La bresciana Semat, società del gruppo Atb specializzata in grandi interventi edilizi e la cui attività si concentra nel cantiere di Taranto, potrebbe essere la prima vittima eccellente nell’intricata vicenda legata ai crediti dell’indotto dell’ex Ilva. Il condizionale è d’obbligo, la situazione è in forte evoluzione e solo prossimi giorni si potrà sapere quali mosse intende fare il Governo sul fronte del ricorso all’amministrazione straordinaria di Acciaierie d’Italia.
La questione è balzata all’attenzione a livello nazionale: ieri in seimila hanno manifestato intorno al perimetro dello stabilimento di Taranto. In corteo, accanto ai lavoratori diretti, in cassa integrazione, c’era tutto il mondo legato agli appalti: secondo una stima dell’Aigi, associazione a cui aderisce l’80% delle imprese dell’indotto del siderurgico, i crediti dell’indotto dell’ex Ilva ammonterebbero ad almeno 130 milioni di euro. E tra questi ci sono anche quelli della bresciana Semat, il cui consiglio di amministrazione lo scorso mercoledì 24 gennaio ha deliberato di presentare al Tribunale di Brescia una «istanza prenotativa» - ex articolo 44 del Codice della crisi - per accedere ad uno strumento di gestione della crisi d’impresa.



