Economia

Storie bresciane di chi si è reinventato durante la pandemia

Gli effetti del Covid sul lavoro: cinque storie dalla nostra provincia
A Livemmo. Alessandro Darra, 30enne originario di San Polo
A Livemmo. Alessandro Darra, 30enne originario di San Polo
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La pandemia di Covid si è abbattuta come una tempesta sulle nostre esistenze stravolgendole. Ma oltre alle tragiche conseguenze per le nostre vite (migliaia e migliaia quelle dolorosamente spezzate), l’epidemia di coronavirus ha duramente colpito anche l’economia. Ora che grazie al vaccino vediamo verosimilmente la luce in fondo al tunnel, ci si deve anche rialzare sul fronte lavorativo, non sarà facile, ma è necessario.

Molti dovranno reinventarsi un’occupazione, molti lo stanno già facendo come raccontiamo attraverso queste storie, e lo stanno facendo in chiave ottimistica.

 

Laura lascia il bar e sale sul suo Foodtruck

Dopo 12 anni ha chiuso il bar Serafino - Foto © www.giornaledibrescia.it
Dopo 12 anni ha chiuso il bar Serafino - Foto © www.giornaledibrescia.it

Cogliere, dalla negatività della pandemia, lo slancio per ripartire e per reinventarsi. È la storia di Laura, titolare dell’ormai ex bar Serafino di via Roma, a Gussago, che presto avvierà un’attività a bordo di un food truck. L’esercizio situato lungo la «via del commercio gussaghese», dopo 12 anni di attività, ha abbassato le serrande a causa del Covid e delle conseguenti restrizioni. «Ultimi caffè e ultimi saluti. Grazie di tutto e buona vita».

I titolari dell’esercizio, specializzato in aperitivi e cocktail, si sono trovati a dover compiere la gravosa decisione di dire basta. Agli affezionati clienti, agli amici e ai passanti, è stata dedicata nei giorni scorsi una lettera, affissa all’ingresso del bar: «A lungo ho pensato a parole adatte e d’effetto per congedarci – si legge sul foglio - ma la verità è che dopo 12 anni non ci sono termini che possano spiegare le mille emozioni provate, quindi sarò diretta e sincera: chiudiamo il Bar Serafino. Perché se il Covid non è arrivato, fortunatamente, alla nostra salute, è arrivato alle nostre tasche».

Le ripercussioni economiche della pandemia si sono abbattute con violenza anche e soprattutto sui bar e sugli esercizi pubblici; a poco, se non a pochissimo, spiegano i titolari del bar Serafino, sono serviti i ristori dello Stato: «Inutile dire che gli aiuti dello Stato e affini sono stati pressoché imbarazzanti e capaci solo a prolungare con false speranze l’agonia – spiegano Damiano, Marina e Laura, del bar di via Roma -.  Abbiamo tenuto duro il più possibile». Ma Laura non abbandona la sua passione e presto sarà a bordo del suo nuovo food truck. E confida: «Passerò di certo anche per Gussago».
Federico Bernardelli Curuz

 

A Pertica Alta, tra le montagne per ricaricarsi

A Livemmo. Alessandro Darra, 30enne originario di San Polo
A Livemmo. Alessandro Darra, 30enne originario di San Polo

Magari il Covid non ha determinato la scelta, ma di certo l’ha rafforzata. «È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso», dice Alessandro Darra, 30enne originario di San Polo, che da qualche mese vive a Livemmo, una delle sei piccole frazioni di Pertica Alta, in Val Sabbia. Mille metri d’altitudine, circa 560 abitanti complessivi, di cui 20 arrivati solo nell’ultimo anno. «Il 5 maggio 2020 - ricorda Alessandro -, ho deciso che mi sarei trasferito qui, per me la vita in città era una galera». Non una scelta casuale: «Mia mamma è nata a Livemmo e ho sempre frequentato il paese, dove vivono molti miei amici e parenti». Poi la decisione di diventare parte della comunità: «Mi sono laureato in storia dell’arte e tutt’ora lavoro per Ambiente Parco. Quando non siamo in zona rossa vengo a Brescia tutti i giorni, ma non mi pesa: sono contento di poter tornare ogni sera sulle mie montagne».

Tiziana e Valentino ora vivono tra Livemmo e Marmentino - Foto © www.giornaledibrescia.it
Tiziana e Valentino ora vivono tra Livemmo e Marmentino - Foto © www.giornaledibrescia.it

Anche Tiziana Pé e il marito Valentino Terenzi sono arrivati nei mesi scorsi a Pertica Alta. Prima vivevano a Manerbio, adesso la loro casa è in un bosco, precisamente a Passo Termine, al confine tra Livemmo e Marmentino. Qui hanno ristrutturato un casolare, che oggi si chiama Baita La Gioiosa e non è solo la loro abitazione, ma anche un luogo di villeggiatura per quanti vogliono abbandonare per un po’ la frenesia della città.

«Era da tempo che pensavamo di lasciare tutto e trasferirci in montagna - racconta Tiziana -. Con la pandemia, a maggior ragione, ci siamo resi conto che volevamo una qualità della vita diversa e, complice la pensione, ci siamo trasferiti». Di certo un passo ardito: «Qui siamo noi e la natura. Lo scorso inverno sono scesi più di 80 centimetri di neve ed eravamo isolati, perché le strade si potevano percorrere solo a piedi. Ma l’emozione data dall’atmosfera ha azzerato tutti i disagi».

Con l’incedere della bella stagione, i coniugi Terenzi si preparano ad accogliere qualche turista con un nuovo orto e tanti fiori: «Per me è tutto nuovo – spiega Tiziana -, prima lavoravo in fabbrica e nel tempo libero allenavo una squadra di calcio femminile».
Chiara Daffini

 

Da amici a soci: «Il lockdown è stato un'opportunità»

Ethan Priuli, ex agente immobiliare, e Matteo Ghiroldi - Foto © www.giornaledibrescia.it
Ethan Priuli, ex agente immobiliare, e Matteo Ghiroldi - Foto © www.giornaledibrescia.it

Un sorriso, un abbraccio, una passeggiata sul lungolago, il pranzo in centro con le amiche. Il Covid ci ha fatto (ri)scoprire la bellezza delle piccole cose che davamo per scontate. Ha stravolto i nostri piani, ha abbattuto le nostre certezze. Ci ha resi ancora più dipendenti dalla tecnologia per studio, lavoro e tempo libero. Ha cambiato, tra le tante cose, il nostro modo di fare acquisti. Se ne sono accorti, e hanno cercato di «cogliere un’opportunità in tutto questo disastro», due amici di Esine

Sono Ethan Priuli, 24enne che studia Economia all’Università di Bergamo e faceva l’agente immobiliare, un «lavoro - dice - che mi piaceva molto», e Matteo Ghiroldi, 23enne che oltre a dare il proprio contributo nell’azienda di famiglia, ha fondato una società (Aqua) che si occupa di piscine. «Da tempo - racconta Ethan - desideravamo portate qualcosa di nuovo nella nostra Valle. Poi il lockdown ha acceso una scintilla nelle nostre menti mettendo in luce un problema che già esisteva, quello delle consegne a domicilio».

Così i due, con il supporto di Limes Farm e Assocamuna, hanno lanciato una start up che si occuperà di micro-consegne (home delivery) inizialmente in Valcamonica, «un territorio sfavorevole per caratteristiche demografiche e bassa densità demografica. Un territorio in cui si percepiva la mancanza di un modello di business che potesse soddisfare le persone». L’idea, però, è di «estendere l’attività a macchia d’olio. Non con consegne di piatti caldi - precisa lo studente -, ma di qualsiasi altro articolo: le borse della spesa, i farmaci e molto altro. Lavoreremo per privati, ma anche per imprese che devono interfacciarsi con altre società e hanno bisogno di trasferire oggetti da un luogo a un altro». 

Per fare ciò i due amici intendono avvalersi di collaboratori che inizialmente utilizzeranno mezzi della start up e poi mezzi propri: «Assumeremo collaboratori da formare affinché nel tempo prenda forma un franchising - prosegue l’ex agente immobiliare -. Queste figure si metteranno infatti in proprio e, utilizzando la nostra strategia d’impresa e di marketing, ci aiuteranno ad estendere il nostro raggio d’azione nel lungo periodo». Quanto ai costi, chi richiederà la consegna pagherà una cifra fissa e una variabile, in base alla distanza. Saranno previsti inoltre abbonamenti. Adesso è in costruzione il software (la app) che rappresenterà il cuore dell’attività. I due, inoltre, hanno iniziato a proporsi alle aziende camune per sondare il loro interesse. L’obiettivo è partire tra due o tre mesi. 

Come si chiama la start up? «Bilbo, una parola semplice che suona bene. Speriamo ci aiuti a fare bingo».
Barbara Bertocchi

 

Luca, da maestro di snowboard a fattorino Amazon

Il 32enne Luca «Carma» Carminati
Il 32enne Luca «Carma» Carminati

«Se poco più di un anno fa mi avessero mostrato la mia vita ora, probabilmente non ci avrei creduto». Luca «Carma» Carminati ha 32 anni e nell’ultimo ha stravolto la sua quotidianità. «Fino all’inizio del 2020 vivevo con la mia ragazza in una casa a Madonna di Campiglio, ma poco prima del lockdown ci siamo lasciati. A quel punto mi sono trovato da solo a dover sostenere le spese che prima erano ripartite a metà, ma non sarebbe stato un problema se avessi potuto continuare a lavorare». Perché Luca era insegnante di snowboard: «Già la stagione non si era conclusa e per la mia disciplina il mese di marzo è il più proficuo, a questo si era aggiunta una totale incertezza. Sono rimasto bloccato in montagna fino a maggio, poi ho deciso di tornare in città per affrontare la stagione estiva».

Stagione estiva nella quale il giovane era di solito impegnato nel settore catering e ristorazione: «Anche in quel caso, però, le cose non sono andate come speravo e mi sono ritrovato a fare lavoretti saltuari nei centri estivi. In più ero dovuto tornare a casa con i miei, situazione non facile, dal momento che ero indipendente da anni».

Si avvicina l’autunno e il momento di scegliere se riprendere l’impegno sulle piste innevate: «C’erano troppe incognite, avrei rischiato di trovarmi per tutto l’inverno senza un lavoro e così ho deciso di rimanere in città e di iscrivermi a un’agenzia interinale». La proposta, fortunatamente, non tarda ad arrivare: «Sono stato preso come fattorino da Amazon». Una realtà che proprio in queste settimane è sotto la luce dei riflettori per scioperi e contestazioni: «Io invece mi trovo bene – chiarisce Luca -. Immagino che ci siano situazioni molto più difficoltose rispetto alla mia, ma non posso proprio lamentarmi di questo lavoro. Sono sempre in giro sul lago, posso gestirmi autonomamente e il tempo trascorre veloce. Se finisco le consegne prima, aiuto i colleghi, con i quali c’è un rapporto di grande collaborazione. Adesso la neve è diventata solo un piano B, la mia speranza è di essere assunto da Amazon a tempo indeterminato e questo mese mi trasferirò finalmente in una casa tutta mia»

 

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