Cultura

Triplo appuntamento con la danza al Grande: torna Diego Tortelli

Giulia Camilla Bassi
Il coreografo bresciano porterà nella Sala Palcoscenico Borsoni «Bodies on Glass» nell’ambito di una serata dedicata alle performance contemporanee
Il coreografo Diego Tortelli
Il coreografo Diego Tortelli
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Sarà una serata all’insegna della danza contemporanea quella che si terrà l’11 dicembre al Teatro Grande di Brescia, con la presentazione di tre performance intense che ne percorreranno gli spazi, partendo dal Ridotto, passando per il Salone delle Scenografie e fino alla Sala Palcoscenico Borsoni.

Proprio qui, nella Sala Palcoscenico, dove gli spettatori possono accomodarsi con alle spalle la platea e i loggioni silenziosi, alle 20 in unica replica andrà in scena l’incontro tra il pluripremiato coreografo bresciano Diego Tortelli e le note del pianista Andrea Rebaudengo. Mentre le mani di Rebaudengo daranno vita ai brani più iconici del compositore statunitense Philip Glass, i danzatori in scena – Cristian Cucco e Thomas Van de Ven – scivoleranno sulle note musicali, come su una superficie di vetro fragile.

I biglietti per «Bodies on Glass» – questo il titolo – sono disponibili (intero 11,60 euro, ridotto studenti 6,60 euro) in biglietteria e online. Con l’acquisto del Carnet Danza sarà possibile assistere a tutti e tre gli spettacoli della serata a prezzo ridotto: si tratta di «Bagliore n.2» di Marta Ciappina e Salvo Lombardo (in doppia replica alle 19 e alle 21.30) e di «Come neve» di Adriano Bolognino (alle 19 e alle 21.30 nel Ridotto).

Abbiamo intervistato Diego Tortelli.

⁠Dopo tanti spettacoli su palcoscenici nazionali e internazionali, qual è l’emozione di tornare ad esibirsi sul palco di casa, il Teatro Grande di Brescia?

Ne sono molto emozionato, per me tornare a casa diventa sempre un momento di grande raccolta e di emozioni. Basta pensare solo alla possibilità di avere tutta la mia famiglia nel pubblico e tutte quelle persone che mi ricordano come un bambino con grandi sogni che torna come un uomo che è riuscito a realizzarne alcuni, ma ancora con tanti altri del cassetto. Uno dei quali è riuscire a tornare più spesso sul palcoscenico del Teatro Grande e connettere con il pubblico della mia città. Il Teatro Grande c’è stato quando – ormai sette anni fa – presentavo il mio primissimo lavoro a serata intera, «Bella addormentata» con il Nuovo Balletto di Toscana diretto da Cristina Bozzolini. Ricordo che bella emozione è stata e son felice ora di tornare con un duetto maschile con musica dal vivo che in modo intimo racconta anche l’evoluzione della ricerca del corpo che ho sviluppato in questi anni.

La Bella Addormentata del Junior Balletto di Toscana nel 2017 al Teatro Grande - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
La Bella Addormentata del Junior Balletto di Toscana nel 2017 al Teatro Grande - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it

⁠Come è nato l’incontro con Andrea Rebaudengo e come questa collaborazione ha preso forma in «Bodies on Glass»?

L’incontro con Andrea Rebaudengo nasce da un’idea del direttore artistico di Triennale di Milano e sovrintendente del Teatro Grande, Umberto Angelini. Il duetto nasce all’interno di un progetto condiviso tra StudioVolvo e Triennale, chiamato »Esplorazione»: qui un coreografo e un musicista italiani si incontrano per dare vita a qualcosa di immediato in cui danza e musica si fondono giocando tra corpo, spazio e suono. Io e Andrea non ci eravamo mai incontrati, ma avevamo sentito parlare di noi ed entrambi siamo stati molto entusiasti di questa accoppiata nata dall’immaginazione di Umberto Angelini. Gli siamo entrambi molto riconoscenti e speriamo di continuare a collaborare negli anni a venire.

Il titolo «Bodies on Glass» sembra racchiudere una dualità profonda: da un lato i corpi che danzano sulla musica di Philip Glass, dall’altro i danzatori che si muovono su una superficie fragile come il vetro. In che modo questa metafora si traduce nella messa in scena dello spettacolo?

«Bodies on Glass» nasce da un processo creativo quasi immediato, un incontro di pochi giorni e proprio per questo mi sono fatto affiancare da due danzatori che mi hanno seguito per anni nel mio percorso creativo e nella mia ricerca del linguaggio del corpo. Si tratta quindi di un lavoro basato sulla memoria e sulla fiducia e proprio per questo i brani ipnotici e intensi del compositore Philip Glass cadono a pennello. Come la musica di Glass anche la danza introduce un gusto per i procedimenti compositivi anziché per la composizione ultima. Lo spettatore e ascoltatore viene in questo modo riportato a un livello precedente della creazione, a una sorta di «aritmetica» soggiacente all’espressione dell’opera, che in questo modo mette a nudo le sue nervature ritmiche, melodiche e armoniche, come il dettaglio di un elaborato tessuto che viene analizzato al microscopio, ma allo stesso tempo effimero, transitorio come la danza dei corpi che nel momento in cui viene manifestata rimane solo come memoria per gli occhi di chi l’ha osservata e svanisce, lasciando solo una sensazione, un’atmosfera sospesa. Per questo il titolo può avere un doppio significato. Si tratta sia di «corpi che danzano su musica di Glass» che di «corpi sul vetro», corpi, cioè, che scivolano sulle note musicali lasciando impronte sulla superficie trasparente di un vetro fragile.

Un momento della performance di Diego Tortelli
Un momento della performance di Diego Tortelli

L’improvvisazione sarà un elemento dello spettacolo. Cosa rappresenta improvvisare per un danzatore?

In realtà lascio molto poco spazio all’improvvisazione del gesto, ogni passo è perfettamente studiato e composto da me insieme ai danzatori. Come coreografo sono affascinato da due estremi: l’estrema complessità e l’estrema semplicità del gesto. Quando si ricercano questi estremi c’è la necessità di un vero lavoro di manodopera sul corpo. Improvvisare in scena è qualcosa di meraviglioso, ma che poco funziona per il mio lavoro, perché lo stato di improvvisazione è uno stato intermedio e difficilmente può toccare picchi estremi di complessità o semplicità poiché vive nel mondo «dell’imprecisione». Ciò che lascio improvvisare ai danzatori nella performance è la possibilità di scelte ritmiche negli scatti del collo e delle gambe, dove la distanza tra un suono e l’altro del corpo è lasciata libera alla emotività dell’interprete, creando di conseguenza ogni volta una sensazione ritmica nuova che si appoggia su un piano sonoro preciso e matematico come quello dei brani di Glass.

⁠Dopo «Bodies on Glass», quali nuovi progetti ha in programma?

In questo momento sto lavorando a due progetti importanti. Il primo è una creazione per la compagnia Aterballetto di Reggio Emilia con la quale collaboro da sette anni. La nuova creazione per loro dal titolo «Glory hall» avrà la prima a Bologna nel febbraio 2025. Allo stesso tempo sto creando un nuovo lavoro a serata intera in collaborazione con Fuse, un team dalla fama internazionale che lavora nell’ambito dell’arte digitale. Con loro stiamo lavorando a «Sal», un progetto che debutterà a Taiwan nell’aprile 2025.

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