Economia

Quando a una Pmi conviene andare in Borsa

La ridotta dimenisione delle Pmi non facilita sempre il ricorso a risorse finanziarie. Tre le vie percorribili
Borsa, Piazza Affari -  © www.giornaledibrescia.it
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Le piccole e medie imprese italiane rappresentano l’ossatura del sistema economico nazionale. L’elevato numero e la ridotta dimensione generano un sistema produttivo molto frammentato, storicamente legato al sistema bancario, che rappresenta il principale provider di risorse finanziarie. Quale conseguenza di ciò le Pmi tendono a utilizzare frequentemente strumenti di finanziamento a breve termine senza considerare il ricorso al mercato dell’equity. Questa situazione genera spesso uno squilibrio tra capitale (inteso come risorse apportate dall’imprenditore) e debito, capace di minare la competitività delle imprese italiane, a cui il contesto internazionale impone continui investimenti (innovazione di processo, di prodotto, ingresso in nuovi mercati, nuovi settori).

Il prestito bancario non rappresenta quindi, sempre, lo strumento finanziariamente più efficiente per le sfide a cui sono chiamate le imprese italiane. Da qui l’opportunità di valutare strade alternative che garantiscano un rafforzamento patrimoniale delle stesse, conservandone e incrementandone la competitività. Le principali alternative a disposizione delle Pmi italiane sono il ricorso ai fondi di private equity, la quotazione e gli strumenti finanziari subordinati. Gli operatori del private equity apportano sia risorse finanziarie, sotto forma di capitali investiti, che risorse professionali e di network grazie alle quali vengono facilitate successive operazioni di acquisizione e integrazione, sostenuti processi di internazionalizzazione e di ristrutturazione aziendale, nonché migliorata la governance e la percezione dell’azienda nei confronti del mercato.

Una seconda strada percorribile è quella della quotazione in Borsa. I mercati azionari consentono ad aziende di ogni dimensione di raccogliere importanti risorse finanziarie aprendo il proprio capitale ad investitori sia domestici che internazionali, senza dover necessariamente perdere il controllo della propria società. La quotazione migliora il profilo e la visibilità dell’azienda, riequilibra il mix debito/equity e aiuta a motivare e coinvolgere il management nei risultati aziendali.

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Un’ultima alternativa, ma non meno attraente, è rappresentata dal ricorso a strumenti finanziari che possono presentare, secondo diverse gradazioni, caratteristiche sia del capitale che del debito. La flessibilità e l’adattabilità di questi prodotti ne permettono la costruzione in base alle esigenze della singola società e sono solitamente sottoscritti da fondi di «private debt» i quali tendono ad essere partner più duraturi dei Fondi di Private Equity (i quali devono uscire dall’investimento dopo un certo numero di anni) avendo solitamente un’ottica di medio/lungo periodo e strategia di investimento del tipo «buy&hold».

È di immediata comprensione che la possibilità per una Pmi di perseguire una delle opzioni qui rappresentate è garantita da alcuni requisiti fondamentali, quali ad esempio una storia aziendale di successo, potenzialità di crescita, settore attraente, fondamentali economici solidi e buona redditività.

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