Un Giubileo di speranza in un tempo di guerra

Monsignor Zani, bibliotecario vaticano: «Un’occasione per riscoprire la misericordia»

Nella notte di Natale l'apertura della Porta Santa in San Pietro

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Cultura

Dirige una vera e propria impresa culturale, Angelo Vincenzo Zani. Una biblioteca preziosissima e unica al mondo, che nonostante la grande apertura degli ultimi anni ancora in pochi conoscono. Arcivescovo, classe 1950, il monsignore bresciano (di Pralboino) è stato nominato da papa Francesco archivista e bibliotecario del Vaticano poco più di due anni fa. E è dal suo studio nel cuore di Santa Romana Chiesa che ripercorre la storia del Giubileo e il suo stesso senso.

Nella sua lunghissima e prestigiosa storia la Biblioteca vaticana è sempre stata guidata da illustri esponenti della Chiesa cattolica; dal 1730 al 1755 bibliotecario di Santa Romana Chiesa fu il cardinale Angelo Maria Querini, a quel tempo anche vescovo di Brescia e ricordato (oltre che per l’impegno nel far procedere i lavori per costruire il Duomo nuovo) per la creazione della biblioteca Queriniana

«Nel 1300, anno del primo Giubileo, si tratta di un'occasione di recupero del senso della vita cristiana passando attraverso la cosiddetta Porta Santa, che significa entrare nella misericordia di Dio e deporre tutto ciò che è negativo per rinascere in una una vita nuova».

E nei periodi di grande crisi, il Giubileo sembra essere sempre stato percepito come una via maestra. «Lungo la Storia i Giubilei hanno risentito di momenti storici particolari. Ad esempio nel 1950, subito dopo la seconda guerra mondiale, fu enorme e frequentatissimo. Quella era una chiesa che si poneva come madre e come maestra nei confronti dell'umanità per ritrovare la strada da percorrere. Ma anche il grande Giubileo del Duemila con l'apertura verso il Terzo millennio ha avuto un grande significato».

Secondo la tradizione biblica il Giubileo era un anno di black out totale, di sospensione, ma anche di conversione sociale, economica e persino fiscale, ma è nel 1300 che assume una dimensione più spirituale e religiosa. Ma – come il Vaticano – anche il Giubileo si plasma nella Storia.

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Monsignor Zani apre la biblioteca

Il messaggio

Monsignor Angelo Vincenzo Zani è nato a Pralboino il 24 marzo 1950, ha studiato presso la Pontificia Università San Tommaso d'Aquino, la Pontificia Università Lateranense e la Pontificia Università Gregoriana

«Noi viviamo in questo momento storico segnato da drammi e sfide forse mai così acute e così problematiche – spiega monsignor Zani –. Quindi il titolo stesso “La speranza non delude. Pellegrinaggio di speranza” è un grande messaggio che la Chiesa vuole lanciare non solo ai cristiani ma a tutto il mondo per infondere coraggio ad affrontare questi tempi e per promuovere un nuovo umanesimo.

Papa Francesco torna parecchio su questo concetto: abbiamo proprio bisogno di ritrovare le radici profonde di un’umanità che va vissuta sia a livello personale che a livello sociale. Va condivisa perché appunto si risponda a questo cambiamento d’epoca».

Nel 2025

«C’è dunque un recupero della città che è stata la sede del sacrificio di Pietro ed è la sede del papato. E come punto di riferimento c’è sempre la Chiesa»

E nel 2025 monsignor Angelo Vincenzo Zani avrà un bel da fare. Perché oltre ai 10mila visitatori che ogni anno affollano le splendide sale affrescate che ospitano un milione e 600mila testi stampati, 90mila manoscritti e svariati incunaboli, ne arriveranno altri a conoscere la «biblioteca dell’umano». «Il prossimo anno arriveranno masse di popolazioni da tutte le culture che vivranno il Giubileo soprattutto in senso religioso, visitando le quattro Basiliche principali di Roma. Ma oltre l’obiettivo del recupero dei segni e dei simboli della vita religiosa, c’è anche un recupero storico. Perché chi viene a Roma per un Giubileo poi visita Roma, quella antica e quella cristiana».

Il sapere

«Qui non raccogliamo soltanto testi di teologia e filosofia ma anche testi di diritto, di matematica, di scienze, di arte, di musica e scienze naturali»

In questo senso la Biblioteca Apostolica Vaticana e l'Archivio Vaticano sono espressioni vive della storia della Chiesa. «Sì, in nuce l'archivio e la biblioteca sono già presenti nel IV secolo. E oggi, come disse Benedetto XVI, non è soltanto una biblioteca religiosa ma è la biblioteca dell’umano, che raccoglie tutte le espressioni del sapere dell'uomo ed è aperta a tutti, non soltanto ai credenti o ai cattolici, ma a tutti coloro che vogliono conoscere la storia e sapere cosa è successo nella storia, nella vita della Chiesa, ma anche nella vita dell'umanità stessa».

Patrimonio

Sigillo

«Quindi tutto ciò che viene espresso dal sapere umano viene raccolto proprio perché è un patrimonio dell'umanità. La biblioteca e l’archivio sono lo strumento della Chiesa per una diplomazia della cultura». Una bella immagine della Chiesa, che prova a unire attraverso il sapere, aprendo le porte a capi di Stato, ministri e ambasciatori.

«La cultura è aperta – conclude Zani –, apre tutte le strade e bisogna svilupparla, bisogna farla crescere ed è luogo e occasione di dialogo con tutte le persone che sono amanti del sapere».

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L'intervista a monsignor Zani

L’Anno Santo

Un’istituzione legata al perdono e alla misericordia, che non viene calata dall’alto ma che invece nasce dalla pressione popolare. Lo spiega bene Giovanni Maria Vian, direttore emerito dell’Osservatore Romano e storico della chiesa: «Siamo nell’anno 1300 e si diffondono aspettative di perdonanze. Già pochi anni prima ce n’erano state, legate a Celestino V. Così arrivano a Roma fiumane di pellegrini finché Bonifacio VIII, papa geniale e drammatico al tempo stesso, coglie questa attesa popolare e indice, ad anno già avanzato, questo Anno Santo».

Verso la Cappella Sistina
Il Vaticano verso il Giubileo - © www.giornaledibrescia.it
La fontana in piazza San Pietro dedicata a Paolo VI
Il Vaticano verso il Giubileo - © www.giornaledibrescia.it
Il ritratto del cardinal Querini, vescovo di Brescia, che guidò la biblioteca
Il Vaticano verso il Giubileo - © www.giornaledibrescia.it

Quanto alla cadenza regolare, Vian racconta: «Inizialmente Bonifacio VIII indica una scadenza centenaria raddoppiando il tempo biblico che era di cinquanta anni. Ma già prima della scadenza ci si rende conto che nessun uomo vive tanto e che quindi molti fedeli restano senza possibilità di godere di questa occasione di perdono dei peccati. Così la scadenza viene accorciata progressivamente: si pensa anche a una scadenza simbolica, come i 33 anni ritenuti della vita di Cristo, finché si arriva nel corso del Quattrocento alla scadenza venticinquennale che da allora è mantenuta».

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L'intervista a Giovanni Maria Vian

Venendo ad oggi, a chi pensa che la Chiesa non abbia più un impatto paragonabile al passato, Vian replica: «Non ne sarei così sicuro. Nel 1975 papa Montini, ormai stanco e già afflitto in maniera consistente dall’artrosi, riprese vita e rifiorì».

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