Economia

L’export cinese affossa i prezzi dell’acciaio

La guerra russo ucraina e l’incerto quadro geopolitico influenzano pesantemente il comparto materie prime: costi logistici +342%
Un'azienda siderurgica - © www.giornaledibrescia.it
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Passati i primi otto mesi del 2024, l’affacciarsi dell’ultimo quadrimestre stimola la formulazione di scenari, considerando che il Fmi ha confermato le stime di bassa crescita con persistenza dell’inflazione e di alti tassi di interesse in un quadro geopolitico complesso e incerto che - oltre al dramma dalle guerre in atto - vede il ritorno di politiche protezionistiche con inevitabili inceppamenti nelle catene di fornitura.

Tassi di interesse

La Bce è attesa ad un nuovo ribasso dei tassi di un quarto di punto a settembre, soprattutto se i dati relativi alla produttività e ai profitti aziendali attesteranno il processo disinflazionistico. Una riduzione che dovrebbe accompagnarsi a quella della Fed: le probabilità implicite nei mercati «future» dei fondi federali quotati a Chicago assegnano oggi una chance del 68% a un prossimo taglio di 25 punti base con ulteriori cali previsti in autunno.

Rapporti di cambio

L’aspettativa di una contrazione del differenziale tra i rendimenti dei bond americani ed europei sta già indebolendo il dollar index, che sintetizza la relazione del biglietto verde con le altre valute. Specularmente si apprezza l’euro, che si proietta oltre il cambio di 1,10 contro dollaro: livelli che si ritengono sostenibili se associati ad una crescita europea ben superiore a quella corrente.

Materie prime

Spiccano i massimi storici dell’oro, sospinto non solo dall’inquietudine, ma anche dalla sempre più probabile mitigazione delle politiche monetarie con conseguente pressione sui rendimenti obbligazionari. Le quotazioni del greggio e della filiera petrolchimica continuano a soffrire il calo della domanda globale, a sua volta legato alla stagnazione cinese, che condiziona i mercati.

Preoccupa la tendenza della Cina a smaltire sottocosto le eccedenze delle sovracapacità produttive. A causa della scarsa domanda interna il Dragone gonfia a dismisura le esportazioni di acciaio che, colpite dai dazi europei e statunitensi, si riversano nei Paesi asiatici e poi in tutto il mondo affossando i prezzi. Le contromisure di Pechino introducono poi ulteriori distorsioni a carico delle transazioni dei materiali basilari e dei semilavorati.

Un fenomeno che si realizza in particolare lungo la filiera della mobilità elettrica ove la domanda si sta dimostrando inferiore alle aspettative, con le stime troppo ottimistiche che di recente hanno guidato i rally speculativi dei metalli non ferrosi. Questo il motivo per cui nel 2024 le materie prime costano mediamente meno degli scorsi anni ad eccezione del caffè, del cacao e della gomma naturale i cui prezzi alle stelle si spiegano con severe carenze nell’offerta legate a shock ambientali.

Altra variabile che merita attenzione - considerati gli effetti sui costi di produzione dei comparti chimico, metallurgico e meccanico - è il boom dei noli marittimi innescato dalla crisi del Mar Rosso. Due ampie ondate rialziste hanno incrementato i costi logistici del 342%, per flettere solo tra luglio e agosto (-12,7%). Sebbene si prospettino nuovi ribassi, i costi di trasporto sono destinati a mantenersi elevati.

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