Economia

Per Cgil e Cisl di Brescia il bonus Natale «è solo un brodino caldo»

Flavio Archetti
Entrambe le segreterie sindacali sottolineano l’esigenza di «rinnovare i contratti di categoria», evitando «provvedimenti estemporanei»
Il bonus Natale, secondo Cgil e Cisl, non rappresenta una soluzione ai problemi del lavoro e degli stipendi - © www.giornaledibrescia.it
Il bonus Natale, secondo Cgil e Cisl, non rappresenta una soluzione ai problemi del lavoro e degli stipendi - © www.giornaledibrescia.it
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Per i rappresentanti dei lavoratori, il bonus Natale «non è la soluzione ai problemi del lavoro e degli stipendi», ma una sorta di «brodino caldo». Per entrambe le segreterie sindacali bresciane di Cgil e Cisl, la lotta alle difficoltà economiche delle famiglie e al caro vita che si mangia il potere d’acquisto deve stare soprattutto «nel rinnovo dei contratti di categoria» e non in «provvedimenti estemporanei».

I contratti di categoria

Secondo Francesco Bertoli, segretario generale della Camera del lavoro di via Folonari, «quello in arrivo da parte del governo è una sorta di elemosina» e anche «l’ennesima trovata costruita pensando a un ritorno partitico sotto forma di voti e consenso popolare prima che al bene delle famiglie. L’unico modo serio per ridistribuire la ricchezza e migliorare le disparità sociali sempre più ampie è il lavoro per rinnovare i contratti di categoria».

Guardare al futuro

Un ragionamento, questo, sposato anche dal segretario Cisl cittadino Alberto Pluda. «Siamo tutti d’accordo – prosegue Bertoli – sul fatto che 100 euro in più in busta paga o nella tredicesima siano i benvenuti, ma gli interventi in quest’ambito non possono essere compiuti senza guardare il futuro e i bonus al futuro non guardano, perché esauriscono subito il loro corso, sono precari, non danno certezze e instillano un’idea di disimpegno sulle questioni fondamentali al contrario di quanto fanno i contratti o le leggi, che rendono durature le scelte». Per Bertoli poi il bonus Natale nasconderebbe anche qualche ingiustizia, visto che «gli immigrati con figli all’estero non ne beneficeranno», mentre «le badanti lo riceveranno solo tra qualche mese nei rimborsi legati alla dichiarazione dei redditi».

Possibili soluzioni

Secondo il segretario Pluda (Cisl) l’analisi può anche essere allargata e comprendere la condizione debitoria del nostro Paese. «Il Piano strutturale di rientro deficit-Pil, in corso con l’Unione Europea, obbliga lo Stato e noi tutti a trovare 12-13 miliardi di euro ogni anno per i prossimi sette anni per scendere sotto il 3% di deficit, quando oggi siamo al 3,8%. È facile capire che con quest’obbligo una parte delle risorse non può più essere usata a favore di lavoratori e pensionati. La soluzione? Il rinnovo dei contratti, tra cui quelli di metalmeccanici, scuola e sanità, ma anche la crescita della capacità produttiva e competitiva del sistema Paese, che per essere davvero efficace deve andare di pari passo con la riduzione della pressione fiscale».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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