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Immobili: a Brescia il mercato tiene il passo


Economia
16 feb 2020, 13:05
Una veduta panoramica di Brescia - Foto Thomas Morani © zoom.giornaledibrescia.it

Una veduta panoramica di Brescia - Foto Thomas Morani © zoom.giornaledibrescia.it

Il residenziale tiene, in città e in provincia, mentre a soffrire ancora sono i fabbricati produttivi e le aree residenziali e produttive anche, se si guarda nello specifico a quest’ultimo dato, in zone di pregio come Franciacorta e i laghi. Sono alcune delle tendenze delineate dall’Analisi del valore degli immobili di città e provincia per il decennio 2009 - 2019 curata dalla Borsa Immobiliare e illustrati da Giovanna Prandini, presidente di ProBrixia con Demetrio Rossi, coordinatore del Comitato di listino immobiliare e Gianbattista Quecchia, presidente del Comitato di Borsa.

Rossi ha premesso: «Complice la crisi economica che ha colpito il settore edilizio e immobiliare, l’andamento del mercato ha fatto registrare valori con una tendenza generale al ribasso ma non priva di elementi in grado di attestare un accenno di ripresa». Se si guarda in particolare alla città, ha aggiunto «vi è l’incremento del valore dei fabbricati residenziali che nel decennio considerato, dopo un picco in negativo registrato nel 2017, passa da un +0,04% a un + 0,67. Segnali positivi sono riscontrabili in centro e nelle zone centro, ovest, sud e nord, con l’unica eccezione della zona est dove i valori si mantengono stabili da un quinquennio. Se si guarda invece al trend sul decennio, le uniche due porzioni che rilevano una tendenza negativa, ma comunque di risalita rispetto agli ultimi anni, sono la sud e la ovest».

Sempre sul fronte del residenziale, anche in provincia, pur con dei distinguo da zona a zona, rispetto al 2009, il valore medio dei fabbricati residenziali, dopo un incremento che ha raggiunto il livello massimo di più 3,75% nel 2014 si è attestato, dopo una fase in diminuzione, al +2.3% nel 2019. «Le zone turistiche in particolare, quindi Franciacorta e laghi - ha sottolineato Rossi - sono caratterizzate da una tendenza stabile, relativamente al decennio, mentre nell’ultimo periodo hanno trend positivo».

A soffrire, come ha confermato anche Quecchia, «sono il produttivo e le aree residenziali e produttive, in calo costante. Tiene invece il residenziale, probabilmente anche perché si è cominciato a costruire bene e meglio. Chi acquista un immobile è diventato più esigente e tra le prime domande che pone, oltre a quelle sul prezzo, ci sono i quesiti sulla classe energetica». Per i fabbricati produttivi rispetto al 2009, il valore medio, dopo un incremento che ha raggiunto il tetto massimo di +0,81% nel 2011, è andato progressivamente calando, attestandosi a - 1,56% nel 2019. Per le aree residenziali rispetto ad un decennio fa, il valore medio è andato mano a mano diminuendo, fermandosi poi ad un - 23,56% nel 2019.

Da questa fotografia non si discosta l’andamento del valore delle aree produttive, che nel progressivo calo si è attestato al - 15,64% dello scorso anno. E guardando in generale ai valori immobiliari ha osservato Rossi, «si nota come a fronte di compravendite in aumento nell’ultimo anno, come conferma anche il listino dei valori immobiliari 2019, non vi è una corrispettiva crescita dei valori».

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