Economia

Interruttori Ave, 120 anni di storia: nel 2024 la filiale in Arabia Saudita

Nel 2023 balzo dei ricavi: l’utile sale a 2,8 milioni. I fratelli Belli: presto il lancio di nuovi prodotti
Il presidente Alessandro Belli con i figli Emanuele e Tommaso - © www.giornaledibrescia.it
Il presidente Alessandro Belli con i figli Emanuele e Tommaso - © www.giornaledibrescia.it

Passato, presente e futuro s’intrecciano nella «galleria-museo» allestita all’ingresso del quartier generale della Ave di Rezzato. Dalle storiche «perelle» in legno stile liberty, interruttori che ancora oggi si vedono dietro qualche vecchio letto; agli avveniristici comandi a sfioro: materiali elettrici per la casa che segnano l’evoluzione di stili, di tecnologia, del gusto degli italiani.

La Anonima Vestonese Elettrica (Ave) compie quest’anno 120 anni. L’azienda nasce in Valsabbia nel 1904, inizialmente impegnata nelle lavorazioni del legno applicate all’elettricità. Oggi la società è presieduta da Alessandro Belli ed è guidata dai figli Emanuele e Tommaso.

Made in Italy

Una storia di innovazione fin dai primi del Novecento: «A fondare la società è stato il trisnonno, Lorenzo Bonomi - spiega l’ad Emanuele Belli -. Ma è con il bisnonno Casimiro che la società fa un salto di qualità: aveva importato dal lontano Oriente una nuova formula per produrre la bachelite, materiale termoindurente antesignano della plastica. Ppoi negli anni Quaranta al materiale elettrico si aggiunge lo stampaggio di resine sintetiche e l’apertura ai mercati esteri».

Nel 1952, con Andrea Belli, genero di Casimiro Bonomi, Ave consolida la vocazione nel campo degli interruttori. «In quegli anni il nonno collabora con il designer Gio Ponti lanciando sul mercato la linea Domus e inserendo per la prima volta il colore negli interruttori elettrici». La strada viene portata avanti dall’attuale presidente Alessandro Belli che negli anni Ottanta riceve il Compasso D’Oro per il primo interruttore modulare Serie Habitat (designer Andries Van Onck) Negli anni Duemil l’arrivo in azienda dei fratelli Emanuele e Tommaso Belli che dà nuovo impulso alle strategie d’industrializzazione, del marketing.

Il balzo di fatturato

Con la quinta generazione della famiglia il fatturato della Ave passa in soli cinque anni da 23 ai 43 milioni di euro del 2022. Lo scorso anno i ricavi sono cresciuti di un altro 6%; l’Ebitda è stato di 6,4 milioni e l’utile netto di 2,8 milioni.

«Oggi Ave è un marchio riconosciuto in tutto il mondo come sinonimo di eccellenza italiana - conclude l’ad Emanuele Belli -. Il 35% del nostro fatturato viene realizzato all’estero dove ci confrontiamo con le grandi multinazionali del settore. La nostra forza? Unire grande design e tecnologia, al 100% italiani. In controtendenza rispetto ad altre realtà, nel 2022 abbiamo riacquistato la partecipazione che era detenuta dal gruppo straniero Hager ed ora Ave è tornata interamente di proprietà della famiglia Belli».

Lo sviluppo del marketing

Ave rappresenta oggi un caso di scuola tra le piccole imprese per le inedite strategie di comunicazione adottate. Su tutte la campagna di marketing itinerante che lo scorso ha toccato le principali città d’Italia. «Per lo Smart Revolution Tour, ci siamo ispirati allo spettacolo dei pirati di Gardaland - spiegano i fratelli Emanuele e Tommaso Belli -. Abbiamo attraversato mezza Italia per promuovere il marchio e la nuova gamma prodotti».

L’azienda compie 120 anni, ma ha lo sguardo proteso al futuro. Nel 2024 verrà scritto un altro importante capitolo: nelle prossime settimane è in programma la nascita della nuova filiale Ave in Arabia Saudita. «È un mercato estremamente promettente con prospettive di sviluppo molto importanti dal quale ci aspettiamo molto», concludono i fratelli Belli.

Nel 2024 la società lancerà sul mercato nuove soluzioni in linea con l’evoluzione dell’abitare. Su tutte spicca l’innovativo monoblocco multiprese ad ingombro ridotto, coperto da brevetto, che permette di integrare nella tradizionale scatola da incasso una presa bipasso, una schuko e due prese Usb.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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