Economia

Il sistema Brescia getta un ponte per il ritorno in Libia: «Ampi margini di crescita»

Tra gennaio e settembre 2023 quasi 6 milioni di euro di import e circa 14 milioni di export. Delegazione nordafricana in Camera di Commercio: «Vogliamo riaprire un dialogo commerciale»
Roberto Saccone (secondo da sinistra) insieme ai rappresentanti libici - © www.giornaledibrescia.it
Roberto Saccone (secondo da sinistra) insieme ai rappresentanti libici - © www.giornaledibrescia.it
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I tempi per un «ritorno» delle nostre imprese in Libia sono maturi. Gli interscambi commerciali tra le aziende bresciane con il Paese nord-africano non rispondono ancora a grandi numeri, ma il potenziale di sviluppo è enorme, a patto di lavorare sinergicamente per risolvere le varie difficoltà di natura doganale, bancaria e tributaria.

L’interesse è reciproco e, a testimoniarlo, è stato l’incontro alla Camera di Commercio di Brescia con una delegazione libica, rappresentata dal presidente della Camera di commercio di Tripoli, Anwar Abu Settah, con il vicepresidente Taieb Salhi, il direttore esecutivo della Camera di commercio libica italiana, Hadi Gherwash e Abuder M. Shambo, operations officer Ppp libya, ente governativo per investimenti pubblici e la presenza di aziende, istituti di credito ed associazioni (tra cui Confapi e Confindustria) locali.

Il punto

L’interscambio Brescia-Libia, ha riferito il presidente della Cdc Brescia, Roberto Saccone, nel periodo gennaio-settembre 2023 ha raggiunto per le 117.000 imprese registrate un valore di quasi 6 milioni di euro per l’import e circa 14 milioni per l’export: la Libia è il 6° Paese di destinazione nel continente africano e, tra le province lombarde, Brescia si colloca in terza posizione dopo Milano e Bergamo, con una quota pari al 10,9% del totale regionale.

«Non sono grandi valori - commenta Saccone -, ma il margine di crescita è ampio. Esportiamo prevalentemente meccanica, metalli, coltelleria, utensili e oggetti di ferramenta, mentre dalla Libia proviene un 12,2% di prodotti della raffinazione del petrolio acquistati dalle imprese bresciane».

Il quadro

Di fatto, gli scambi hanno seguito un trend crescente nell’ultimo quinquennio (ad eccezione del 2020, anno del Covid). La Camera di commercio di Tripoli, ha spiegato il presidente Anwar Abu Settah, la più grande del Nord Africa, conta 93mila aziende di 24 settori:

«L’ambizione è tornare ai bilanci precedenti al 2011 (anno della Rivoluzione, ndr), quando il mercato libico era aperto al mondo e competitivo. E l’Italia - sottolinea - deve a sua volta tornare ed essere presente come prima. Vogliamo invitarvi a partecipare ad eventi, come la fiera organizzata lo scorso anno per il made in Italy, ma c’è ancora un blocco per arrivare per cui l’abbiamo fatta con gli agenti libici. Cercheremo - annuncia - di essere noi a promuovere il prossimo maggio un nuovo evento libico-italiano».

Un passo avanti, su quel cammino di riavvicinamento che da più parti viene auspicato. Lo conferma il direttore Hadi Gherwash: «Il confronto potrà permettere di riaprire un dialogo commerciale ed economico, con benefici per entrambi i partner». Un ruolo importante riveste la Ppp (Public private partnership), struttura del Governo di unità nazionale della Libia, dove sono attualmente in corso - lo illustra Abuder M. Shambo - diversi progetti edilizi e per la realizzazione di nuove infrastrutture, che potrebbero senz’altro attrarre numerose imprese del settore di casa nostra.

Sta prendendo forma una realtà «destinata a diventare gli Emirati del Mediterraneo», rileva Vincenzo Massardi di Casa Italia Libia: «Dobbiamo chiederci quali opportunità, sebbene siamo ancora in una fase complessa, si prospettino per il futuro, con la forte volontà dell’imprenditoria privata libica di diventare protagonista e coinvolgere in modo costruttivo le nostre imprese».

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