Economia

Idrogeno verde, ad Hannover luci puntate sull’impianto della bresciana H2Energy

È il primo elettrolizzatore al mondo con potenza da 1 MW: una tecnologia verde e 100% made in Italy
L’impianto: il primo elettrolizzatore per la generazione di idrogeno a livello industriale - Foto © www.giornaledibrescia.it
L’impianto: il primo elettrolizzatore per la generazione di idrogeno a livello industriale - Foto © www.giornaledibrescia.it
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Alla fiera di Hannover, nell’area dedicata alla produzione di idrogeno industriale, erano tutti progetti o modellini. Poi c’era lei, in carne ed ossa. O meglio: in viti, tubi e bulloni. Una gigantesca macchina produttrice di idrogeno verde. Per la precisione, il primo elettrolizzatore per la generazione di idrogeno a livello industriale, con potenza da 1 MW a stack unico con tecnologia Pem, che per chi non ne masticasse vuol dire che è basata su elettrolizzatori a membrana protonica, ossia una membrana che funziona non solo come separatore dei due gas prodotti, idrogeno e ossigeno, ma anche come elettrolita, quindi senza l’uso di sostanze caustiche. Quindi, con garanzia di minor pericoloso e di una maggiore salvaguardia ambientale.

A produrla è proprio una azienda bresciana, la H2 Energy con sede legale a Azzano Mella, realtà fondata poco più di due anni fa dagli imprenditori bresciani Saro Capozzoli, Claudio Mascialino e Riccardo Ducoli ed ora sotto i riflettori proprio per la sua tecnologia verde e 100% made in Italy.

La storia

«Vengo da 20 anni di esperienza nel settore industriale e petrolchimico e non ho mai creduto molto nell’elettrico puro, per cui ho iniziato a pensare a come puntare alla produzione di idrogeno, senza però utilizzare i metodi tradizionali che immettono in atmosfera CO2 - racconta Saro Capozzoli -. Del resto, l’Italia e in particolare la provincia di Brescia sono leader nel settore per quanto attiene la componentistica, ma mancava chi metteva insieme i componenti e faceva ricerca e sviluppo».

Così Capozzoli coinvolge Ducoli (3R Energia) e Mascialino (Resnova) ed inizia a lavorare, aggregando un team di persone con esperienza ventennale (oggi H2Energy conta 25 collaboratori di cui 9 impegnati nel settore Ricerca e Sviluppo) e sviluppando «in casa» l’elettrolizzatore (45 piedi per 24 tonnellate di peso).

L’obiettivo

«Il nostro obiettivo è produrre idrogeno verde "italiano" a livello industriale con tecnologie innovative e sempre più competitive - prosegue Capozzoli -. Non vogliamo dipendere da strutture e fornitori esteri per non ripetere gli errori che oggi ci fanno dipendere dai cinesi, per esempio, per gli impianti fotovoltaici. Per questo abbiamo costituito un laboratorio di Ricerca & Sviluppo con un team di esperti, chimici, ingegneri dei materiali e ricercatori puri che arrivano dalle migliori realtà italiane e straniere, accademiche e aziendali». Del resto, gli obiettivi sono ambiziosi. Mentre il primo elettrolizzatore ha già un acquirente (un imprenditore del sud Italia che lo utilizzerà nell’ambito dell’industria alimentare), nella pipeline ce ne sarebbero già altri 4, ciascuno da un 1MW, ma l’azienda prevede di produrre 7 MW nel 2022 e oltre 30 nel 2023, per poi salire nel 2024 a oltre 100 MW.

Il mercato

Per il 2025, invece, l'auspicio è di riuscire a creare una vera e propria fabbrica automatica di stack e diventare punto di riferimento per l’Europa, e non solo. Le previsioni sono infatti che il mercato mondiale degli elettrolizzatori crescerà di circa 600 volte nei prossimi 10 anni (per Global Market insight, il valore di mercato passerà da 165 milioni di dollari nel 2019 ad oltre 3,5 miliardi nel 2026), con i paesi dell'UE che detengono più del 60% della capacità produttiva globale di elettrolisi. Mica paglia. «Sinora abbiamo investito tutti soldi nostri, oltre 4 milioni di euro, per non perdere tempo - tira corto il founder -:ora però bisogna accelerare, non si può stare qui ad aspettare i fondi del Pnnr o si rischia di perdere tutto il vantaggio».

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