Cultura

Venditti-De Gregori: la storia sono loro

Clima quasi da stadio al Dis_Play di Brescia per una miscela artistica senza punti deboli
  • De Gregori e Venditti in concerto a Brescia
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  • De Gregori e Venditti insieme sul palco - © www.giornaledibrescia.it
    De Gregori e Venditti in concerto a Brescia
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La storia sono loro, amati figli di una vecchia canzone, e «nessuno si senta offeso... nessuno si senta escluso». Antonello Venditti e Francesco De Gregori si prendono nuovamente gli applausi fragorosi di Brescia, dopo l’incursione di settembre in piazza della Loggia. Il bagno di folla era assicurato da un sold out fatto registrare da settimane, come già era successo in estate. Se stavolta gli spettatori sono 2100 invece che 4000, dipende soltanto dalla capienza più contenuta del Teatro Dis_Play del Brixia Forum.

Dopo un’intro monumentale in stile «2001: Odissea nello spazio» (con «Also Sprach Zarathustra» di Richard Strauss), l’apertura live è affidata a parole e note (tuttora suggestive) di «Bomba o non bomba», con Venditti seduto al piano e De Gregori in piedi al centro del palco; un passaggio praticamente obbligato per un tour congiunto tra i due, mezzo secolo dopo aver inciso «Theorius Campus», un album equamente ripartito a metà: la canzone racconta proprio, con lo sguardo vendittiano che va a ritroso nel tempo, l’avvio condiviso. Con il brano che segue - il degregoriano «La leva calcistica della classe ’68» - i due artisti sono in veste di interpreti puri (supportati da un supergruppo) e avviano un gioco di alternanze, di sovrapposizioni, di rincorse vocali, che durerà per tutto il concerto, regalando a molti pezzi un abito rinnovato, con sfumature inedite e godibilissime, a cui il Principe contribuisce con voce salmodiante, mentre l’Antonello mette in vetrina il classico vibrato della casa.

Inframmezzate da un siparietto che diverte la platea, scorrono pagine che sono patrimonio della musica nazionale, da «Bufalo Bill» a «La storia siamo noi», da «Peppino» a «Generale» (ritmatissima), da «Sotto il segno dei pesci» (energia pura) a «Dolce signora che bruci» (cinquant’anni e non dimostrarli, cantata all’unisono): una miscela senza punti deboli, un collage di perle tali da nobilitare qualunque playlist. Non sono da meno le parentesi solitarie («Alice», «Santa Lucia», «Rimmel», «Titanic» per De Gregori; «Ci vorrebbe un amico», «Notte prima degli esami», «Giulio Cesare», «Alta marea», «In questo mondo di ladri» per Venditti). Roma ancora capoccia.

Tutti in piedi poi per un tributo al comune amico Lucio Dalla, che inizia strumentale e si trasforma nella spumeggiante «Canzone». Quindi altri intrecci, con calibri da novanta, come «La donna cannone» («L’unica hit che abbia mai fatto», si schermisce De Gregori), «Pablo» (dall’atmosfera curiosamente pinkfloydiana), «Che fantastica storia è la vita», «Sempre e per sempre» e pure «Buonanotte fiorellino», messa quasi in coda per segnalare che si approssima la chiusura. La quale assume forma trionfale, grazie a «Ricordati di me» e «Roma capoccia», in un clima caldo, quasi da stadio.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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