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La straordinaria rete delle piccole medie imprese nel Bresciano è fortemente sollecitata dall’ingresso nei sistemi produttivi dell’intelligenza artificiale. Il tema è sempre più dibattuto, oggetto di valutazioni e di riflessioni che ne dichiarano tanto l’interesse quanto le preoccupazioni. «La rapidità con cui il ricorso all’AI si è ormai affermata – osserva Alberto Pluda, segretario generale di Cisl Brescia –, apre scenari e prospettive d’impresa assolutamente nuovi, ed insieme questioni di assoluta rilevanza per quanti lavorano nel sistema della Pmi». E non sono pochi. «Nella nostra provincia – continua Pluda –, il 93,3% delle imprese ha meno di 10 dipendenti e occupa complessivamente il 40,5% della forza lavoro; le imprese che hanno tra 10 e 50 dipendenti sono il 5,8%del totale con il 25,5% della manodopera; il 18,3% dei lavoratori è occupato in realtà che rappresentano lo 0,8% delle imprese con più di 50 e meno di 250 dipendenti; solo lo 0,1% delle imprese ha più di 250 dipendenti, dando lavoro al 15,8% del totale degli occupati».
Insomma, piccole e medie imprese dominano il sistema produttivo bresciano. Ma di fronte ad una sfida così importante come quella dell’intelligenza artificiale sono chiamate a reinventarsi, a ripensarsi come rete. «Centrale è il problema della sostenibilità economica della sfida, perché l’intelligenza artificiale applicata ai sistemi produttivi impone l’attivazione di processi di cambiamento assolutamente rilevanti e investimenti impensabili da sostenere per una singola Pmi – sottolinea il leader sindacale –. C’è anche una questione di sostenibilità sociale, in ragione del gap formativo tra i lavoratori, e non da ultimo una sostenibilità normativa, basti pensare alle disposizioni e alle certificazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro, al trattamento di dati sensibili legati al cosiddetto "internet delle cose" che raccoglie e scambia informazioni dal lavoratore al sistema d’automazione».
Non è certo quest’ultimo un aspetto secondario, perché la privacy è elemento centrale nella tutela dei lavoratori. «Nel controllo dei rischi connessi all’intelligenza artificiale nelle imprese – conclude Alberto Pluda –, c’è un Regolamento dell’Unione europea, il AI Act, che rappresenta il primo quadro normativo organico al mondo per l'intelligenza artificiale: per il mondo della produzione e del lavoro sono previsti severi requisiti di sicurezza, trasparenza e conformità. Una delle tante ragioni per cui possiamo essere orgogliosi di essere europei».
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