El.Mi, in 50 anni da un box di 20 mq a 5 milioni di investimenti

È sorprendente sapere quante storie nascano nei box, nelle rimesse, nelle cantine, in qualche rustico. Sono gli scampoli di spazio che normalmente dei giovani si ritagliano per cominciare un’avventura. Non scomoderò Steve Jobs, ovviamente. Ma, fatte le debite ed enormi differenze, in qualche modo conforta sapere che molte altre storie possono nascere in quel modo.
Quella di oggi è una storia che racconta Giandomenico Migliorati. Mezzo secolo fa, a 23 anni, si costruì a Bassano Bresciano, accanto alla casetta di famiglia, un rustico di 20 metri quadri e si mise a fare motorini elettrici, avvolgimenti in rame con una bobinatrice che lui stesso realizzò e l’aiuto di un’operaia.

Oggi, saltando decenni di storia, a Verolanuova la sua Elettromeccanica Migliorati El.Mi fa 25 milioni di ricavi, una sessanta addetti diretti (ed altrettanti ne fa lavorare con i fornitori) in una fabbrica di 10 mila metri quadri coperti, bella fuori e pulitissima dentro, con batterie di macchine e torni che farebbero la gioia di migliaia di altri colleghi imprenditori. Investimenti, non ci si ferma. Ma si va avanti. Investire e ancora investire.
È un po’ il credo di Migliorati. Dal 2020 è diventato operativo il nuovo capannone a fianco della sede storica: spazi ampi, macchine nuove, sistema connesso, tabelloni alle pareti che dicono - macchina per macchina - quel che si sta facendo. Cinque milioni di investimenti negli ultimi tre anni, e suppergiù (forse poco meno) nei prossimi: transfer per avvolgimenti e isole robotizzate.

Non so francamente se ci sia la certificazione lean production, ma è un po’ come ci fosse: tutto in ordine, tutto catalogato, spazi ampi che garantiscono sicurezza. Una fabbrica da far vedere ai ragazzi.
«Investire è un obbligo - dice Giandomenico Migliorati. E soprattutto lo è di questi tempi con la Cina che mostra qualche affanno, con le aziende clienti che vogliono avvicinare la catena dei fornitori, anche se - ovviamente - il tema dei costi e dei prezzi resta sul tavolo. Da qui la necessità di spingere sull’automazione e la qualità. Aggiungo - commenta sempre il fondatore - che da qualche tempo c’è una politica fiscale di grande interesse per chi investe. E quindi avanti su questa strada».
I numeri
Proviamo a dare qualche numero. Il 2021 è appena finito, i dettagli dei conti saranno pronti nelle prossime settimane. Ma qualche numero è già disponibile. Il fatturato è salito a 25,5 milioni, una crescita quasi monstre, +30% dai 18,6 dell’anno prima. «C’è ovviamente l’effetto dell’aumento delle materie prime, ma c’è anche una crescita dei volumi. «L’export conta molto per noi. È un fatto quasi storico.
Poco più del 50% del fatturato va in Germania, direi un 5%-6% in Spagna, il resto in Italia». Ma questa storia del costo delle materie prime rischia di azzopparvi? «Penso di no, anche se naturalmente qualche problema lo pone. Dico anche che l’impressione che si ha è che ci siano aumenti reali delle materie prime e poi c’è dell’altro: qualcuno su questi aumenti ci sta marciando...».
I 25 milioni di ricavi, pur in assoluto una cifra non impressionante, consentono alla El.Mi. di essere leader europeo nella nicchia delle aperture automatiche per serramenti. E sta forse qui, nell’aver deciso di «coccolarsi» questa nicchia che sta la chiave della crescita per la El.Mi: diventare re della nicchia. E con la domotica che arriva ormai massicciamente sempre più gli spazi non mancheranno.
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