Economia

Peste suina, Prandini: «Si è perso troppo tempo»

È stata emessa la nuova ordinanza dal commissario Filippini: «La strategia? Anticipare il virus, non inseguirlo»
Roberto Ragazzi

Roberto Ragazzi

Giornalista

A rischio il comparto suinicolo - © www.giornaledibrescia.it
A rischio il comparto suinicolo - © www.giornaledibrescia.it

Sul banco degli imputati c’è la fauna selvatica, ed in particolar modo il cinghiale. È il vettore che per primo ha acceso la terribile miccia della Peste Suina Africana nel Nord Italia. Ma ora il «fattore umano» potrebbe avere la prevalenza nella diffusione della malattia.

Il virus che sta colpendo i maiali, oltre ad essere particolarmente virulento, è infatti in grado di resistere anche due settimane sotto le suole delle scarpe contaminate. Ecco spiegate le ragioni della grande prudenza adottate dalle associazioni che hanno annullato i convegni sul tema suinicoltura in programma quest’oggi alla Fiera di Orzinuovi.

Innocuo per l’uomo

Una premessa è d’obbligo. Questo virus non è trasmissibile all’uomo, né attraverso il contatto diretto con animali malati, né tramite gli alimenti di origine suina. Ieri il Commissario straordinario alla Psa, Giovanni Filippini, ha firmato una nuova ordinanza con una serie di stringenti misure di prevenzione ed innalzamento dei livelli di biosicurezza validi per le «zone di restrizione» di Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna.

Sono ore drammatiche per la filiera suinicola bresciana (e italiana). Per questa ragione Coldiretti ha voluto fare il punto della situazione in un partecipato webinar (oltre 500 gli imprenditori collegati) durante il quale sono intervenuti, tra gli altri, il commissario Filippini, il presidente nazionale Coldiretti, Ettore Prandini ed il segretario generale Coldiretti Vincenzo Gesmundo.

«Abbiamo perso troppo tempo – spiega Prandini –. Avremmo dovuto muoverci già anni fa. Se fossimo intervenuti ai primi segnali di allarme in Liguria e Piemonte oggi non saremmo in questa situazione. Sono certo che il commissario Filippini, di cui conosciamo e riconosciamo le grandi doti in questo ambito visto quanto fatto in passato in Sardegna, farà del suo meglio per portare il settore fuori dall’emergenza sanitaria».

Il presidente ha ben chiara la situazione della filiera: «Saremo collaborativi, ma non faremo sconti a nessuno, perché è in ballo il futuro dell’intero settore suinicolo, che, se non seriamente gestito potrà essere addirittura peggio della vescicolare, le azioni che verranno messe in campo già dai prossimi giorni devono già dare risposte concrete».

Per Prandini «mai come in questo momento serve il massimo sforzo da parte di tutti i soggetti della filiera: non solo allevatori, chi fa controlli nelle imprese, tutti i fornitori. Dobbiamo preservare la professionalità e l’eccellenza di un comparto che a livello nazionale pesa oltre 20 miliardi e dà lavoro ad oltre 100mila addetti a livello nazionale. E Brescia, anche per numero di capi allevati, ha un ruolo fondamentale».

Poi c’è la questione ristori: «Ho già avuto modo di incontrare i ministri Lollobrigida e Schillaci – spiega il presidente –. Chiediamo certezza degli indennizzi che non devono riguardare solo quelle aziende che hanno subito gli abbattimenti, ma devono tenere in considerazione il tema del fermo aziendale. Ci dovrà poi essere – ha proseguito Prandini parlando al Commissario e agli allevatori – un monitoraggio costante sui prezzi dei suini pagati agli allevatori per evitare che ci siano grandi speculazioni».

Infine «sarà fondamentale procedere allo stop ai mutui e ai contributi per le aziende colpite».

La situazione

Sono 22 attualmente i focolai rilevati di Peste Suina. Di questi ben 17 in Lombardia, 4 in Piemonte ed 1 in Emilia Romagna. Al momento sono 50mila gli animali abbattuti. «La priorità è bloccare la circolazione del virus negli allevamenti ma, nel contempo è urgente gestire in modo serio e concreto il contenimento dei cinghiali – ha detto il commissario Filippini –: mi assumerò tutte le responsabilità per trovare soluzioni veloci ed efficaci anche attraverso una strategia in fase di definizione che permetterà di gestire l’emergenza in modo diverso rispetto al passato».

«La strategia che ho presentato alla Commissione Ue è quella di anticipare le mosse del virus, non di rincorrerlo».

Tre zone

La nuova ordinanza indica tre zone con livelli di restrizione diverse: la Zona 3 dove sono presenti focolai di suini domestici malati; Zona 2 dove sono stati trovati cinghiali infetti; Zona 1, area cuscinetto. In tutte e tre le zone – per 30 giorni – è previsto il blocco della movimentazione animali in entrata ed in uscita, come pure c’è il blocco degli accasamenti. I provvedimenti sono articolati: prevedono il divieto di ingresso di auto negli allevamenti; il depopolamento dei cinghiali; la sorveglianza nelle zone non infette; ma anche il coordinamento dell’azione di abbattimento dei selvatici e biosicurezza.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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