Economia

Sindacati bresciani preoccupati: «Le aziende licenziano senza trattare»

Angela Dessì
A destare timore è il modus operandi che si sta diffondendo in Italia: si tende a ricorrere subito a licenziamenti e chiusure senza cercare soluzioni alternative
L'assemblea ai cancelli della Stanadyne - Foto © www.giornaledibrescia.it
L'assemblea ai cancelli della Stanadyne - Foto © www.giornaledibrescia.it
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Serpeggia una certa preoccupazione tra i sindacati confederali bresciani. Non solo per il Natale amaro, amarissimo, che attende gli oltre 200 lavoratori che rischiano di rimanere senza lavoro, ma anche per il «modello» che in qualche modo si sta diffondendo. Ossia, chiudere. Senza nemmeno lasciare spazio alla gestione della crisi e agli ammortizzatori sociali.

E poco importa se le tre aziende che hanno annunciato in questi giorni i licenziamenti o la liquidazione sono molto diverse tra loro, per settore come per storia e proprietà: quello che pesa di più è il sentiment, che lascia pochi margini di fiducia nello scenario dei prossimi mesi.

Liquidazione inspettata

«Se per la Prandelli e per la Filartex avevamo dei sentori su quello che sarebbe successo, perché erano in difficoltà da tempo, la liquidazione della Stanadyne non ce la aspettavamo», esordisce Francesco Bertoli, alla guida della Cgil bresciana.

«Ora cercheremo di capire come muoverci, ma non nascondo che quello che ci preoccupa molto è il modus operandi che si sta profilando, a livello locale come a livello nazionale – continua Bertoli -: se una azienda non cerca soluzioni alternative negli ammortizzatori o nella gestione della crisi ma ricorre direttamente ai licenziamenti o alla chiusura vuole dire che non ha speranze, e questo non è un bel segnale, anzi, è tutto un altro film».

E qui, per Bertoli come per i colleghi di Cisl e Uil, entra in gioco il ruolo del Governo, convitato di pietra della discussione in atto in queste ore. «Ci vuole una mano pubblica, in questo momento, per gestire ed arginare la situazione – affonda il leader della Cgil –: gli strumenti ci sono, li abbiamo usati nel 2008, ed il Governo deve dare un segnale, dicendo chiaramente che non si possono chiudere le aziende così».

Ammortizzatori sociali

«Non c'è dubbio che ci debba essere un intervento importante sugli ammortizzatori sociali, ma lo è altrettanto che il Governo debba dare un segnale chiaro sul tema delle transizioni energetiche, perché il comparto dell’automotive per il nostro territorio è strategico e non passa giorno che non registriamo difficoltà, soprattutto dalle piccole e medie imprese della sub fornitura. Basti pensare che i fondi bilaterali dell’artigianato sono già quasi esauriti, e questo la dice lunga sulle criticità che stanno vivendo le moltissime realtà che operano ad esempio nella componentistica».

«Quello che sta accadendo palesa chiaramente che quello in cui stiamo vivendo non è il Paese che ci raccontano, e che non va tutto bene come qualcuno ai piani alti continua a ripetere», rincara la dose Mario Bailo, a capo della Uil provinciale, per il quale «qualcosa bisogna che il Governo faccia in fretta, perché altrimenti si apre uno scenario senza ritorno».

La preoccupazione cresce anche per i primi mesi del 2025. «Abbiamo aziende che hanno il portafoglio ordini vuoto», sottolinea Pluda mentre Bertoli tira corto: «Delle situazioni critiche già le abbiamo individuate, ma la speranza è che si arrivi a soluzioni diverse, puntando sulla gestione della crisi e sulla ricollocazione dei lavoratori sul territorio locale».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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