Tra Telebalasso e il teatro, Natalino in scena a Edolo

Natalino Balasso è diventato famoso con la tv. Lo è ancora, non per qualche partecipazione a fiction, ma perché la tv se la fa da solo e la sua Telebalasso su youtube è arrivata a superare il milione di visualizzazioni. Siccome però lui non mette pubblicità («Se anche trovassi qualche azienda disposta, mi sembrerebbe di intaccare il rapporto diretto col mio pubblico», dice), il suo vero mestiere rimane quello di attore e autore di teatro. Un’antologia del meglio dei suoi spettacoli degli ultimi dieci anni si potrà vedere in «Stand up Balasso», in scena stasera alle 20,30 al Teatro S. Giovanni Bosco, via Roma 3, a Edolo, per il via della stagione teatrale diretta da Vittorio Pedrali. Biglietti a 20 u , ridotti 18 u , informazioni 0364.773029.
Cosa vedremo in scena?
I miei pezzi più divertenti - spiega l’artista di Porto Tolle -, ma non solo, da una parodia dei miti greci con «Ercole in Polesine», a Gesù e S. Pietro che scendono a vedere se ci sia ancora qualche anima buona ne «La tosa e lo storione»; al mio buffo personaggio de "Il scritore", che ha in mente tante idee alte e filosofiche, ma non azzecca una parola di italiano. Questo figuro è diventato anche una pagina facebook.
Lei, Balasso, è quindi abile con le tecnologie?
Ci provo, finché c’è la libertà di farlo. È quella che mi ha spinto a creare un mio canale. Certe cose altrimenti, come il fingermi testimonial di marche per scardinare i meccanismi della pubblicità, non potrei farle in tv. Come un tempo c’erano i mecenati, che pagavano gli artisti per essere elogiati, oggi ci sono gli sponsor. Io invece voglio dire quello che penso. Non ho nessuna verità, ma ritengo sia importante per un artista esprimersi sul suo tempo.
Su questi temi ha appena sfornato un nuovo spettacolo teatrale?
Sì, «Velodimaya», in cui si parla dell’oggi e del fatto che il velo esiste: ci sono tanti «film mentali» sulla realtà e spesso si beve tutto come fosse vero.
Balasso rimane anche attore tout court: diretto per tre volte da Gabriele Vacis, è stato di recente in «Aspettando Godot»...
E a teatro sono i miei futuri impegni: sono stato chiamato dallo Stabile del Veneto per lavorarci in maniera «residenziale».
Proprio la parlata veneta rende alcuni suoi personaggi molto spassosi…
Assumo l’accento di varie zone del Veneto, dal mio Polesine ad altre. È un modo anche di essere concreti, di far capire che esprimo me stesso, in maniera soggettiva.
Lei ha condiviso l’amore per il Polesine con il regista Carlo Mazzacurati...?
Sì, lui imparò da suo nonno ad amare il delta del Po, paesaggio poco industrializzato. Un bel fondale per i suoi film, in cui mi ha voluto tre volte, pure se per piccole parti. C’era il piacere di ritrovarsi.
Simone Tonelli
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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