«Peste suina, serve un nuovo approccio per salvare l’export»

È Lorenzo Beretta il nuovo presidente di Assica, l’Associazione industriali delle carni e dei salumi. Lo ha eletto all’unanimità l’assise tenutasi nei giorni scorsi a Bologna. Già vicepresidente di Assica dal 2016, ha rivestito il ruolo di presidente dell’Istituto salumi italiani tutelati (Isit) dal 2015 al 2024. Dal 2012 è anche Presidente del Consorzio Cacciatore Italiano.
Laureato in Economia e commercio, Beretta ha formato la sua esperienza lavorativa nell’azienda di famiglia, la F.lli Beretta, svolgendo importanti ruoli anche in ambito internazionale.
Oggi ricopre la carica di Direttore commerciale e di consigliere per l’omonimo gruppo.
Nel suo discorso di insediamento Lorenzo Beretta ha sottolineato come «l’attuale contesto economico-sociale italiano ed internazionale in cui il nostro settore si sta muovendo richiede il massimo impegno ed il coinvolgimento di tutte le aziende, impegno che proprio all’interno di Assica può dare i frutti ed i risultati maggiori. Oggi - chiude l’imprenditore - più che mai abbiamo bisogno di avere una voce comune, unica e forte, per poter avere dalle istituzioni risposte, certezze, interventi tempestivi di sostegno e, naturalmente, programmi definiti per il futuro».
Lo scenario
Tanti i temi caldi sui quali il presidente si dovrà confrontare e sui quali il settore è chiamato a rispondere, ad esempio: il forte incremento dei costi industriali e della materia prima (nazionale ed estera) che perdurano dal 2022.
Non poteva però mancare una sottolineatura precisa e puntuale sul problema inevitabilmente più attuale del settore, ossia la peste suina africana: una problematica iniziata a gennaio 2022, che non accenna ad essere risolta, con gravissime ripercussioni sull’export dei nostri prodotti verso i Paesi terzi.
E su questo tema il neo presidente dell’Associazione industriali delle carni e dei salumi ha rimarcato come «la lotta necessita un fondamentale cambiamento nell’approccio, visti i risultati insufficienti ottenuti fino ad ora. Servono ingenti risorse, stanziamenti e programmi concreti; chiediamo certezze operative, non proclami. È impensabile che, dopo tanti anni di investimenti e impegni per lo sviluppo dei mercati esteri, da parte di tutti gli attori della filiera, aziende ed istituzioni in primis, siamo costretti ad osservare inermi alla perdita di interi mercati in Paesi asiatici e centro e nord-americani, che amano i nostri salumi e ne apprezzano la grande qualità».
Il mercato
Purtroppo il 2024 si è aperto con un calo dei consumi in quantità e con un modesto incremento a valore, segno evidente che l’attuale situazione di alti costi non è sostenibile né per le imprese, né per i consumatori.
Durante i lavori assembleari di Assica sono stati presentati i dati economici del settore per l’anno 2023: anno con una contenuta crescita dello 0,7% in quantità nella produzione dei salumi con una crescita del 7,2% dl valore della produzione, salito a quota 9.168 milioni di euro, spinto inevitabilmente dall’alta inflazione e dagli ingenti aumenti dei costi aziendali, in particolare della materia prima carne.
Le categorie
Con riferimento alle singole categorie di prodotti per il 2023, i consumi apparenti dei prosciutti crudi stagionati sono scesi a 212.300 ton (-3,4%); quelli di prosciutto cotto sono saliti a quota 278.300 ton (+0,8%). Sono risultati in aumento anche i consumi di salame, attestatisi a 85.500 ton (+0,8%), mentre sono risultati in calo quelli di mortadella e wurstel (-1,7% per 198.700 ton). Hanno evidenziato un ridimensionamento anche i consumi di bresaola scesi a 23.500 tonnellate dalle 24.000 dell’anno precedente (-2,0%).
La struttura dei consumi interni ha così visto al primo posto sempre il prosciutto cotto, con una quota pari al 27,9% del totale dei salumi, seguito dal prosciutto crudo al 21,3%, da mortadella e wurstel al 19,9%, dal salame all’8,6% e dalla bresaola al 2,4.
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