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Economia

I FONDI

Cissva, 4,5 milioni di euro per guardare al futuro


Economia
31 lug 2020, 14:15
Cissva è il caseificio della Rosa camuna, un vanto per la Valcamonica - Foto © www.giornaledibrescia.it

Cissva è il caseificio della Rosa camuna, un vanto per la Valcamonica - Foto © www.giornaledibrescia.it

Si diradano le nubi grigie sul futuro di Cissva. A soffiarle via è un ordine del giorno della Regione Lombardia, presentato dalla maggioranza, che garantisce quattro milioni e mezzo per il rilancio del caseificio della Rosa camuna, in difficoltà economico-finanziarie da qualche tempo.

Nell’attesa delle comunicazioni ufficiali da Milano, la notizia è stata annunciata venerdì sera durante le assemblee della Comunità montana e del Bim, all’interno di un ragionamento più ampio sulle scommesse e gli investimenti che attendono la Valcamonica nei prossimi anni. Già a giugno, nell’assemblea di approvazione del bilancio - con la Cissva commerciale che aveva chiuso con un rosso di 1,8 milioni - l’assessore regionale all’Agricoltura Fabio Rolfi aveva promesso il suo impegno su un chiaro e condiviso progetto, parlando di una disponibilità di tre milioni e mezzo. Con l’avvio delle prime interlocuzioni e degli incontri per la preparazione del piano di ristrutturazione e rilancio - l’ultimo avvenuto nella sede di Capo di Ponte - sono state aggiunte maggiori risorse per un milione.

Una soluzione che fa tirare un sospiro di sollievo ai vertici della realtà, alla presidente Paola Pezzotti e anche ai soci, che più di tutti stanno pagano lo scotto della situazione. Certo - va chiarito - non c’è ancora la soluzione definitiva e pronta, la strada è ancora lunga e in salita. Ma almeno una buona parte del fondi per continuare a camminare in sicurezza ci sono. La società che sta predisponendo il piano di rilancio sta raccogliendo informazioni e si è presa ancora del tempo prima di presentare nel dettaglio le proposte e, soprattutto, sciogliere i nodi sulla sostenibilità dell’intera operazione.

Quasi certa è invece la location della «nuova Cissva», che continuerà a essere quella attuale di Capo di Ponte, con un intervento radicale di riorganizzazione sia interno sia strutturale. Per consentire l’operazione un ruolo strategico lo giocherà il Bim, che dovrebbe acquistare l’immobile, con modalità ancora de definire. Cissva, e l’agricoltura in generale, sono solo un tassello del progetto, tratteggiato dal presidente di Comunità montana e Bim Sandro Bonomelli, che vede la Valcamonica «come se fosse un’unica città, con un’identità unitaria seppur tenendo conto dei campanili». I primi contenuti strategici li ha posti lì Mario Bezzi, ex sindaco dalignese: insediare nuove industrie in grado di creare 2-3mila posti di lavoro soprattutto tra Breno ed Edolo, il turismo «non per fare depliant ma infrastrutture di prospettiva», la cultura «non per cambiare l’aiuola fuori dalle incisioni, ma per avere uguali visitatori degli altri sito Unesco». E ancora: bisogna lavorave anche sul fronte dell’agricoltura e dei trasporti, per «riuscire a essere collegati con Milano in un’ora e mezza».

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