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Economia

IL CASO

Il benessere delle mucche sulle etichette del Grana Padano


Economia
7 ott 2019, 11:59
Un allevamento per la produzione di latte - Foto © www.giornaledibrescia.it

Un allevamento per la produzione di latte - Foto © www.giornaledibrescia.it

Quale è il sogno segreto di una vacca da latte? Pare ovvio che sia quello di avere un prato verde dove scorrazzare beata o dove «svaccarsi» a ruminare avendo tutto lo spazio per farlo. Ogni amante della natura giurerebbe che è proprio così. Il problema è che è sbagliato. Il piacere di scorrazzare in libertà è tipico delle manze e semmai delle bovine in asciutta. Una vacca in lattazione, anche perché ha le mammelle rigonfie di latte, non ama affatto scorrazzare (se il terreno è fangoso poi lo evita come la peste). Preferisce starsene in stalla tanto più se fa freddo, ma soprattutto se fa caldo e il sole picchia e in stalla ci sono ventilatori e doccette che mitigano il calore.

È noto che le vacche non sudano e quindi soffrono molto più il caldo che il freddo. Una vacca in lattazione al massimo passeggia per il paddock, lo spazio all’aperto che è davanti alla stalla. Vero è che cosa passi per la maestosa testa di una vacca da latte, nessuno potrà mai dirlo di preciso. Ma quali siano i suoi desideri per vivere bene è oggetto di studio e non da pochi anni, tanto che esiste già un protocollo ufficiale (si chiama Classyfarm) che è in grado di attribuire un punteggio al benessere degli animali in stalla. Non vi sorprenderà sapere che lo ha messo a punto il nostro Istituto Zooprofilattico. La novità è che, anche sulla spinta della nostra sensibilità di consumatori attenti, il benessere delle vacche da latte sta per finire in etichetta. Dal prossimo 2020 sulle confezioni di Grana Padano leggeremo: «benessere animale in allevamento».

In realtà quasi tutte le stalle che forniscono latte per la produzione di Grana (sono 4.500) sono già a posto (o quasi). Il termine per mettersi in regola era fissato al 30 settembre scorso da una circolare piuttosto precettiva dal Consorzio di tutela del Grana Padano della fine di maggio scorso. C’è da registrare qualche ritardo, ma si deve tener conto che le stalle già visitate hanno avuto un punteggio tra i 70 e gli 80 punti su cento che è buono, tenendo conto che il minimo richiesto è 60 punti. Un limite, per ora solo indicativo, ma il Consorzio del Grana minaccia di far valere per espellere dal circuito le stalle che non raggiungeranno il minimo di 60 punti. Lo farà davvero quando avrà modificato il disciplinare di produzione del celebre formaggio dove il benessere sarà imposto.

Nuovo disciplinare che si farà notare perché è ormai certo che consentirà l’introduzione nelle nostre stalle del robot di mungitura. Anche il robot, che consente alla vacca di essere munta quando ne ha voglia, è un pezzo non piccolo del benessere. Nei giorni scorsi Mario Lovato, direttore e socio di Cooprolama di Molinetto di Mazzano ha annunciato di avere tutti i soci largamente in regola con percettibili, miglioramenti del latte conferito. In realtà anche la Cooprolama deve compiere un ultimo passo, quello della certificazione che consentirà di mettere il benessere animale in etichetta.

Ad oggi la certificazione l’hanno completata solo la bergamasca Torre Pallavicina (ma il latte è tutto bresciano) e la cremonese Plac. Cooprolama si è servita della cooperativa Nuovo Centro Latte, nata dopo la morte del Centro Miglioramento Latte per iniziativa di tecnici rimasti senza impiego al Centro Latte. Nicola Contessi, veterinario del Nuovo Centro Latte, ci spiega che il benessere delle bovine non è solo una fissazione degli ambientalisti, ma torna al caseificio in termini di riduzione delle cellule somatiche nel latte (sono sintomo di mastite), torna in termini di miglioramento delle qualità merceologiche, ma soprattutto rassicura il consumatore che una bovina in salute non ha praticamente bisogno di antibiotici. L'antibiotico resistenza è un tema oggi preso molto sul serio.

Poi le norme del benessere da rispettare sono le più varie e talvolta curiose. Ad esempio i vitelli, che da sempre vengono allevati in box singoli, dovranno essere sistemati in modo da potersi vedere e toccare. Spiegano i tecnici che il vitellino è un animale gregario che ama stare in branco. Una tendenza che è comune anche agli animali adulti che tendono a stare in gruppo, a patto di non essere troppo stretti. I controllori devono infatti verificare che ogni vacca abbia almeno 8 mq di spazio per sdraiarsi allungando le gambe e spazio per alzarsi senza urtare le transenne o le altre bovine. Pare ovvio che la stalla deve essere ben ventilata e munita di impianti di raffrescamento. Una criticità che è stata riscontrata nel Bresciano è l’ampiezza degli abbeveratoi. In alcune stalle lo spazio per bere è risultato poco, ricordando che una vacca nella calura estiva beve fino a 140 litri di acqua al giorno. Chi ha seguito i tecnici e allargato gli abbeveratoi ha munto più latte.

Un altro controllo curioso riguarda la qualità dei pavimenti: se la vacca riesce a stare in piedi su tre zampe andiamo bene, se non lo fa perché scivola, il punteggio ne risente. Altro punto critico è stata la relativa facilità con cui sono state aggregate alla mandria le bovine appena comperate. È un errore, potrebbero essere portatrici di qualche malattia asintomatica. La regola da rispettare è quella di un po’ di quarantena. Il tutto senza dimenticare che le vacche di oggi sono controllate anche da un congegno elettronico che segnala ogni anomalia e suggerisce, dallo schermo del computer, all’allevatore di dare un’occhiata, anche se un bravo mungitore di solito è più svelto di un computer nel capire se una delle sue protette ha qualcosa che non va.

 

 

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