«Sono un grande amante dei romanzi incompiuti, dei palazzi non finiti, delle sinfonie con meno movimenti di quelli previsti perché danno la possibilità di poter ancora esplorare tutto. Ho sempre lavorato sui documenti facendo romanzi storici, e sul concetto di incompiuto perché di una storia non si sa mai tutto ma solo quello che i documenti riportano. Il mio lavoro di scrittore spesso è riempire dei buchi, quando i documenti non svelano molto. Ho applicato lo stesso metodo a "L’odore del sangue", romanzo incompiuto di Goffredo Parise, un libro non finito in cui non nomina mai il giovane fascista per cui perde la testa la protagonista, lasciando dei buchi che io con l’immaginazione e la curiosità ho cercato di riempire».
Nel nuovo romanzo di Andrea Tarabbia, «Il continente bianco» (Bollati Boringhieri, 252 pagine, 16 euro), il romanzo incompiuto e pubblicato postumo di Parise ha un seguito imprevisto che fa la quadratura delle vicende lasciate aperte dallo scrittore vicentino scomparso nel 1986. Silvia, matura signora borghese moglie di uno psicoanalista e amante di un giovane di estrema destra, Marcello Croce, diventano protagonisti di un amore clandestino in un contesto ideologico in fermento, in tempi d’ambivalenze e recriminazioni, in cui la donna e il giovane che capeggia un’organizzazione di destra, dove la violenza è di rigore e l’odio vocazione perpetua, sono espressione d’un degrado morale e politico rovinoso.



