Economia

L’appello degli artigiani all’industria: «Serve fare sistema»

Angela Dessì
Mattinzoli e Marenda, vertici dell’Associazione Artigiani: «Brescia non ha peso sui tavoli nazionali: occorre più coordinamento»
Da sinistra, Enrico Mattinzoli e Mauro Marenda - © www.giornaledibrescia.it
Da sinistra, Enrico Mattinzoli e Mauro Marenda - © www.giornaledibrescia.it
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Gli artigiani tengono il passo ma chiedono maggiore capacità di fare sistema per vincere le sfide all’orizzonte. A dirlo sono i vertici dell’associazione di via Cefalonia, che nel commentare i dati della consueta indagine congiunturale realizzata dal centro studi Lino Poisa su un campione di 1500 associate sintetizzano: «Se il business e la fiducia degli operatori tengono, manca però un coordinamento forte e interassociativo in grado di far valere la loro voce ai tavoli nazionali». Parola di Enrico Mattinzoli.

Lo scenario

Numeri alla mano, nel primo semestre 2024 i fatturati delle imprese artigiane bresciane sono rimasti stabili per il 50,54% del campione, ad eccezione dei settori della meccanica e del tessile dove invece si registra un calo rispettivamente del 53,33% e 43,64%.

Solo il 20,24% del campione totale dichiara ricavi in aumento, mentre per il 29,22% risultano in contrazione. «Il calo dei fatturati, soprattutto per la meccanica di precisione, è strettamente legato al comparto dell’industria, in particolare di quella tedesca, che è in rallentamento già da mesi», spiega il presidente dell’Associazione Artigiani, Mauro Marenda che tuttavia si dice «fiducioso» per quello che accadrà nei mesi a venire perché, tira corto, «in economia, quando si tocca il fondo, poi si risale sempre».

I fatturati

Stabili anche le previsioni di produzione e fatturato per il secondo semestre (il 53,24% del campione non ipotizza variazioni, il 17,79% un aumento e il 28,97% un calo), con solo la meccanica ed il tessile che si preparano ad un ulteriore perdita (per il 50,80% e il 45,45% degli intervistati), mentre l’indice di fiducia si riscontra stazionario per il 62,29% del campione. In linea con il semestre precedente anche i prezzi di vendita (invariati per l’80% del campione intervistato), i tempi di pagamento (stabili per l’84,05%), l’accesso al credito (invariato per ben l’81,07%, mentre per il 10% del campione la situazione risulta anche migliorata) e la manodopera occupata (stabile per l’80,52%), mentre permane l’annosa difficoltà a reperire forza lavoro specializzata, con il 34,91% delle imprese artigiane che si dice in difficoltà.

Tuttavia, qui il dato è in leggera diminuzione rispetto ai due semestri precedenti, e palesa la bontà della strategia, dice Marenda, della sinergia tra mondo della scuola e mondo del lavoro anche se, aggiunge, «varrebbe la pena di fare in modo che il colloquio fosse meno improvvisato e più organizzato e gestito di concerto».

Il coordinamento

Un problema, quello dello scarso coordinamento, che viene sollevato in un’ottica sovraprovinciale anche dal past presidente e leader del centro studi intitolato a Lino Poisa, Enrico Mattinzoli, per il quale il «vero» tallone d’Achille del tessuto produttivo bresciano in questa fase consisterebbe proprio nella mancata capacità di fare fronte comune per affrontare le sfide che il contesto economico presenta.

Gli esempi

«Nel 1993 avevamo il problema dei rimborsi Iva da risolvere ed in 6 mesi, facendo fronte comune, riuscimmo a sbrogliarlo – racconta Mattinzoli –: oggi siamo diventati tutti dei solitari, mancano figure di coordinamento forti e capaci di lavorare in una logica che non sia di categoria ed il caso della chiusura della filiale bresciana di Banca d’Italia ne è l’esempio, così come lo sono state negli anni le vicende dell’aeroporto di Montichiari».

Come a dire, insomma, che sia che si tratti di agricoltori (il primo a sollevare la querelle, pochi giorni fa, è stato il leader di Coldiretti nazionale Ettore Prandini) o di artigiani, poco cambia: oggi più che mai servono figure di riferimento forti e capaci di dialogare tra loro ma anche in grado di fare fronte comune per le battaglie a favore del tessuto produttivo locale. Intanto, il numero delle imprese artigiane continua a calare: in 10 anni, tra il 2013 ed il 2023, il tessuto economico locale ne ha perse oltre 4.400, pari a circa il 12%, due punti percentuali in più rispetto al dato nazionale e regionale.

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