Economia

In fila per «cancellare» le aziende

Nel 2012 il Registro delle imprese in Camera di commercio ha accolto meno iscrizioni (6.646) e più cancellazioni (7.415)
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Che siano conseguenza di chiusure o (nella migliore delle ipotesi) di accorpamenti, le cancellazioni a istanza di parte dal Registro delle imprese riconsegnano l'ennesima fotografia poco brillante dell'economia bresciana.

Il conteggio del 2012 dice che sono «sparite» dal Registro 7.415 aziende contro le 7.141 del 2011. Il dato è la somma di società e imprese individuali: le prime hanno toccato quota 2.276 cancellazioni (erano 2.298 nel 2011), mentre le seconde hanno sfondato il tetto di cinquemila, arrivando a 5.139 rispetto alle 4.843 dell'anno precedente.
Un quadro che si aggrava ulteriormente se raffrontato con il numero di iscrizioni. Nel 2011 i nuovi ingressi di imprese individuali erano 5.040, superiori, quindi, rispetto alle uscite; per le società invece il rapporto iscrizioni/cancellazioni era già negativo, con circa 450 unità in meno.

Nel corso del 2012 la forbice si è ulteriormente allargata: le «new entry» totali si sono fermate a 6.646, le «uscite» sono cresciute a 7.415. Le società hanno aumentato il gap, con un risultato negativo per 653 realtà (1.623 iscritte, 2.276 cancellazioni); ma ad avere la peggio sono state le imprese individuali, che hanno chiuso con il segno meno: 5.023 nuove registrazioni non sono state sufficienti a fronte delle 5.139 cessazioni.
«Un andamento che è il risultato di diversi fattori - spiega il conservatore del Registro delle imprese della Camera di commercio di Brescia, Antonio d'Azzeo - e che bisogna leggere con le opportune considerazioni». L'aumento di imprese individuali, infatti, non è in assoluto un buon segno. Innanzitutto gli stranieri: con l'arrivo della crisi molti hanno perso il posto di lavoro, rischiando così anche il rinnovo del permesso di soggiorno. L'apertura di partita iva permette di superare quest'ultimo problema, anche se un nuovo impiego (regolare) non viene di fatto trovato per mesi. E poi ci sono i casi di aziende che tagliano i dipendenti, offrendo però collaborazioni agli stessi lavoratori, costretti a questo punto ad aprirsi una posizione individuale.

Interessante anche il capitolo delle «imprese fantasma», quelle aziende che ancora compaiono nel Registro ma che di fatto non esistono più. Delle 140mila realtà censite in provincia, si stima che circa 7.700 siano ormai inesistenti. «Crediamo che almeno 600 partite iva - dice d'Azzeo - siano state chiuse senza comunicazione». Nel 2012 la «cacciatrice» Annamaria Lussignoli ne ha cancellate d'ufficio una al giorno, affondando le mani nella storia del tessuto produttivo bresciano.

E così solo adesso sono state «eliminate» aziende come la Sipi (Stabilimenti industriali prodotti igienici) di Giuseppe Padovani, classe 1884, società nata nel 1946 ma in liquidazione dal 1953; o la Concerie italiane dell'arsenale, fondata all'inizio degli anni Cinquanta con un capitale sociale di 900mila lire e andata in liquidazione del 1967; o, ancora, Fonte Lavinia, specializzata nella ricerca di acque minerali nei comuni di Pertica Alta, Casto e Mura, in liquidazione dal 1970 ma mai cancellata dal Registro.


Giovanna Zenti
g.zenti@giornaledibrescia.it

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