Acciaio, Brescia da primato in Europa nel percorso di decarbonizzazione

Primi in Europa per livelli di decarbonizzazione e circolarità. La siderurgia bresciana può essere considerata a tutti gli effetti un’eccellenza italiana e ieri lo ha mostrato nei fatti a Bruxelles, dove si è tenuta la riunione ministeriale di «Under2 Coalition - Climate Group», la più grande rete globale di Stati e regioni impegnati a discutere sull’obiettivo «emissioni zero» entro il 2050.
All’incontro in rappresentanza delle imprese siderurgiche - accanto all’assessore regionale lombardo all’Ambiente e Clima, Giorgio Maione, intervenuto nella sessione dedicata agli interventi politici - c’era l’imprenditore Giovanni Marinoni Martin, presidente del Settore metallurgia e siderurgia di Confindustria Brescia e vicepresidente di Ori Martin, gruppo siderurgico bresciano che in questi anni ha investito molto nella sostenibilità e transizione energetica raggiungendo importanti obiettivi.
Strategia
L’incontro di ieri a Bruxelles arriva in un momento cruciale della politica europea, impegnata a raggiungere un accordo sulle nomine ai vertici dell’Unione, ma soprattutto in una fase delicata nel percorso che porta alla neutralità climatica, anche alla luce dei risultati elettorali che influenzeranno inevitabilmente strategie e obiettivi di un sistema economico chiamato ad assumere la leadership tecnologica nella lotta ai cambiamenti climatici.
Acciaieria green
Ori Martin è da tempo al centro dell’attenzione e rappresenta un esempio virtuoso a livello internazionale. Nelle scorse settimane una delegazione della Commissione europea ha fatto visita all’acciaieria di via Canovetti, in città, per studiare «il modello Ori». Sotto i riflettori le soluzioni tecnologiche adottate con il nuovo forno elettrico (investimento da 10 milioni di euro) che permette di fare un altro salto in avanti nella sostenibilità, integrandosi con i sistemi installati da tempo per il recupero termico dei fumi e dell’acqua di raffreddamento.
«A Bruxelles ho cercato di descrivere l’eccellenza rappresentata dal sistema siderurgico bresciano ed illustrato i passi in avanti fatti da Ori Martin in termini di ricerca e sviluppo di soluzioni per l’abbattimento delle emissioni - spiega Giovanni Marinoni Martin -. Su tutti il progetto I-Recovery, finanziato dall’Unione Europea e realizzato in collaborazione con A2A, Tenova e Turboden per il recupero del calore dai circuiti di raffreddamento dell’acciaieria, poi immesso sotto forma di energia nel teleriscaldamento della città. A questo si aggiunge il secondo step: l’utilizzo della tecnologia della pompa di calore per lo sfruttamento dei residui di calore. In questi anni siamo poi riusciti ad abbattere dell’80% il consumo di acqua degli impianti. Mentre continuiamo a fare ricerca per individuare nuovi sistemi in grado di abbattere emissioni di CO2 e polveri sottili».
Esempio virtuoso
La siderurgia bresciana rappresenta un esempio virtuoso nel percorso di decarbonizzazione avviato in Europa. «I siderurgici bresciani sono campioni nel mondo in questo percorso. Come è stato possibile? Mi creda, l’eccellenza nasce dal sacrificio: siamo nati poveri. L’Italia non possiede miniere, non ha materie prime minerarie. Ma i siderurgici bresciani si sono ingegnati: hanno sostenuto lo sviluppo delle centrali idroelettriche, il recupero del rottame, hanno investito nei forni elettrici a basse emissioni. Oggi i nostri forni elettrici producono l’80% di CO2 in meno rispetto agli altiforni degli altri Paesi europei. Siamo primi sul fronte del riciclo del rottame, da cui viene ricavato oltre l’85% della produzione nazionale; infine il 76% dei rifiuti prodotti dai processi siderurgici viene inviato a recupero».
Le richieste
Il settore è strategico per l’economia e Marinoni Martin ha avanzato a Bruxelles precise richieste all’Europa, anche alla luce dei recenti risultati elettorali. «Come presidente del settore metallurgia e siderurgia di Confindustria Brescia ho espresso tre richieste: il blocco delle esportazioni di rottame dall’Europa, si tratta della materia prima perfetta per raggiungere l’obiettivo della decarbonizzazione. È inoltre necessario attuare regole serie per il "carbon border", ovvero il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere perché non è pensabile essere invasi da prodotti cinesi ed indiani realizzati con alte emissioni. Infine chiediamo più tempo per la transizione energetica. E questo riguarda naturalmente anche il motore endotermico che, nel 2035, verrà messo al bando».
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