Economia

Dalle cerniere ai bijoux: Spm Pressofusione è centro d'eccellenza

Altro colpo del gruppo di Palazzolo sull'Oglio della Chequers Capital che alcuni anni fa acquisì anche il marchio Meras
Il gruppo Riri è stato costituito dalla sgr Sofipa nel 2006 - © www.giornaledibrescia.it
Il gruppo Riri è stato costituito dalla sgr Sofipa nel 2006 - © www.giornaledibrescia.it

Con l’allargamento del perimetro societario del gruppo Riri che la controlla, Spm Pressofusione di Palazzolo (l’ex Spm Die Casting) diventerà il centro di eccellenza per la realizzazione di stampi e per le attività di pressofusione soprattutto dopo l’acquisizione nei giorni scorsi da parte di Riri (a sua volta detenuta Chequers Capital di Mendrisio) della società toscana Amon, che produce minuterie metalliche, bigiotteria e accessori per calzature, pelletteria e abbigliamento. Fineurop Soditic ha assistito l’acquirente nel ruolo di advisor finanziario esclusivo dell’operazione.

La storia. L’azienda palazzolese - entrata in Riri nel gennaio 2018 dopo una collaborazione avviata nel 1998 - era stata fondata nel novembre del 1983, nascendo come officina meccanica specializzata nella realizzazione di parti di ricambio e macchine per la fabbricazione di chiusure lampo; negli anni si è poi convertita alla produzione di particolari pressofusi in zama ed il core business è rappresentato dai particolari per chiusure lampo (tiretti prima e successivamente cursori) dopo che il know how della componente meccanica si era successivamente specializzato con un reparto per la produzione interna di stampi come punto di forza aprendo ulteriormente il mercato e avvicinando contestualmente l’azienda bresciana al grande gruppo elvetico Riri.

Sotto la lente. Operativa da 60 anni, Amon ha gli impianti a Badia al Pino in provincia di Arezzo, nel cuore del distretto toscano dell’alta moda ed esegue internamente la maggior parte delle lavorazioni, tra cui pressofusione, stampaggio, tranciatura, saldatura, taglio laser, smaltatura, verniciatura e galvanica. La società ha chiuso il 2020 con ricavi per 10,4 milioni, un ebitda di 1,2 milioni e una posizione finanziaria netta di 1,5 milioni. Il gruppo Riri è stato costruito da Sofipa sgr a partire dal 2006 come integrazione di tre diverse aziende. Sofipa aveva infatti iniziato con l’acquisizione della padovana Cobrax, per poi continuare l’anno dopo con l’acquisto del marchio brescianao Meras e infine nel 2008 con quello della ticinese Riri (fondata nel 1936), dando così vita a un gruppo dotato di quattro stabilimenti produttivi.

«La nuova acquisizione rientra in una strategia corporate volta ad aumentare le nostre dimensioni, il range di prodotti e le competenze tecniche necessarie a rispondere rapidamente alle esigenze del mercato, continuando a garantire i più alti standard qualitativi, naturalmente in continuità con la tradizione artigianale e manifatturiera dell’azienda, inestimabile patrimonio del made in Italy - spiega il ceo di Riri, Renato Usoni -. L’offerta combinata sarà altamente sinergica e permetterà ai nostri clienti di beneficiare di capacità di innovazione uniche».

Nell’ottobre 2018 Chequers Capital si era aggiudicato l’asta per Riri, con il management del gruppo che aveva reinvestito con quota di minoranza. L’asta era partita a settembre 2018 e avevano partecipato, oltre a Chequers, anche altri marchi del private equity mid-market europeo, come Equistone, L-Catterton e Clessidra.

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