Guidesi: «Retromarcia sul Green Deal, rischio deindustrializzazione»

Tornare indietro si può, anzi si deve. Non ha dubbi l’assessore lombardo allo Sviluppo economico Guido Guidesi, «il Green Deal così com’è non va bene, bisogna mettere da parte l’ideologia. L’errore fondamentale alla base è che per raggiungere gli obiettivi di neutralità carbonica esista una sola strada».
Con buona pace del commissario uscente per il Mercato interno Breton, che ha spronato i produttori europei dell’automotive «ad accelerare sull’elettrico» in vista dello stop ai motori endotermici dal 2035. Una posizione agli antipodi rispetto a quella di Guidesi, deciso nel rilanciare quello che è il cavallo di battaglia della Lombardia che produce e cioè la neutralità tecnologica: «Siamo i primi a condividere gli obiettivi della transizione ecologica ma chiediamo si possano usare diverse trazioni, dall’endotermico a biocarburanti o a carburanti sintetici, all’elettrico fino all’idrogeno - rimarca -, tutto ciò insomma che può contribuire a una mobilità a impatto zero. Altrimenti si sviliscono la ricerca e l’innovazione, rinunciando anche a raggiungere prima i target che ci si è prefissati».
Non cambiando rotta e quindi non ricalibrando il Green Deal «si rischia di deindustrializzare l’Europa e a dirlo sono i mercati che raccontano come sulle auto elettriche siano state fatte scelte sbagliate - le sue parole -. Purtroppo però il discorso programmatico di von der Leyen è stato contraddittorio, poiché da un lato ha detto che verrà data continuità al Green Deal così com’è, dall’altro che verrà garantita la neutralità tecnologica. Le due cose però non possono andare di pari passo».
Altri settori
Guidesi però non si limita ad analizzare il solo settore automotive e si focalizza anche sul comparto della chimica «che in Lombardia ha fatto enormi passi avanti in ambito di sostenibilità, dalla biochimica all’economia circolare che ci consenta riuso materiali. Anche qui però manca un piano industriale per tutelare le filiere».
Altro capitolo è quello relativo alla direttiva Case green «dove manca un pezzo fondamentale del puzzle, esattamente come detto dal ministro Giorgetti: chi pagherà l’enorme sforzo di riqualificazione degli edifici? - si domanda -. Se vogliono che la norma venga applicata serve un fondo di sostegno ai cittadini, i quali non possono affrontare tutto da soli». Resta inoltre salvo il fatto «che il nostro comparto edilizio sia all’avanguardia nello sviluppo di prodotti e di metodologie green».
Sul fronte siderurgia l’assessore ricorda invece come «la nostra industria, in particolar modo quella bresciana, produca praticamente tutto tramite forni elettrici e sfruttando il rottame. Questo avviene grazie a grandi investimenti che vanno difesi sul mercato, anche attraverso specifiche norme (leggasi dazi antidumping per esempio verso la Cina ndr)».
Per concludere Guidesi si augura «che la nuova Commissione dia risposte che finora non ci sono state, per evitare la deindustrializzazione. Come prima regione manifatturiera europea ci siamo candidati ad essere interlocutore diretti, è giunto il momento che Bruxelles cominci ad ascoltare».
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