Cultura

Un poemetto di Edith Stein su Angela Merici diventa un film

Sono 200 versi composti a Norimberga dall’allora novizia, trovati per caso dal regista Antonio Fuso, che ne ha fatto un breve film
Il video. Un fermo immagine del video dedicato ad Edith Stein ed Angela Merici
Il video. Un fermo immagine del video dedicato ad Edith Stein ed Angela Merici
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Edith Stein (1891- 1942), ovvero Teresa Benedetta della Croce, santificata nel 1998 da papa Giovanni Paolo II, e Angela Merici (1474- 1540), la santa bresciana, fondatrice della Compagnia delle dimesse di sant’Orsola. Un destino in parte comune: la via al misticismo, il tema dell’educazione femminile, la beatificazione.

C’è anche qualcosa di più, ed è sorprendente: la Stein dedicò ad Angela Merici un poemetto di circa 200 versi, che ne esaltano la figura e l’opera, scritto a Norimberga durante il suo noviziato. La scoperta è stata fatta casualmente da Antonio Fuso, direttore artistico del gruppo teatrale Scena sintetica, nella stessa Casa delle Figlie di Sant’Angela, in via Crispi in città, dove - racconta il regista bresciano - ha rinvenuto il componimento in un vecchio volume, dal corposo dorso rivestito in cuoio, di scritti sulle Angeline. Mai pubblicato, almeno non se ne trova traccia come testo autonomo nella pur ricca bibliografia della grande filosofa (fu allieva ed assistente di Husserl) e scrittrice tedesca di origine ebraica, compatrona d’Europa, che fu deportata e uccisa nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau nel 1942.

Il film su YouTube

I versi, senza titolo, sono diventati «I dialoghi delle Angeline», un breve film della durata di 27 minuti, che Antonio Fuso ha realizzato con la decisiva collaborazione di Claudio Fausti, filmaker, liberamente visionabile su YouTube. L’ambientazione compendia un mix di storia e fiction, a partire però sempre rigorosamente dalla lettera dell’autrice de «Il problema dell’empatia».

Siamo nell’anno 1939 ed è appena scoppiata la II Guerra mondiale. Edith Stein è novizia in un Istituto religioso delle Orsoline in una località del Nord Europa, dove vengono accolte ragazze e giovani donne che aspirano alla vita consacrata, a diventare suore. Sono accolte e guidate da madre Ursula, che ha da poco accettato l’incarico della conduzione spirituale di quelle aspiranti: prega con loro, divide con loro i rari momenti di serenità, sorridendo, consigliando, correggendo. E tiene sul tavolino della sua cella un’effigie di sant’Angela Merici, cui chiede idealmente consiglio sul comportamento da tenere verso coloro che bussano al suo convento perché sentono la chiamata di Dio.

Gli interrogativi

«Mi è permesso di consacrare la loro giovane vita, destinare il loro futuro ad una sorte così incerta?». Una sera, incredibilmente, l’immagine si anima e le risponde: «Ascolta la Parola di Dio facendo ciò che a Lui piace: attendere pazienti che maturi l’ora da Lui fissata, camminare al buio così come ci conduce il soffio leggero dello Spirito e, invisibili agli sguardi degli uomini, raccogliere i fiori... e nel momento giusto per ciascuna, lo Spirito ti mostrerà quanto le è necessario e la condurrà sulla sua via».

Pazienza, perseveranza, fedeltà, segretezza e invisibilità sono i pilastri che la Santa suggerisce della vita consacrata, che «non consiste nel fare cose straordinarie, ma nel fare straordinariamente bene le cose ordinarie» (la stessa formula sulla quale è modellata la piccola via di Teresa di Lisieux, suor Teresa del Bambin Gesù).

Un dialogo a distanza che torna attuale

Lo scritto, da cui è stato tratto lo storyboard di Fausti e Scena sintetica, «mostra - spiega Fuso - come sant’Angela fosse presa a modello dalla Stein per la sua attività, nonostante il varco temporale che intercorre fra le rispettive esistenze. Si vedono due persone, due donne che dialogano a distanza di secoli su problematiche divenute attuali nel periodo della guerra, e facendo riferimento a quanto scritto da Sant’Angela Merici. La madre superiora tutte le sere la interpella fino a quando, nel sogno, lei risponde alla sua preoccupazione e le indica la strada dell’abbandono completo nelle mani del Signore, ma anche quella santità nella vita normale di tutti i giorni, e non tanto nella chiusura dei conventi, che la stessa Stein aveva abbracciato; questo evento dà occasione alla scrittrice di produrre questa piccola opera meravigliosa. La nostra compagnia teatrale - aggiunge il regista - ha prodotto diverse cose per le Angeline, tra cui una vita di San’Angela Merici scritta da Gianpietro Belotti, poi diventata anche una messinscena. Questo lavoro l’ho tenuto in serbo per anni, ci ho riflettuto e l’ho elaborato a lungo: ora è il momento di coniugare Angela Merici con la memoria della Shoah».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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