Economia

Api ridotte alla fame dal maltempo: crolla la produzione di miele

Valerio Pozzi
Sono 30mila gli alveari nella nostra provincia: apicoltori costretti a nutrizioni di soccorso. Si teme che diverse aziende non riusciranno ad avere miele per tutto l’anno
Un'ape impollina un fiore - © www.giornaledibrescia.it
Un'ape impollina un fiore - © www.giornaledibrescia.it
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Le piogge abbondanti e incessanti hanno ridotto le api alla fame, con gli apicoltori costretti a intervenire con alimentazioni di emergenza per cercare di salvarle. Una situazione allarmante che colpisce il bresciano dove - secondo recenti stime - si contano quasi 30.000 alveari custoditi da oltre mille apicoltori professionisti ed hobbisti per una produzione totale di circa 300mila tonnellate di miele, propoli, cera e derivati. In Lombardia - ricordiamo - ci sono 156mila alveari curati da circa 9.600 apicoltori dei quali il 60% sono hobbisti. Le cifre sono, comunque, in grande divenire perché il settore è sotto attacco a causa di numerose specie aliene nonché dai periodi di siccità, come lo scorso anno, che hanno compromesso le produzioni.

È quanto denuncia la Coldiretti Lombardia durante un incontro in Regione sulle difficoltà del settore apistico, alla presenza dell’assessore Alessandro Beduschi.

La situazione

La primavera appena conclusa ha rovinato le fioriture: tra nubifragi, grandinate, bombe d’acqua e vento forte le conseguenze negative sulla sopravvivenza stessa delle api si sono aggravate, con le scorte di cibo negli alveari esaurite. Gli apicoltori sono quindi dovuti intervenire in maniera tempestiva con nutrizioni di soccorso, per salvare intere famiglie. A farne le spese anche la produzione dei mieli primaverili, praticamente ridotta ai minimi termini, quando non azzerata.

Tra le produzioni colpite anche quelle di millefiori e acacia, tra le più ricercate sul mercato. L’aggravio dei costi che gli apicoltori sono stati costretti a fronteggiare per preservare la salute delle api - spiega Coldiretti - non potrà quindi essere compensata dalla vendita del prodotto finito, tanto che in alcune zone si teme che diverse aziende non riusciranno ad avere miele per tutto l’anno.

Il prodotto straniero

Situazione che favorisce le importazioni di miele straniero che in Italia nel 2024 sono aumentate del 23%. In particolare nei primi due mesi dell’anno sono arrivati quasi 4,8 milioni di chili di prodotto straniero spesso di bassa qualità e a prezzi stracciati, che esercita una pressione al ribasso sulle quotazioni di quello italiano, mettendo in ulteriore difficoltà i produttori nazionali.

La situazione climatica che colpisce le api non ha solo ricadute negative per la produzione del miele, ma è tutto un ecosistema che va in crisi. Le api andrebbero intese come un patrimonio dell’umanità visto che secondo le stime della Fao, delle 100 specie di colture che forniscono il 90% dei cibi di tutto il mondo, 71 sono impollinate dalle api. Per la Banca Dati Apistica Nazionale gli apicoltori italiani detengono in totale 1.473.856 alveari e 227.530 sciami (totale 1.701.386).

Il 76% degli alveari totali (1.123.413) è gestito da apicoltori commerciali che allevano le api per professione, sottolineando l’importanza del comparto nel contesto agro-economico. Gli apicoltori sono in Italia 73.148 dei quali 51.813 producono per autoconsumo mentre 21.335 sono apicoltori professionali che destinano alla vendita la propria produzione.

L’apicoltura alza la mano e chiede aiuto perché in gioco c’è soprattutto la funzione di impollinazione per l’agricoltura e per l’ecosistema e le api sono alla fame.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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