Innovazione e qualità fanno correre il distretto del marmo bresciano

Il marmo italiano corre. Nel 2024 il comparto lapideo italiano ha superato i 2,1 miliardi di export, con una crescita del 5,8%, confermando la leadership europea per valore. Una spinta dovuta soprattutto ai mercati esteri – Stati Uniti, Cina e Arabia Saudita – che premiano la qualità estetica e tecnologica delle lavorazioni italiane.
E quello bresciano? Nel quadro nazionale spicca il nostro polo bresciano, secondo solo a Carrara, che vede al centro il comparto di Botticino, Nuvolera, Nuvolento, Rezzato, Serle, Mazzano, rappresentato dal Botticino Stone district, nato dalla fusione dei Consorzio produttori marmo Botticino Classico presidente Monica Berardi, Consorzio Cavatori marmo Bacino della valle di Nuvolera presidente Enea Butturini e Consorzio Marmisti Bresciani presieduto da Luisa Senini.
La radiografia
Sono circa 130 le imprese attive del settore, per oltre 136 milioni di euro di cui 75 milioni di solo materiale lapideo, le cui tipologie sono: il Botticino Classico, estratto esclusivamente dal bacino marmifero ad Est di Brescia, nel territorio del Comune di Botticino, il Semiclassico e il Fiorito, estratti nelle cave di Nuvolera, Nuvolento e Serle. Con una quota di lavorati finiti superiore al 90%.
Una dimostrazione che il modello produttivo è orientato al valore aggiunto, più che al volume: pavimentazioni, rivestimenti e progetti architettonici di pregio. L’India domina nei volumi, l’Europa nei ricavi. La struttura dei mercati bresciani è peculiare: l’India assorbe l’80% dei volumi esportati, ma solo il 30% del valore complessivo, poiché acquista principalmente blocchi grezzi. Al contrario, Europa e Medio Oriente (45%) e Nord America (15%) rappresentano i segmenti più redditizi grazie alla domanda di lastre e lavorati finiti.
Innovazione
Ogni anno partono dalla valle di Botticino tra 3.500 e 4.000 container di marmo, confermando un traffico logistico imponente. L’arma vincente del sistema bresciano sono l’innovazione e la meccanica, in sinergia con il tessuto meccanico locale, sono tra le più avanzate nella digitalizzazione del taglio e della lucidatura, con largo impiego di software Cad/Cam e robotica Cnc. Questa evoluzione tecnologica consente di mantenere alti standard qualitativi e produttività competitiva rispetto ai paesi emergenti, senza perdere di vista il tema ambientale, con una gestione degli scarti di cava e delle acque di lavorazione che rimane centrale.
Alcune aziende del distretto hanno già introdotto sistemi di recupero e depurazione circolare, in linea con i criteri Esg europei, ma la sostenibilità resta una sfida strutturale, soprattutto per le pmi.
Con circa 500 addetti diretti e 1.800 nell’indotto, il comparto bresciano sostiene un sistema economico esteso che coinvolge trasporti, manutenzione, elettricisti, ristorazione e servizi locali. Un equilibrio minacciato dalla carenza di giovani specializzati, e dalla crescente difficoltà a trovare maestranze tecniche qualificate.
Il 2026
Le prospettive indicano una possibile ripresa del mercato mediorientale, mentre in Europa non si prevedono variazioni significative, trattandosi di un mercato a dazio zero per l’importazione di pietra naturale. Diversamente, nei mercati verso cui il distretto esporta i propri prodotti, i dazi variano dal 15% degli Stati Uniti fino al 40% dell’India.
La Turchia e l’Iran si confermano i rivali più pericolosi: costi inferiori, ma soprattutto legislazioni snelle e, politiche di incentivo statale favoriscono un’espansione rapida sui mercati internazionali. In Italia, al contrario, la burocrazia e l’assenza di politiche industriali di lungo periodo limitano la capacità di investimento del comparto.
Le opportunità restano nell’alto di gamma: progetti architettonici, restauri monumentali e interior design di lusso. Il marmo italiano continua a essere un simbolo del Made in Italy, mantenere questa eccellenza richiederà visione industriale, investimenti tecnologici e formazione giovanile, le vere fondamenta su cui scolpire il futuro del marmo italiano.
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