Vitali: «Il mio veterinario di Manerbio, di quella Bassa sorella del lago»
La fascinazione per la pianura arriva dai libri di Giovanni Guareschi. Una fascinazione che è diventata ispirazione per l’ambientazione dell’ultimo libro di Andrea Vitali «Eredi Piedivico e Famiglia». Stavolta non siamo nella sua Bellano affacciata sul lago di Como ma nella Bassa Bresciana, a Manerbio. «La pianura è sorella del lago. Per questo ne ho subito il fascino ancor prima di conoscerla, quando leggevo i racconti di Guareschi» dice il medico-scrittore che fino al 2013 ha esercitato la professione proprio a Bellano.
«Una delle mie tante fortune è stato di nascere e crescere in un piccolo borgo, di conoscere l’ambiente agreste, la campagna», aggiunge. La scelta del paese della Bassa come scenario è nata per caso. «Ho una fascinazione per i nomi. E quello di Manerbio, letto su un cartello viaggiando in autostrada diretto a Cremona, città d’origine di mia moglie, mi è rimasto subito impresso per la musicalità», racconta. A Manerbio ancora non è stato, ma si ripromette di visitarlo.
Il protagonista, Oreste Piedivico, classe 1901, è un veterinario ben visto da tutti nella zona della Bassa che è la sua condotta. È un personaggio inventato, nel quale Vitali ha proiettato un veterinario realmente conosciuto. «Mi affascinò per la necessità di stare in campagna». La nebbia ammanta le pagine del romanzo. «È la nostalgia di esperienze che ho vissuto - confida Vitali -, che non ha nulla a che vedere con la malinconia». Altro elemento ricorrente è il buio: «Nel romanzo è legato a una stanza. Attraverso il buio tutti coloro che sono passati in quel locale si rianimano. È una sorta di dialogo con i morti, con le persone che non ci sono più e abbiamo amato» spiega l’autore.
Piedivico, figlio di un notaio, non ha voluto seguire le orme del padre, è sempre disponibile, pronto a sfrecciare sulla sua Benelli per visitare un mulo e far nascere un vitello, o magari un bambino. È anche un buon partito, e quando decide che non vuol più essere signorino, trova subito moglie: la Lidovina, figlia unica di un allevatore.
«Questa ragazza intuisce subito di non essere nata nel posto giusto, di avere bisogno d’altro, di vivere in una cittadina più grande. E con le nozze realizza questo suo desiderio», la descrive Vitali che a fine ottobre uscirà con un nuovo romanzo della serie del maresciallo Maccadò. Il matrimonio, però, si rivela più complesso del previsto. Lui non è mai stato tipo da relazioni fisse, e anche se si impegna, nei panni del marito è un po’ impacciato. Mentre lei, in quelli della moglie, è proprio spaesata. Oreste accoglie la vita senza farsi troppe domande, Lidovina non smette mai di rimuginare. Sono diversi, e ancor più diversi saranno i loro eredi.
Lo scrittore non indugia nella descrizione fisica dei suoi personaggi perché vuole lasciare ai lettori «la possibilità di immaginarli». Oreste però ad un certo punto della narrazione muore sul colpo schiantandosi in bicicletta contro un albero. Ma la storia non finisce qui. C’è Lidovina, c’è il figlio, un ragazzino fragile, c’è il prevosto, figura tipica dei paesi di campagna. Il romanzo si dipana dagli anni Venti agli anni Settanta. Tra la nebbia della campagna e la saggezza contadina.
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