Campi pieni di fango e difficili da lavorare: in Lombardia semine in ritardo

Nella nostra provincia si segnala una situazione in peggioramento per il mais: i terreni sono ormai distese di fango impossibili da lavorare e le colture in campo sono compromesse: le semine programmate di mais, laddove evidentemente ancora non sono state fatte, saranno posticipate.
Dalle prime stime risulta si sia seminato meno della metà della superficie a mais che normalmente viene lavorata ogni anno (pari a una dimensione complessiva di 70mila ettari). E gli ultimi episodi di nubifragi e grandinate sommano nuovi danni alle criticità già denunciate nei giorni scorsi da Coldiretti e Confagricoltura, che coinvolgono praticamente tutta la Lombardia da Brescia a Bergamo, dalla Brianza al Milanese, da Mantova a Cremona fino a Pavia.
Lo scenario
Semine in tilt, trapianti di pomodoro bloccati, pericolo di asfissia per orzo e frumento, piante più fragili di fronte agli attacchi di funghi e parassiti. Per la gravità della situazione l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessandro Beduschi, ha già attivato una ricognizione per accertare nel dettaglio le perdite causate dagli allagamenti dei campi.
Una situazione mai vista. Sono oltre 70 gli eventi estremi tra nubifragi, bombe d’acqua, grandinate e tempeste di vento che si sono scatenati in Lombardia solo nelle ultime settimane. È quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti regionale su dati Eswd (European sever weather database), mentre il territorio è ancora stretto nella morsa del maltempo. Da Nord a Sud, da Est a Ovest le campagne in queste ore sono ancora sott’acqua, sommerse dai quantitativi eccezionali di pioggia caduta negli ultimi giorni. Impossibile per gli agricoltori entrare in campo e procedere con i lavori stagionali.
Allargando il raggio c’è una situazione che sta mandando in tilt le semine per mais, riso e soia, danneggia i prati da destinare a foraggio per gli animali, blocca i trapianti di pomodoro e la crescita dei meloni, espone al pericolo asfissia le coltivazioni di orzo e frumento e rende le piante più fragili di fronte agli attacchi di funghi e parassiti.
Il caso
Senza dimenticare, spiegano dal servizio tecnico di Coldiretti, le difficoltà degli apicoltori, costretti a fronteggiare una primavera difficile tra eccesso di precipitazioni e temperature basse, con cali produttivi ormai inevitabili sulle prime produzioni come acacia, tarassaco e millefiori primaverili.
Se si pensa che in Sicilia non piove da mesi, si può affermare che l’agricoltura della nostra provincia si trova di fronte ad una evidente tendenza alla tropicalizzazione del clima con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal caldo al maltempo che si abbatte su un territorio reso fragile anche dal consumo di suolo. Le precipitazioni abbondanti hanno fatto alzare anche i livelli dei laghi (lo scorso anno boccheggiavano) con percentuali di riempimento che al momento vanno dal 102% del Garda fino al 97% dell’Iseo.
L’agricoltura è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici con i danni provocati dalla siccità e dal maltempo che nella nostra provincia ormai hanno superato nel 2023 i 50 milioni di euro. E il rischio è che mancando le semine i raccolti e i prodotti agricoli scarseggeranno.
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