Prova a cercare lavoro e la proposta è: 6 giorni su 7, a meno di 4 euro all'ora

Più dei botta e risposta tra imprenditori navigati e cercatori di impiego, più dei titoli sensazionalistici e dei sondaggi, più dei cliché e dei luoghi comuni, del bianco e del nero. Per capire che cosa sta accadendo nel mercato del lavoro in questi strani mesi e sgombrare almeno qualche dubbio sui rapporti di forza tra titolari e lavoratori forse conviene andarla a cercare, questa chimera chiamata lavoro.
Zaino in spalla e curriculum confezionato ad hoc, il profilo del cercatore di fine primavera è quello di un 30enne, laureato ma disoccupato, con tanti lavori stagionali e qualche esperienza impiegatizia finita troppo presto causa scadenza di contratto. È disposto a spaziare dalla ristorazione ai servizi, senza tralasciare altri comparti che richiedono figure poco qualificate. Una storia emblema di migliaia di italiani, per la quarta puntata della nostra inchiesta sul lavoro.
Il primo colloquio
La ricerca comincia in autonomia, con l’estate alle porte. In centro l’occhio cade su una vetrina: «Cercasi cameriere/a». Prima di contattare il locale per chiedere informazioni, una verifica sul web. L’offerta compare su uno dei tanti portali che raccolgono le offerte di lavoro. «Team giovane», «tempo pieno», «orario flessibile», «tempo determinato»: queste le parole chiave che spiccano nella descrizione. Nessuna indicazione sullo stipendio, ma tanto basta per inviare la candidatura.
Dopo pochi giorni è già tempo di colloquio: al di là del tavolo il discorso ruota intorno alle stesse parole chiave dell’annuncio, al di qua emerge un dignitoso orgoglio per il proprio curriculum. Dopo mezz’ora si entra nei dettagli. «Si attacca alle 18 fino alle 24 - dice il titolare -, nel weekend fai anche le 2 di notte. Ma organizziamo pause e turni. C’è un giorno di chiusura fisso, tutti gli altri si lavora. Lo stipendio sarebbe sugli 800 euro, magari se va bene possiamo crescere un po’». Ricapitolando: 6 giorni su 7, 8 ore al giorno (nei fine settimana 10), per 800 euro al mese. Lo stipendio medio per cameriere in Italia è di 11,85 euro all’ora, qui si ferma a 3.85 euro all’ora. «Ti aspettavi di più?», è la fatidica domanda. «Sì, forse un po’ di più», è l’imbarazzata quanto ovvia risposta.
Ci si saluta con una stretta di mano a sancire i reciproci dubbi sull’utilità dell’incontro. «Non pensarci troppo, sto incontrando anche altri ragazzi», è l’immancabile chiosa finale.
Il secondo colloquio
È però il momento di guardare oltre il settore dei pubblici esercizi, oltre l'estate e le stagioni dei «lavoretti»; in fondo a 30 anni le esigenze di stabilità aumentano. Così, tramite un’agenzia interinale, arriva la telefonata da un’agenzia immobiliare in città. Il settore a Brescia è tornato vitale e le aspettative personali sono promettenti. Una volta in ufficio, il recruiter è un fiume motivazionale in piena: «Ci sono buone prospettive. Pensa che alcuni anche senza precedente esperienza nel settore hanno lavorato bene e sono diventati team leader. L’importante è che all’inizio ci si dedichi anima e corpo all’impiego e alla formazione». Una giusta gavetta per un percorso in crescita.
Ma la doccia gelata arriva ancora una volta sull’aspetto economico. «L’agenzia è aperta dal lunedì al venerdì, negli orari di ufficio. Lo stipendio base è a progetto di 500 euro, ma non esiste uno stipendio fisso. Se chiudi una trattativa ottieni una provvigione del 20% sulla vendita». Tanta speranza e poco più di un pugno di mosche in mano, insomma. Alla fine del colloquio il quadro del mercato del lavoro si è fatto più chiaro. Poi arriva una mail sul cellulare: «McDonald’s ti cerca per la figura di addetto alla ristorazione in uno dei punti vendita di Brescia». E tutto torna.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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