I valori catastali non aggiornati pesano sulla casse dello Stato, ma nella maggior parte dei casi avvantaggiano i proprietari di seconde, terze o quarte case, che si trovano a versare un imponibile Imu calcolato su una parte di valore lontana da quella attribuita oggi dal mercato del mattone.
I numeri a Brescia. Questo discorso vale anche per Brescia e provincia dove, secondo uno studio della società di consulenza Nomisma e del Sole 24 Ore, la quotazione media di mercato di fine 2020 per un appartamento di 90 metri quadri è di 176.925 euro, mentre il valore catastale medio 2021 su cui si calcola l'Imu - per un immobile delle categorie A/2 o A/3 - è di 97.950 euro (circa il 45% in più). A portare d'attualità la discussione è l’intenzione del del Ministero dell'economia e delle finanze, presieduto da Daniele Franco, di aggiornare ed integrare i «database» immobiliari, «anche nell'ottica di una più equa imposizione». I dati Nomisma evidenziano come per Brescia e la maggioranza delle città italiane (93 sul totale di 103 preso in considerazione dallo studio), la riforma sarebbe decisamente svantaggiosa.



