Economia

Un super Btp Italia: vantaggi e rischi della sindrome giapponese

Dopo anni di tassi a zero o poco più, da qualche tempo i titoli di Stato si dimostrano più generosi. Ma è la classica buona notizia a metà
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Torna il Btp Italia: dal 6 all’8 marzo sottoscrizione dedicata ai risparmiatori individuali
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Il risparmio torna ad essere remunerato, con più di un’incognita, ma la sostanza è quella. Dopo anni di tassi a zero o poco più, da qualche tempo i titoli di Stato (in particolare parliamo dei Btp a cinque anni) si dimostrano più generosi. È la classica buona notizia a metà: i risparmiatori vedono aumentare le cedole, lo Stato dovrà pagare di più. Su tutto c'è ovviamente un’inflazione (forse provvisoria) ma certo sconcertante e accanto un debito pubblico monstre su cui non mi soffermo.

Da oggi e fino a mercoledì, per i risparmiatori è in sottoscrizione un Btp a cinque anni che assicura un rendimento minimo annuo del 2% lordo (tassazione al 12,5%) con premio dell'8 per mille se si tiene il titolo stesso fino alla fine. Come già nella precedente emissione prima di Natale (ma allora il tasso minimo era all'1,6%) anche l'attuale è legata al tasso di inflazione e quindi, con le incognite che ci sono, non è facile fare previsioni. Ma non è azzardato prevedere che, anche se sperabilmente non ai livelli attuali, per immaginare di vedere un’inflazione al tasso classico del 2%, servirà attendere un bel po' di tempo, forse il 2025. E quindi il vostro Btp un po' di scudo lo farà.

Ad oggi, il dato dell'inflazione 2023 già acquisito è del 5,5%. Vuol dire che, anche nell'improbabile evenienza che da qui a fine anno si arrivi ad un congelamento dell'inflazione (aggiungendoci per l'appunto il classico 2%) si arriverebbe per il 2023 al 7%, poco più. E quindi la vostra cedola semestrale avrebbe un discreto rendimento. Per il futuro più in là si vedrà. Per voi, ad ogni buon conto, resterà il 2% minimo. Fate i vostri conti.

L'emissione, che ricalca il meccanismo della precedente, peraltro conferma l'idea di fondo che da qualche tempo anima la politica del governo, ovvero quella di far uscire allo scoperto il risparmio sin qui parcheggiato sui conti correnti e - questo l'auspicio - di far sì che una quota sempre maggiore di «piccolo» risparmio vada sui titoli italiani. Ci si immagina, senza dirlo esplicitamente, una sorta di modello giapponese dove la gran parte del debito pubblico (molto, molto alto anche a Tokyo) per la gran parte è detenuto dai giapponesi stessi. Una sorta di autarchia del debito, idea non del tutto sbagliata fin che resta entro i binari Ue. Ma, come noto, gli investitori non hanno patria e vanno dove i rendimenti sono più significativi ma, soprattutto, sicuri.

Direi proprio che un buon modo per incoraggiare il risparmio (nazionale e non) ad investire in Italia e sull'Italia è fare cose sensate. Se si dà fiducia questa viene ricambiata. Se poi ci si vuol mettere sopra il Tricolore è un di più ma non guasta.

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