Imprese

Industria solida, ma crescita debole: la ripartenza è rinviata al 2026

Uno studio realizzato da Confindustria Brescia e Confindustria Bergamo ha preso in considerazione i 200 top player dei due territori
Loading video...
Brescia e Bergamo, l'industria come motore
AA

Duecento gruppi manifatturieri punta di diamante di una straordinaria piattaforma produttiva europea, ma che negli ultimi due anni hanno perso brillantezza. È l’immagine che emerge dallo studio realizzato da Confindustria Brescia e Confindustria Bergamo e dedicato ai primi 200 «top player» dei due territori: colossi che insieme valgono la bellezza di da 44 miliardi di euro di ricavi, presenti sul territorio con 1.824 società, la metà delle quali in Italia e occupano ben 138mila addetti.

Insomma il cuore pulsante dell’industria del Nord e uno dei motori tecnologici più avanzati del continente che nel 2024 ha dovuto affrontare un nuovo – il secondo – anno di rallentamento dovuto alla frenata della domanda globale, alle incertezze geopolitiche e ad un contesto commerciale sempre più instabile, fatto di nuovi dazi, costi crescenti dell’energia e pressioni sul capitale circolante.

Numeri in calo

Il rapporto è stato presentato ieri nella Bergamasca (al Castello di Malpaga di Cavenago) e mostra come – dopo la contrazione dei fatturati del 5,7% registrata nel 2023 – anche il 2024 si è chiuso con i ricavi in calo del 2,4% ed una marginalità in discesa dell’8,4%. Se produzione e margini arretrano, la piattaforma bresciano-bergamasca spicca per solidità finanziaria. La patrimonializzazione si conferma vero e proprio punto di forza, con il 54,6% dei mezzi propri sul capitale investito, e la liquidità generata – pur in calo del 12,6% – è sufficiente a coprire investimenti e debito. Proprio gli investimenti segnano un segnale controcorrente: +7,6% nel 2024, anche se molti gruppi hanno rivisto o rinviato i piani visto il clima di incertezza normativa e geopolitica.

Il commento

«Questi dati non sono entusiasmanti – commenta il presidente di Confindustria Brescia Paolo Streparava –, ma come imprese continuiamo a resistere ogni giorno. Nel biennio in questione hanno continuato a pesare situazioni come il rallentamento del mercato tedesco, ma anche un costo del lavoro che rimane alto, a fronte invece di un cuneo fiscale ancora fermo e di un Pnrr che non si è realizzato come ci aspettavamo». «Per un’inversione di rotta servirebbero poche cose fatte bene e subito – prosegue –, come una nuova 4.0 con indicazioni e procedure chiare. In altre parole, servono risposte certe, in tempi brevi. Viceversa, l’Italia rischia di faticare a riprendersi».

Il presidente di Confindustria Brescia Paolo Streparava
Il presidente di Confindustria Brescia Paolo Streparava

Gli fa eco la presidente di Confindustria Bergamo, Giovanna Ricuperati: «Sulla metalmeccanica stanno pesando in modo negativo sia le scelte europee riguardanti il comparto automotive, sia la perdita di competitività dovuta al prezzo dell’energia decisamente superiore rispetto ai produttori esteri. In un quadro caratterizzato da molte ombre, emerge come nota positiva la forte patrimonializzazione, tratto distintivo di un sistema imprenditoriale solido e radicato».

La presidente di Confindustria Bergamo Giovanna Ricuperati
La presidente di Confindustria Bergamo Giovanna Ricuperati

La metalmeccanica

A zavorrare la performance complessiva è la metalmeccanica, ossatura del nostro sistema produttivo. Con la siderurgia, da sempre acceleratore delle dinamiche industriali, che ha subito un vero scossone: con un Mol, margine operativo lordo, in caduta del 56,8% e un differenziale Roi-Rod negativo. Un impatto che trascina l’intero comparto e distorce verso il basso il quadro complessivo della manifattura.

Il 2025, avvertono gli analisti, si confermerà un anno di attesa: ricavi previsti sostanzialmente stabili a +0,3% e Mol a -0,8%, con profonde differenze settoriali. La ripartenza vera è spostata al 2026, quando l’85% dei gruppi si attende una crescita, seppur moderata, compresa tra lo 0 e il 5%. Intanto l’internazionalizzazione – tratto distintivo dei campioni industriali di Brescia e Bergamo – diventa terreno scivoloso. I gruppi più esposti sui mercati globali stanno già adattando strategie e rotte commerciali, tra dazi, rincari e maggiore assorbimento di liquidità. Gli Stati Uniti restano un approdo solido, ma non privo di segnali d’indebolimento. La piattaforma produttiva d’Europa rimane solida, ma la sua marcia rallenta. E per ritrovare brillantezza, avverte l’indagine, servirà attendere il 2026.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@Economia & Lavoro

Storie e notizie di aziende, startup, imprese, ma anche di lavoro e opportunità di impiego a Brescia e dintorni.