La Tac mobile della 31enne bresciana premiata a Torino

Prendete l’amore per la cura dell’altro e quello per l’Africa, mixateli con una buona dose di creatività e innovazione e condite il tutto con abbondanti quantità di determinazione. Il risultato sarà di sicuro successo, esattamente come quello portato a casa nei giorni scorsi da Jolanda Luongo, trentunenne di Soiano del Lago che si è aggiudicata il primo posto al Premio Innovazione 4.0 della fiera A&T di Torino grazie alla sua Tac Avio trasportabile.
Di cosa si tratta? Semplificando al massimo, Avio-TC è in sostanza una Tac mobile avio-funzionante, trasportabile via aereo, ma se necessario anche su gomma, subito utilizzabile non appena giunta a destinazione. Dunque, un’idea che ribalta completamente il concetto di prestazione sanitaria, puntando su una diagnostica che arriva «a casa» del paziente, anche se di casa presumibilmente non si tratta. La soluzione infatti prevede un'unità di Tac in mobilità grazie a una pavimentazione integrata, che consente di eseguire esami diagnostici in condizioni e luoghi non di facile accesso o approdo, come territori di guerra o dissestati a causa di calamità naturali.
La tecnologia aviotrasportabile permette infatti di eseguire l’esame a bordo dell’aereo, parcheggiato in aree di sosta aeroportuali o su campi di atterraggio di emergenza, ma anche in luoghi lontani e dimenticati da tutti. Come l’Africa appunto, cuore pulsante del progetto, almeno stando a quanto ci racconta la stessa Jolanda Luongo. Il progetto della Tac mobile, infatti, affonda le radici lontano, nell’amore che la madre Pina e il padre Lino hanno infuso nella figlioletta già in tenera età. Un amore profondo per quel continente lontano e la sua gente, che passava anche per l’azione del celebre comico Giobbe Covatta. «Sono cresciuta con le sue comiche ed i suoi film, che mi hanno molto segnata, in particolare Muzungu - racconta Luongo -: poi negli anni ho avuto la fortuna di conoscerlo e diventarne amica, e così quando ho iniziato a studiare radiologia ho chiesto a lui cosa pensasse dell’idea di portare una Tac in Africa. Ne è stato entusiasta, e da lì è nato tutto».
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Jolanda Luongo si dà da fare e affiancata da una squadra di esperti (l’ingegnere aerospaziale Fabio Luongo; l'esperto in aeronautica Gilberto Nardon; l’amministratore di sistema Brsm Tiziano Tedeschi ed il fisico sanitario Pierluigi Mozzo) mette in piedi il progetto e ne deposita il brevetto. Era il settembre 2021. Due mesi dopo si laurea a Verona in Tecniche di radiologia medica per immagini e radioterapia, con una tesi proprio sulla Tac mobile, e a dicembre viene a sapere del concorso di Torino e si iscrive. «Non avrei mai pensato di vincerlo, ed invece la versatilità del progetto è stata premiata», dice Luongo, che punta l’accento sulla versatilità dell'apparecchiatura. «È stata pensata per l’Africa ma può essere molto utile per tutta la sanità italiana - chiarisce -: basti pensare ai soggetti immunodepressi che potrebbero essere sottoposti a Tac a casa senza correre il rischio di esposizioni in ospedale, o all’uso militare, dove spesso strumenti di questo tipo mancano».
Ora il suo sogno è vederla realizzata. «Siamo pronti per passare alla fase di prototipazione, ma ci servono i fondi», tira corto la giovane radiologa per la quale il sogno resta proprio quello di lavorare sulla «sua» Tac mobile. Magari proprio in Africa.
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