Economia

È emergenza nelle pmi artigiane: mancano 6.500 addetti qualificati

Angela Dessì
La carenza di personale mette a rischio la capacità delle aziende di affrontare la transizione digitale
Tra le figure più ricercate quella del tecnico programmatore
Tra le figure più ricercate quella del tecnico programmatore
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L’intelligenza artificiale «tira», ma le micro e piccole imprese - lombarde e bresciane - rischiano di rimanere al palo per la mancanza di personale qualificato. È l’ennesimo grido di allarme quello che si leva dalla «Giornata della cultura artigiana». Lo studio dell’Osservatorio di Confartigianato Lombardia ha dati da far tremare i polsi, se si guarda alla «fame» di figure introvabili o quasi.

I dati

Numeri alla mano, in Lombardia su 81.020 lavoratori con elevate e-skill 4.0 richiesti dalle aziende, ne mancano all’appello 46.930, il 57,9%, percentuale che cresce ulteriormente nelle Mpi bresciane, dove su 10.520 entrate con elevata richiesta di competenze digitali 4.0 non si trovano 6.530 addetti, vale a dire il 62,1% del totale. E non è tutto. Se si guarda alle professionalità specifiche, il mismatch lievita anche oltre, e questo nonostante le realtà italiane spicchino per l’utilizzo dei sistemi robotizzati. L’Italia, stando al report, è terza nell’Ue a 27 per la quota di Mpi che usano robot, pari all’8,3% e superiore al 5,6% della media europea.

Tra gli ambiti di utilizzo dell’IA tra le Mpi spiccano la sicurezza informatica, il controllo dell’accesso a luoghi, dati o servizi, la manutenzione di macchinari e automezzi, l’ottimizzazione dell’utilizzo di energia e materie prime, il trattamento dei rifiuti e gestione della logistica, l’automazione di processi produttivi e applicazioni di contabilità e finanza, l’automazione delle funzioni di vendita online di beni e servizi e applicazioni nella prevenzione, sicurezza e diagnostica.

Tecnologia

Guardando invece alle difficoltà a reperire manodopera esperta di intelligenza artificiale, Brescia in Lombardia non è comunque tra i territori più sofferenti, anzi: la nostra provincia, dove manca il 62,1% del personale pronto ad affrontare l’IA, si piazza comunque dopo Lodi, dove è introvabile il 69,1% dei lavoratori con elevata richiesta di competenze digitali avanzate 4.0 (670 su 970). E Lecco, dove manca il 62,7% di personale pronto ad affrontare l’IA (1.210 su 1.930), mentre numericamente Brescia - con 6.530 risorse introvabili su 10.520 richieste - è seconda solo a Milano, che di figure ne cerca 37.510 ma di cui restano introvabili 20.840 (55,6%). E se in Monza-Brianza manca il 60,9% del personale esperto in IA (3.290 su 5.400) e a Bergamo il 60% (5.140 su 8.510), soffre meno Sondrio, con «solo» il 42% di introvabili (590 su 1.400).

Le professioni

Tra i profili più difficili da reperire nel mondo dell’IA, la classifica lombarda vede al primo posto gli elettricisti specializzati in costruzioni (irreperibili 2.720 su un fabbisogno di 4.290) seguiti dai tecnici programmatori (2.330 su un totale di 2.820) e dai tecnici della vendita e della distribuzione (2.290 su 3.740 richiesti).

Percentuali di «irreperibilità» ancora maggiori, anche se con numeri più contenuti, si registrano tra i tecnici delle costruzioni (98%), gli addetti ai macchinari utensili (96%) e tra i meccanici e gli autoriparatori (86%). «La carenza di personale qualificato nell’IA è un’emergenza da affrontare subito con un’adeguata politica formativa, altrimenti rischiamo di subire i rischi dell’impatto dell’IA sul mercato del lavoro senza riuscire a coglierne le opportunità di nuova occupazione», commenta Eugenio Massetti, presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia, per il quale a rischio è la competitività dei piccoli imprenditori. «Per le nostre aziende la difficoltà nel trovare lavoratori con adeguate competenze è indicata come più grave della burocrazia, dell’accesso al credito, della concorrenza sleale».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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