parziale visione della soluzione sta portando a un peggioramento della qualità della vita e a un inasprimento dei costi gestionali per un’impiantistica che, spesso realizzata postuma rispetto all’edificazione o alla ristrutturazione, viene chiamata a correggere le problematiche che l’utente scopre solo dopo aver preso possesso dell’edifico. Il benessere dell’uomo è legato a più fattori: principalmente alla temperatura media radiante dell’involucro edilizio interno, al tasso di umidità relativa e alla velocità dell’aria. Prendiamo, ad esempio, un condominio dove è stato posato un cappotto termico esterno e sono stati sostituiti i serramenti, senza prendere alcuna contromisura verso l’irraggiamento diretto e verso l’integrazione impiantistica. Durante la stagione fredda, si verificherà un innalzamento della temperatura media radiante, che porterà a un aumento della temperatura dell’aria e alla diminuzione del tasso di umidità relativa. I fruitori dell’ambiente modificheranno il proprio abbigliamento per ridurre l’eccessiva sensazione di calore e le condizioni ambiente non saranno controllabili. Si dovrà, quindi, agire sull’apertura delle finestre esponendo l’utente, il cui organismo si era predisposto per contrastare il caldo rimanendo privo di difese di fronte al repentino sbalzo di temperatura, all’aria fredda entrante. In estate, invece, l’incidenza diretta dell’irraggiamento, unitamente all’elevata temperatura esterna, porterà l’ambiente, isolato esternamente, ad essere poco vivibile già nei primi mesi primaverili. Per avere un rapido refrigerio, la persona si servirà di ventilatori e split, entrambi dannosi per l’eccesso dell’azione ventilante. Purtroppo, alla cessazione dell’azione ventilante, l’individuo piomberà nuovamente in un’istantanea condizione di malessere.

Cappotto termico
Cappotto termico

Quali accorgimenti si possono adottare a livello abitativo per garantire il benessere termoigrometrico delle persone?

Correggere la quota parte delle emissioni serra dovute alla climatizzazione agendo sul solo isolamento dell’involucro edilizio porta a un incremento delle condizioni di malessere indoor. Inoltre, a questa correzione non sempre seguono le sperate riduzioni economiche in bolletta. Spesso si ottiene l’effetto inverso, con ambienti caratterizzati da un incremento dei costi gestionali ed energetici. Restando in Italia, è sufficiente dare un’occhiata ai dati reali dei consumi energetici per comprendere che la politica di efficienza energetica non sta portando i risultati attesi. A partire dall’entrata in vigore della Legge 10/91 ad oggi, mentre è migliorata sempre più la classe energetica degli edifici (quindi la teoria), il consumo energetico limitato alla sfera climatizzazione per gli usi finali domestici non è diminuito, tutt’altro, nonostante non siano sostanzialmente mutati il numero di abitanti e le abitazioni presenti sul territorio nazionale (fonte Enea). Si è passati dai 25 Mtep (Megatep, ovvero milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) del 1990 ai 32 Mtep, dato consolidato alla fine del 2021.

Si possono implementare soluzioni per il comfort climatico anche nelle aziende?

Certamente, soprattutto negli ambienti industriali e produttivi in genere. Anche in questo caso, difficilmente l’esasperazione dell’involucro edilizio può portare a un concreto miglioramento delle condizioni ambientali e dei conseguenti consumi energetici. I sistemi di climatizzazione di reparto devono essere il più possibile localizzati alle isole di lavoro e facilmente adattabili alle modifiche di lay-out. I sistemi centralizzati di climatizzazione interna, da studiare in relazione alla forma geometrica degli ambienti e alla destinazione d’uso degli stessi, sono aspetti da valutare contestualmente allo studio del lay-out produttivo. E nel caso di realtà esistenti, un’attenta diagnosi energetica, con il monitoraggio dei principali indicatori energetici e ambientali, può portare all’adozione di soluzioni sostenibili in grado di migliorare l’ambiente di lavoro, contenendo la spesa energetica. L’adozione di filtri sui varchi di transito, il recupero e la valorizzazione delle eccedenze termiche da veicolare dove è necessario, l’uso dei reflui termici a bassissima temperatura, non diversamente utilizzabili, l’uso del free-cooling notturno e/o invernale per smaltire l’endogeno in eccesso, l’impiego di fonti rinnovabili e alternative per favorire il raffrescamento degli ambienti e l’eventuale scambio energetico con il limitrofo tessuto urbano, sono tutte metodiche atte a migliorare la vivibilità e l’efficienza energetica.

Pensando al benessere dell’ambiente, quali sono le risposte sostenibili che si possono attuare in contesto residenziale, commerciale e produttivo?

È molto importante l’interazione fra involucro e impiantistica. Per questo motivo è necessario che gli attori coinvolti nella ristrutturazione o nella realizzazione di un nuovo edificio, a partire dalla fase progettuale, interagiscano fra loro favorendo un approccio interdisciplinare. Isolamento termico, isolamento acustico, serramenti, vetrate prive di scudi, limitata considerazione degli ombreggiamenti, e così via, sono tutti aspetti che, soprattutto nelle ristrutturazioni, portano l’ambiente abitativo ad essere, spesso, poco vivibile. Per contro, si è portati a pensare che l’impiantistica possa farsi carico della mancata interazione fra gli attori della filiera realizzativa, correggendo il microclima interno, condizione spesso irrealizzabile per la limitata presenza, o assenza, di spazi tecnici, che favoriscono il ricorso al “fai date” con soluzioni tampone spesso inadeguate, invasive e gestionalmente energivore.

Quali sono le prospettive per il futuro della climatizzazione? Ci può anticipare uno spaccato degli scenari possibili? Su cosa si sta lavorando?

L’impiantistica moderna sta studiando soluzioni «su misura» nell’interesse di fornire all’utente finale un ambiente abitativo confortevole anche dal punto di vista del microclima e del benessere interno. Un sistema edificio-impianto progettato in modo non corretto, o senza considerare un approccio interdisciplinare, non può essere facilmente modificato, o sostituito, come un qualsiasi complemento d’arredo, e le mancate considerazioni preventive possono essere spesso di difficile risoluzione ad opera completata. Quello che l’impiantistica moderna dovrebbe fornire a supporto di un sistema edificio-impianto, il più possibile vicino all’utente finale, passa, a mio avviso, dall’implementazione di dispositivi impiantistici preassemblati che possano coniugare la facilità installativa e manutentiva con le necessità edilizie e architettoniche. Questo assicurando la fornitura preventiva delle corrette prescrizioni manutentive, con particolare riferimento agli spazi minimi necessari per consentire l’installazione dei dispositivi impiantistici, che devono risultare facilmente gestibili dall’utente finale, sfruttando tutte le potenzialità dei prodotti. Il futuro dell’impiantistica deve inoltre orientarsi all’adozione di strumenti diagnostici in grado di avvertire, per tempo, circa l’insorgenza di anomalie o di necessità manutentive, informando correttamente l’utente finale della necessità legata alla manutenzione, facendo comprendere che questa non riguarda più la sola produzione, ma coinvolge l’intera impiantistica, pena il progressivo decadimento dell’efficienza energetica.

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