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Economia

L'APPROFONDIMENTO

Cosa resterà dello smart working dopo l'emergenza Covid


Economia
29 giu 2020, 21:00
Smart working al tempo del coronavirus - Foto Junjira Konsang

Smart working al tempo del coronavirus - Foto Junjira Konsang

C'è chi dice sia comodo e conciliante, chi che sia per «imboscati», chi che sia una prova di resistenza se fatto a casa coi bambini. C'è chi la parentesi l'ha già chiusa e chi invece non tornerà alla scrivania ancora per un bel po'.

Il coronavirus ci ha fatto scoprire in maniera repentina e massiccia uno strumento di lavoro di cui disponiamo da tempo, se si considera che nel 2017 la legge 81 ne ha definito i contorni tanto per la sfera privata quanto per quella pubblica: lo smart working

In questi mesi di emergenza sanitaria lo smart working è stato trasformato da strumento di lavoro a dispositivo di protezione personale, con i Dpcm a derogare la legge di cui sopra. Ora che la curva epidemiologica sembra essersi stabilizzata e l'emergenza superata, bisogna capire cosa rimarrà dello smart working e che effetti avrà sulla società e sul mondo del lavoro.

La premessa, spiegano professori e ricercatori dell'Università di Brescia, che lavorano sul tema attraverso progetti di ricerca ad hoc grazie a bandi territoriali e minesteriali, è che ad oggi non sono disponibili dati sufficienti per inquadrare in maniera nitida il lavoro agile.

 

 Un focus importante, però, arriva dall'Osservatorio del Politecnico di Milano, che dal 2012 studia l'evoluzione del modo di lavorare delle persone. Cgil e Fondazione Di Vittorio, inoltre, stimano che durante il lockdown più di 8 milioni di persone abbiamo lavorato da remoto.

 

Misurare la produttività. Fatta questa premessa, il primo effetto della diffusione dello smart working riguarderà il «modo di misurare la produttività, anche se al momento è ancora difficile dire come», spiega il professor Marco Castellani, docente di Sociologia economica all'Università Statale di Brescia. «Lo smart working si porta dietro una logica di organizzazione del lavoro diversa da quella tradizionale, basata sostanzialmente sul comanda/controlla - continua -, che deve essere accompagnata da un supporto tecnologico».

«La speranza - dice la collega Cristina Alessi, professoressa di Economia e management - è che si arrivi a ragionare su obiettivi e risultati, come per altro è già previsto dalla legge».

 Il quadro normativo. Già, la legge. Se lavoro da casa, il mio salotto diventa il mio ufficio, ma non è detto che abbia un tavolo della giusta altezza o una seduta sufficientemente comoda. Nei mesi del lockdown tra gli acquisti online più gettonati sono comparse le sedie ergonomiche, perché per lavorare da casa ci si è dovuti attrezzare. «Nella fase emergenziale si è intervenuti con decisioni unilaterali con l'obiettivo di tutelare la salute dei dipendenti» dice Castellani. «è venuto meno l'accordo tra lavoratore e datore di lavoro previsto invece per legge - aggiunge Alessi -. Accordo che invece, passata l'emergenza, si dovrà tornare a trovare tra le parti. Preferibilmente, a mio avviso, tramite la contrattazione di secondo livello, che dovrebbe definire ruoli e lavoratori che saranno in smart working».

Il suggerimento, dunque, è quello di creare intese su misura all'interno delle singole attività produttive. «L'organizzazione dal basso è preferibile - sostiene Castellani - perché non sappiamo se un nuovo quadro normativo saprebbe seguire le reali esigenze delle aziende. Il rischio per le imprese potrebbe essere quello di essere costrette ad assumersi costi non strategici per potenziamenti non sostenibili».

Smart working: una rivoluzione da non fermare - Fonte: Osservatori.net/Digital Innovation

Tornando alla sedia ergonimica, va detto che la legge 81 prevedere che il datore di lavoro metta a disposizione del dipendente gli strumenti per essere operativo da casa, ma nel pieno della crisi Covid il Dpcm ha chiarito che il lavoro agile poteva essere svolto anche con mezzi propri. «Bisogna capire come rendere gli ambienti domestici conformi ai requisiti di sicurezza - sottolinea Alessi -. Questa questione, così come molte altre, sono passate in secondo piano durante l'emergenza, per ragione di tutela della salute da un lato, ma anche per poter continuare a produrre».

I vantaggi. Messa così, un'azienda potrebbe vedere nello smart working un maggior costo e un minor controllo del personale. In realtà, secondo diverse ricerche pubblicate sia prima che durante il lockdown, la produttività in smart working è più alta, la soddisfazione del lavoratore maggiore perché concilia meglio il lavoro con la vita privata, abbattendo (spesso in maniera significativa) il tempo speso per andare da casa all'ufficio. Con un conseguente impatto ambientale positivo e meno stress. Le imprese, inoltre, potrebbero abbattere sensibilmente i costi di gestione delle proprie sedi e dei propri uffici.

Impegnativo per le mamme conciliare lo smart working con la chiusura delle scuole

Le donne. Alcuni ricercartori sostengono che lo smart working sia vantaggioso soprattutto per le donne, su cui pesa di più la gestione della famiglia. Non tutti però sono d'accordo. «Sarei molto cauta nel ritenere che il lavoro agile sia uno strumento di conciliazione - sottolinea Alessi -: durante il lockdown per le lavoratrici si è trattato di un aggravio del loro carico di responsabilità, perché oltre a lavorare a casa hanno dovuto gestire in contemporanea la famiglia. Un dato è significativo: negli ultimi mesi le ricercatrici hanno pubblicato meno dei colleghi uomini, segno che stare a casa non è sempre proficuo per la gestione di tutto».

Il rischio, dunque, è che dietro l'etichetta della conciliazione si perda l'equità tra i generi. A discapito della crescita delle donne.

PRO E CONTRO SMART WORKING

I contro. Ridurre le occasioni di incontri reali ha anche i suoi contro. «I processi cognitivi sono legati alle relazioni interpersonali» spiega il prof. Castellani. Le idee, la creatività, nascono da momenti di confronto che difficilmente possono essere sostituiti da riumioni su Teams o Zoom. «Molti congressi e conferenze saranno su piattaforme digitali in futuro - dice ancora Castellani -, ma la verità è che i progetti più creativi sono sempre nati dalle interazioni a margine dei meeting». Che ora rischiano di perdersi dietro schermi e tastiere.

Serendipità. La vera prova che attende le imprese per il futuro sarà quella di cogliere le sfumature. Bisognerà essere lungimiranti nell'organizzare il lavoro compesando quello in presenza con quello a distanza. «La complessità di questo tipo di organizzazione è elevata, non vanno trascurati elementi che oggi sembrano di poco conto - dice  ancora Castellani -, perché il rischio è di non saperli poi gestire».

«Il lavoro - prosegue - ha anche un valore sociale che si basa sulle relazioni. Lo smart working cambia il modo di rappresentare noi stessi all'interno dell'azienda. La mancanza di controllo sugli equilibri interni all'ambiente di lavoro può generare frustrazione: sono tutti elementi che le parti sociale dovranno tenere in considerazione quando si dovrà rivedere il modello organizzativo».

Brescia. Modello che molte imprese hanno già dovuo riadattare negli ultimi anni, per effetto della globalizzazione prima e della crisi del 2008 poi. Anche a Brescia, che nonstante la sua vocazione manifatturiera è pronta al cambiamento che porterà lo smart working, perché «ha saputo reagire in modo non convenzionale agli shock economici - sottolinea Castellani - e il suo modello produttivo ha maturato una certa capacità reattiva».

Il futuro. Prima dell'emergenza Covid i lavoratori italiani che potevano utilizzare il lavoro agile erano circa 570mila, in crescita del 20% rispetto all'anno precedente. L'emergenza sanitaria ha aperto nuovi scenari: «Lo smart working non è solo il lavoro a casa con orari flessibili - spiega Alessi -, esistono anche uffici mobili, spazi di coworking a cui le imprese potrebbero fare riferimento, rivedendo anche la dislocazione delle proprie sedi. Ci sono insomma modalità di applicazione del lavoro agile non ancora completamente esplorate, perché questo strumento è stato poco applicato. è importante che anche in futuro rimanga l'imprinting della legge che prevede un'applicazione parziale e concodarta tra le parti dello smart working, perché non dobbiamo dimenticare che il lavoro è anche un luogo in cui una persona sviluppa la propria personalità».

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