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Economia

SIDERURGIA

L’eolico moltiplica il giro d’affari verso Spagna e Finlandia


Economia
12 set 2018, 09:08

In fabbrica. Al centro Roberto Ariotti

L’eolico cresce. In Italia, nel 2017, si sono aggiunte turbine per 359,2 megawatt (+24%), in Europa per 15.680 megawatt (+20%), e nel mondo per 52,5 gigawatt, con una previsione per il 2018 di oltre 60 GW. Dati e previsioni confermano per la produzione sostenibile di energia con pale eoliche «il vento in poppa», e nell’industria italiana c’è chi intende sfruttarlo.

A Brescia il piano d’azione è già in campo alle Fonderie Ariotti di Adro, dove lo scorso luglio da imprese leader dei mercati internazionali finlandesi e spagnole sono arrivati attestati di soddisfazione per il livello di precisione micrometrica dei «moltiplicatori» prodotti in Franciacorta, e il benestare per nuove commesse. Oggi nel sito di via Enrico Fermi l’eolico riguarda il 20% del lavoro, ma come confermato da Roberto Ariotti - che conduce l’azienda fondata nel 1910 da Giuseppe Ariotti con il fratello Giorgio - «l’obiettivo è incrementare la produzione portandola al 30%».

Il piano. «Un passo strategico figlio di investimenti per 15 milioni di euro, che negli ultimi cinque anni hanno cambiato faccia all’azienda - ha spiegato Ariotti - innescando un salto di qualità e mentalità che al lavoro tradizionale sul prodotto grezzo (fusione) ha affiancato lavorazioni raffinate per il semilavorato ma anche pezzi già pronti per il montaggio. Dei 15 milioni almeno 10 milioni sono stati utilizzati per l’officina, e di questi 5 riguardano le lavorazioni per l’eolico. Gli altri 5 sono stati dedicati alla fonderia tradizionale, per garantirle una maggiore efficienza energetica e più sostenibilità, tra l’automazione di un magazzino divenuto 4.0 e l’incremento dell’attenzione al pericolo incendi».

Se le competenze presenti a Adro hanno il compito di accrescere la qualità, la crescita della capacità produttiva e la possibilità di diversificazione è demandata principalmente alla Anselmi Casting di Camposanpietro di Padova, acquisita nel maggio dell’anno scorso. «Una fonderia attraverso cui si approcceranno i settori dei veicoli industriali e di quelli agricoli», ha precisato Ariotti. Il futuro allora, dopo tanti sforzi economici ma anche propedeutici a una crescita complessiva sia culturale che tecnica, è atteso come «il momento della raccolta», perché «lo si sta costruendo per dare alle Fonderie più appeal di fronte ai mercati interni e esteri».

Le previsioni. Quest’anno le attese sono per un fatturato che si dovrebbe aggirare sui 30 milioni di euro, con la joint venture veneta tra gli 8 e i 10 milioni. La produzione è stata di 18.500 tonnellate, con Padova a quota 5.000 ma attesa in decisa crescita visto che c’è il potenziale per fare volumi arriva a 40.000 tonnellate. Le esportazioni hanno riguardato il 50% del lavorato dei 220 operatori (dei due siti). I risultati ambientali in fatto di efficienza fusoria continuano a fare passi avanti: nel 2017 si erano utilizzati 726 kilowattora per ogni tonnellata, nel 2018 (a inizio settembre) si è scesi a 690.

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