Economia

Materie prime, nuovo balzo dei prezzi: campanello d’allarme per l’inflazione

Nel 2024 il paniere dei metalli è cresciuto del 21%. Nuovi record del rame per scarsità dell’offerta
Il prezzo del rame è in forte crescita - © www.giornaledibrescia.it
Il prezzo del rame è in forte crescita - © www.giornaledibrescia.it
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Molte materie prime sono in forte rialzo dall’inizio del 2024, che era stato pronosticato come l’anno dei tagli ai tassi d’interesse grazie al debellamento dell’inflazione. Gli aumenti di prezzo non sono stati generalizzati né della stessa intensità, ma i segnali sono tuttavia assai significativi, essendo le materie prime noti «sensori» anticipatori di surriscaldamenti inflattivi.

Sebbene persista lo stato di fiacchezza del ciclo economico, che ha contribuito alla frenata dell'inflazione, oltreatlantico serpeggia la convinzione che i tempi per la mitigazione della politica monetaria restrittiva possano allungarsi: si rischia infatti che l’eccessivo deficit derivante dal sostegno alla crescita Usa possa rinfocolare l’inflazione prima ancora che la FED inizi a tagliare i tassi.

Si sta invece profilando l’inedita eventualità che la Bce, alle prese con un’economia europea meno pimpante, possa anticipare la Fed. Considerando le dinamiche dei più importanti panieri di commodity nel 2024, emerge come quello dei metalli (+21%), veda l’oro ai massimi storici per via delle tensioni geopolitiche e degli acquisti delle banche centrali, ma anche l’argento ai top pluriennali per i suoi utilizzi industriali nel fotovoltaico.

Record del rame

Tra i non ferrosi spicca la dinamica del rame che fissa nuovi record per la concomitanza di una scarsa offerta mineraria e una domanda potenziale legata sia alle energie rinnovabili che ai data center dell’intelligenza artificiale.

Sebbene si tratti di uno spunto di natura soprattutto finanziario, i cui eccessi da ipercomprato iniziano ad essere corretti da storni di prezzo, l’evento non è affatto da sottovalutare. Si segnalano anche gli exploit dello Stagno e del Nickel, interessati dagli sviluppi rispettivamente della microelettronica e della mobilità elettrica. La straordinaria performance del Manganese (+39,5%) si spiega con la pressante domanda di leghe speciali per l’elettronica. L’esito negativo del minerale di ferro, invece, ben rappresenta l’affanno della siderurgia dopo i fasti dello scorso biennio.

Polimeri e agroalimentari

Riguardo ai mercati energetici si rileva una sostanziale stabilità nonostante le crisi geopolitiche in corso: la stazionarietà del petrolio si ripercuote sulle quotazioni dei polimeri principali, che da inizio anno esprimono prezzi in ascesa moderata, ma su livelli lontani dai valori raggiunti gli scorsi anni. Gli agroalimentari evidenziano nel loro complesso una dinamica più articolata: +26% fino alla terza settimana di aprile, quando prende corpo una flessione tuttora in via di sviluppo (-13,7%), che pure intercetta i robusti incrementi della gomma naturale (+30,3%), del caffè (+41,5%) e del cacao (+131%).

In definitiva, i rincari delle diverse classi di materie prime, ma anche dei noli marittimi associati al loro trasporto, stanno determinando le condizioni per la ripresa dell’inflazione, che non incoraggerà il rapido ritorno a politiche monetarie più espansive e al ribasso dei tassi: con la conseguente penalizzazione degli investimenti e l’ulteriore rallentamento della crescita economica.

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