Da Vinci 4.0, per la settima edizione la tecnologia entra al museo

Sarà Fondazione Brescia Musei a ospitare, negli spazi dell’auditorium Santa Giulia in via Piamarta in città, l’incontro di mercoledì 25 febbraio che inaugurerà la settima edizione di Da Vinci 4.0, occasione di confronto tra studenti e docenti sui temi dell’Intelligenza artificiale a scuola (e nel mondo del lavoro). Una scelta tutt’altro che casuale. A spiegarlo è il direttore di Fondazione Brescia Musei Stefano Karadjov, che rivendica il ruolo dei musei e dei luoghi espositivi come spazi di innovazione oltre che di memoria.
Luoghi di innovazione
«I musei, a dispetto di una visione stereotipata che li vuole semplici collezioni di antichità, sono in realtà luoghi della più grande innovazione – afferma –. Non solo per la ricerca nei materiali e nelle tecnologie, ma dal punto di vista concettuale: sono i luoghi in cui le comunità si rivedono, costruiscono una narrazione comune e pongono le basi per la comunità del domani». Per questo i musei stanno cambiando, diventando spazi aperti al confronto e alla divulgazione scientifica.

Ed è proprio il dibattito il cuore di questa edizione del progetto targato Giornale di Brescia e The FabLab per le scuole, dedicata a un tema delicato e affascinante come l’Intelligenza artificiale, un passaggio che per il direttore non si può eludere: «Non leggo l’AI come un punto di arrivo, ma come un’evoluzione del rapporto tra informazioni e conoscenza, un po’ come accadde negli anni Novanta con il World Wide Web». La scuola, in questo quadro, è il luogo in cui affrontarla con metodo. «Dobbiamo approfondirla e conoscerla in ambito scolastico, un ambiente protetto, con educatori professionisti. Ignorarla significherebbe lasciare i ragazzi a gestirla in autonomia, con conseguenze spesso nefaste».
Obiettivi e interrogativi
L’obiettivo è quindi costruire competenze, comprendendone limiti, algoritmi, potenzialità e questioni etiche. Resta però un interrogativo per chi si occupa di beni culturali: «È un’ulteriore marcia verso la dematerializzazione della conoscenza», osserva Karadjov.
Ma la storia insegna che innovazione e tradizione possono convivere: «Abbiamo l’esperienza straordinaria del libro, che da cinquecento anni è consolidato nel suo formato». L’accelerazione sarà rapida, certo, «ma solo conoscendo lo strumento possiamo evitare che si impossessi di noi».
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