Economia

Mpmi e artigiani bresciani più in difficoltà della media lombarda

Pesa il calo del fatturato, tengono occupazione e investimenti. Massetti (Confartigianato): «La tenuta delle imprese è messa alla prova. Servono risposte concrete e immediate per difenderle»
Un lavoratore in una Mpmi - © www.giornaledibrescia.it
Un lavoratore in una Mpmi - © www.giornaledibrescia.it
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Il 2025 si chiude con un quadro più critico per le micro e piccole imprese bresciane (Mpmi) rispetto alla media lombarda. È quanto emerge dal Sondaggio di ascolto «Bilancio 2025 e Aspettative 2026 delle Mpmi lombarde» promosso da Confartigianato Lombardia, che ha coinvolto anche 251 imprese della provincia di Brescia su 1.366 Mpmi rispondenti.

«I dati ci dicono con chiarezza che a Brescia la tenuta delle imprese artigiane è sottoposta a una pressione più forte che altrove», commenta Eugenio Massetti, presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia. «Nonostante questo, gli imprenditori continuano a difendere l’occupazione e a non rinunciare del tutto agli investimenti. È un segnale di responsabilità e di attaccamento all’impresa, ma non può essere dato per scontato».

Il dato più evidente riguarda il fatturato, che a Brescia si registra una contrazione del -5,2%, a fronte di una media regionale pari a -1,5%. Una flessione che colpisce tutti i settori: manifatturiero (-7,0%), costruzioni (-3,8%) e servizi (-4,1%), delineando un contesto complessivamente più fragile rispetto al resto della Lombardia.

I freni

A pesare sulle imprese bresciane sono soprattutto l’aumento dei costi di produzione, indicato dal 67,7% degli imprenditori (oltre quattro punti in più rispetto alla media regionale), la concorrenza di prezzo e l’abusivismo (38,5%) e il calo della domanda interna. Resta centrale anche il tema della manodopera, con oltre il 70% delle imprese che nel 2025 ha mantenuto l’organico invariato nonostante il calo produttivo, proprio per la difficoltà nel reperire personale qualificato.

Il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti -  © www.giornaledibrescia.it
Il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti - © www.giornaledibrescia.it

Guardando al 2026, le aspettative degli artigiani bresciani sono improntate a una prudenza marcata. I saldi previsionali restano negativi per margini di profitto (-20,0 punti), ordini (-6,3) e occupazione (-8,5). Solo sugli investimenti il dato bresciano (-11,2 punti) risulta lievemente meno negativo rispetto alla media regionale (-16,5), segnale di una volontà di non rinunciare del tutto alla prospettiva di crescita. Sul futuro pesa anche il tema della continuità aziendale: un’impresa bresciana su dieci (10,1%) ipotizza la chiusura definitiva nei prossimi cinque anni, una quota superiore alla media lombarda.

«Di fronte a costi in aumento, domanda debole e mercati instabili, le micro e piccole imprese lombarde – e bresciane in testa – hanno tenuto la barra dritta, evitando scorciatoie che avrebbero compromesso il futuro. Difendere l’occupazione e continuare a investire in qualità, innovazione e competenze è stata una scelta di responsabilità.

Ma i saldi previsionali negativi su margini e investimenti ci dicono che la prudenza resta alta. Servono politiche economiche chiare, meno burocrazia e un contenimento reale dei costi, altrimenti il rischio è che la fatica diventi rinuncia. Brescia ha un patrimonio produttivo straordinario che va difeso oggi per non comprometterne il futuro» conclude il presidente Massetti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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