Pil, il Covid presenta il conto: nel Bresciano persi 4 miliardi

Il Coronavirus non ha solo colpito le nostre comunità e stravolto le nostre vite. Ci ha reso tutti più poveri. Nel Bresciano la perdita stimata del Pil sfiora i 4 miliardi di euro, senza però tener conto del nuovo lockdown. Il conto a fine anno sarà quindi più salato. Come se l’economia della Lombardia avesse tirato indietro le lancette dell’orologio di vent’anni, ripiombando ai livelli del 2000.
La stima arriva dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre che ha rielaborato i dati Prometeia e Istat calcolando la contrazione del valore aggiunto a livello provinciale. A causa dell’epidemia da Covid-19 quest’anno ogni italiano perderà mediamente 2.484 euro, con punte di 3.456 a Firenze, 3.603 a Bologna, 4.058 a Bolzano fino ai 5.575 euro di Milano, il territorio che guida questa speciale classifica.
Brescia si piazza al 17esimo posto: nella nostra provincia il valore aggiunto pro capite passa dai 29.632 euro del 2019 ai 26.538 di quest’anno, con una contrazione del 10,4%. Valori. A livello percentuale solo 13 province sulle 107 prese in considerazione hanno subito un impatto più pesante (Milano, Bergamo, Prato, Piacenza, Pisa, Padova, Vicenza, Piacenza, Torino, Rimini, Lecco, Lucca, Macerata, Massa Carrara). In valori assoluti la perdita del Pil pro capite nel Bresciano è stimata in 3.093 euro. Cifra che moltiplicata per gli abitanti della nostra provincia porta a un valore che supera i 3 miliardi e 900 milioni di euro. Peggio, nel Bresciano, fanno solo Milano e Bergamo. Complessivamente, a livello nazionale, la Cgia di Mestre stima che il 2020 si chiuderà con una riduzione del Pil di 166 miliardi di euro, sfiorando così il -10%, quasi un punto in più rispetto alle previsioni del mese scorso del Governo. L’Italia tornerebbe così ai livelli del 1998, tornando indietro di 22 anni.
La contrazione del Pil lombardo dovrebbe invece aggirarsi attorno al 10,2%, con una perdita di oltre 39 miliardi. Al sud la contrazione sarà più contenuta (-9%) ma l’impatto sulla ricchezza di quel territorio sarà più pesante: Molise, Campania e Calabria torneranno allo stesso livello di Pil del 1988 (32 anni fa) e la Sicilia a quello del 1986. Valori sottostimati, precisano dalla Cgia di Mestre, visto che i dati sono «aggiornati al 13 ottobre» e «non tengono quindi conto degli effetti negativi che derivano dagli ultimi Dpcm». Un’analisi simile del portare Covid Analysis effettuata nei mesi, per altro, era stata ancora più drastica, stimando l’impatto del virus sul tessuto economico bresciano vicino ai 5 miliardi, 3,3 miliardi come mancato fatturato dell’industria, 1,7 nei servizi.
Lavoro. Di certo la difficile situazione economica rischia di avere presto pesanti effetti sul lavoro. «Grazie all’introduzione del blocco dei licenziamenti - spiegano dalla Cgia - quest’anno gli occupati scenderanno di 474.300. Un dato certamente negativo, ma lo sarebbe stato ancor di più se il blocco non fosse stata introdotto dal Governo nel marzo scorso». L’impatto percentuale più pesante è sempre al Sud, con la Calabria che perde il 5,1% degli occupati, e la Campania il 2,5%. La Lombardia si ferma all’1,6%, per oltre 71.400 addetti persi. Se nei prossimi mesi il numero dei disoccupati aumentasse a vista d’occhio, avverte la Cgia, «la tenuta sociale del Paese sarebbe a forte rischio». «Con meno soldi in tasca, più disoccupati e tante attività che entro la fine dell’anno chiuderanno definitivamente i battenti – commenta il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre Paolo Zabeo – rischiamo che la gravissima difficoltà economica che stiamo vivendo in questo momento sfoci in una pericolosa crisi sociale. Soprattutto nel Mezzogiorno. In questa fase di emergenza, pertanto, tutto ciò va assolutamente evitato, sostenendo con contributi a fondo perduto non solo le attività che saranno costrette a chiudere per decreto, ma anche una buona parte delle altre, in particolar modo quelle artigianali e commerciali, che, sebbene abbiano la possibilità di tenere aperto, già da una settimana denunciano che non entra quasi più nessuno nel loro negozio».
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