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L'ANALISI

Made in Brescia: vola l’export ma non porta via le tensioni

Angela Dessì

Economia
11 giu 2022, 09:02
L'export fa registrare un altro record - © www.giornaledibrescia.it

L'export fa registrare un altro record - © www.giornaledibrescia.it

Nel primo trimestre 2022 l’export bresciano vola e mette a segno il record di sempre, ma questo non basta a vincere le incertezze economiche e geopolitiche all’orizzonte. A metterlo nero su bianco sono i dati Istat elaborati sia dal Centro Studi di Confindustria che dal Centro Studio Apindustria Confapi di Brescia, che mostrano come quello di 5 miliardi e 510 milioni di euro sia il valore più alto di sempre dell’export bresciano, con una crescita del 28% sullo stesso periodo del 2021 e del +43,7% su quello del 2020.

Anche per gli acquisti dall’estero si assiste a una cifra record (3.735 milioni) e a una crescita particolarmente significativa sul 1° trimestre dell’anno scorso (+54,2%) e quello del 2020 (+82,0%). Il saldo commerciale è di 1 miliardo e 774 milioni, valore che rimane comunque decisamente positivo, sebbene abbia in parte risentito dell’impennata delle importazioni.

Tuttavia, nonostante i numeri da record, il sistema delle imprese risente del pesante clima d’incertezza globale, in un contesto in cui all’endemica scarsità di materie prime e di componenti si aggiunge il prolungarsi del conflitto bellico tra Russia e Ucraina.

Lo scenario

Le tensioni geopolitiche in atto hanno portato le quotazioni degli input energetici su livelli assolutamente impensabili fino a qualche tempo fa e, contemporaneamente, minacciano gli scambi da e verso le aree coinvolte nella guerra, oltre a zavorrare la fiducia di imprese e famiglie. Per non parlare del tema automotive, che rende lo scenario ancora più preoccupante, come evidenziato già dal leader di Confindustria Brescia Franco Gussalli Beretta nella lettera ai presidenti nella quale segnalava che l’adozione del Fit for 55, così come proposto, «comporterà un trauma difficilmente sanabile».

Tornando ai numeri, va detto che Brescia regge: la crescita delle esportazioni provinciali nei primi tre mesi risulta infatti più intensa di quanto rilevato in Lombardia (+23,6%) e in Italia (22,9%). Guardando ai prodotti esportati, i più dinamici risultano i prodotti della metallurgia (+58,4%) seguiti a una certa distanza dai prodotti alimentari e bevande (+33,1%), prodotti chimici e farmaceutici (+26,2%), prodotti in metallo (+20,7%).

Tra i mercati di sbocco, la crescita delle esportazioni è generalizzata: in particolare, segnaliamo quella verso Germania (+32,7%), Francia (+24,1%), Spagna (+29,2%), Belgio (+28,0%), Stati Uniti (+31,6%) e India (+43,2%). In termini di aree geografiche spiccano le dinamiche positive dell’Unione Europea (+32,8%) e dell'America centro-meridionale (+39,6%). In questo trimestre, rispetto allo stesso periodo del 2021, Cina e Turchia registrano dinamiche con segno negativo (rispettivamente -7,6% e -12,0%).

Le importazioni

Per quanto riguarda le importazioni, invece, sono in forte crescita i prodotti della metallurgia (+81,9%), i prodotti chimici e farmaceutici (+66,3%) e i prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori (+51,4%).Aumentano gli acquisti dall’estero per tutti i principali partner commerciali: Germania (+40,0%), Francia (+30,8%), Spagna (+52,8%), India (+101,5%), Cina (+82,8%) e Turchia (+87,1%). «Il risultato era atteso, come già evidenziavano le precedenti indagini congiunturali - commenta il presidente di Apindustria Confapi Brescia Pierluigi Cordua -. I segnali che abbiamo sulla seconda parte dell’anno mostrano però una maggiore incertezza e un rallentamento, derivanti da una situazione geopolitica problematica che è andata ad aggiungersi ai noti problemi sui costi delle materie prime, dell’energia e della logistica».

E aggiunge: «Vivremo un periodo che imporrà ad alcuni comparti industriali forti cambiamenti. Il ruolo della politica e del sistema sarà determinante per guidare la transizione verso un’economia più sostenibile, che tenga però conto non soltanto di temi ambientali, ma anche di problematiche economiche e sociali».

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