Il bresciano anti-dazi che in rete boicotta i prodotti americani

Non è una risposta vera e propria ai dazi, piuttosto una forma di pressione popolare contro il governo degli Stati Uniti, ritenuto responsabile della grave crisi internazionale in corso. Dopo essersi diffuso in tutto il mondo, il boicottaggio di prodotti made in Usa nelle ultime settimane sta prendendo piede anche in Italia.
I gruppi Facebook
Per coordinarsi e divulgare il proprio punto di vista il movimento si muove soprattutto sul web; e infatti si contano a decine i gruppi Facebook che aggregano migliaia di cittadini di ogni età ed estrazione sociale.
Ad amministrare l’unico gruppo italiano di boicottaggio di prodotti americani è proprio un giovane bresciano. Si chiama Giovanni Roversi e da qualche settimana, insieme ad altri admin, gestisce e coordina il gruppo social.
«Come gruppo italiano siamo nati poche settimane fa e contiamo già oltre 2mila iscritti. In tutto il mondo sono ormai 500mila, sono raddoppiati negli ultimi due mesi quando è nuovamente peggiorata la situazione geopolitica».
Come funziona il boicottaggio
Ma come si fa a boicottare un mercato così pervasivo come quello statunitense? «Non è facile. Sui beni di consumo ancora meno. C’è molta confusione e anche disinformazione. Per questo motivo stiamo lavorando ad un decalogo che possa informare meglio su cosa scegliere di evitare di acquistare. Per il momento, invece, puntiamo soprattutto sui servizi digitali. Io, ad esempio, ho fatto una scelta forte disinstallando Gmail, non uso Google né Youtube. Presto dismetterò anche Windows per installare Linux. Ma ovviamente chiunque sceglie come procedere, ci sono varie sensibilità e ognuno è libero, non siamo radicali».
Ma l’Italia, come spesso accade, è solo l’ultimo ingranaggio dei fenomeno sociali. Così in tutta Europa e in alcune parti del mondo (Canada, Australia, Islanda, Groenlandia) sono sorti gruppi ben più numerosi con questo scopo; e non solo su Facebook, ma anche su altre piattaforme (Bluesky e Mastodon sono due; l'argomento è largamente discusso anche su Reddit e sull'internet in generale).
Forma di protesta attuale
Ma è una forma di protesta ancora attuale nell’era della globalizzazione spinta, quella del boicottaggio? Roversi si dice convinto: «Pensiamo che nel nostro piccolo possiamo e dobbiamo fare ciò che possiamo per colpire questo governo statunitense, che sta perpetuando delle politiche interne e soprattutto esterne gravi. Noi siamo un granello di sabbia, ma molti Paesi europei stanno già adottando misure anche più radicali: il Portogallo, ad esempio, non compra più aerei Usa».
Quali sono i prossimi passi, allora? «Diffondere. Siamo convinti che una grande fetta di popolazione, se adeguatamente informata, prenderebbe parte a questo movimento che riteniamo essere una forma di "lavoro sociale" come non si vedeva, in Occidente, da parecchio tempo».
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@I bresciani siamo noi
Brescia la forte, Brescia la ferrea: volti, persone e storie nella Leonessa d’Italia.
